Almaviva continua a esagerare! Nessuna contestazione contro chi contesta!

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Vi ricordate i lavoratori Almaviva?
Si era capito dall'inizio che la battaglia dei lavoratori Almaviva non era certo finita con il maledetto accordo “al massimo ribasso” firmato dai sindacati confederali e che ha peggiorato drasticamente le loro condizioni di vita. I lavoratori avevano fin dall'inizio capito che adesso sarebbero iniziati tempi duri.
Non si è nemmeno finito di dirlo che si è scatenata la guerra e la rappresaglia da parte della dirigenza di Almaviva che, dopo aver imposto un “clima” di pressione, di intimidazione, di vero e proprio mobbing verso alcuni dei lavoratori, ha deciso di far fioccare le lettere di contestazione per almeno sette persone tra le sedi di Napoli e Roma.

 

Tale strumento di intimidazione non è certo nuovo per l'azienda di padron Tripi, ma ciò che questa volta riesce a lasciare stupiti, seppur proveniente da un'azienda dalla quale oramai ci si aspetta davvero di tutto, è il fatto che ciò che viene contestato a questi lavoratori sono... alcune affermazioni scritte su facebook!!!
Ebbene sì, un'azienda elogiata da destra e da “sinistra”, decide di mandare una lettera di contestazione (che nel caso continui la procedura può portare persino al licenziamento) dopo essersi andata a spulciare le migliaia e migliaia di commenti che i lavoratori hanno scritto nelle decine di gruppi facebook creati per discutere, confrontarsi e informarsi durante la vertenza che rischiava di portare, lo si ricordi, 3000 persone in mezzo alla strada.
Come nei peggiori incubi e film di fantascienza un'azienda “sbircia dal buco della serratura” del social network i propri dipendenti per scovare chi alza la testa, chi è scontento, chi infiamma gli animi dei colleghi, chi critica, per poi colpirlo con una contestazione e il rischio di essere licenziato.
In particolare, a scatenare alcuni dei commenti incriminati (riportati alla lettera nei verbali di contestazione) è stata la sfacciata ed esplicita provocazione del management dell'azienda che ha deciso, contemporaneamente e all'unisono, di cambiare l'immagine dei propri profili con l'immagine di un gatto proprio nel momento più “caldo” e più teso per i lavoratori che rischiavano di perdere il proprio posto di lavoro. Una vera e propria provocazione che volutamente ha portato i lavoratori a chiedersi su facebook che diamine significava: “che erano scaltri come i gatti?”, “che stavano giocando al gatto col topo con i lavoratori?”, “che erano sereni come un felino?”. O forse il tentativo era proprio quello di far arrovellare i lavoratori Almaviva proprio nel momento di maggiore stress e tensione emotiva, proprio a pochi giorni dalla data che avrebbe potuto significare la perdita del proprio lavoro.
Noi i commenti dei lavoratori abbiamo avuto la fortuna di leggerli. Parliamo di affermazioni, sfoghi ed espressioni che non avrebbero offeso nemmeno il più permaloso dei bambini, rivolti ad un'azienda che ci tiene a che non venga infangata la sua immagine pubblica mentre non prova nessuna vergogna a dire a 3000 persone “da domani non si mangia”, mentre non prova nessun imbarazzo a rendere materialmente la vita di tutti coloro che stanno “in cuffia” sempre più invivibile.

Ma il problema non è il merito. È il metodo.
Il problema non è affatto quello che c'è scritto, ma il tentativo costante da parte dell'azienda di intimidire, mettere il bavaglio, consegnare ai lavoratori una preoccupazione in più prima di parlare ed esprimersi, il costante clima di controllo e di intimidazione non solo in azienda ma anche rispetto a uno strumento di comunicazione che si era rivelato importante nel confronto tra i lavoratori in lotta delle varie sedi di Almaviva e capaci di organizzarsi superando i chilometri che dividono Napoli, Roma e Palermo. Ci provano, non si vergognano di certo, ma di sicuro non vinceranno!
Nessun bavaglio ai lavoratori Almaviva!

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