[Roma] I Call-Center degli ospedali in sciopero. L'incontro con la Regione

Presidio dei lavoratori Capodarco sotto il palazzo della Regione Lazio

Ieri sciopero di 24 ore degli operatori telefonici della Capodarco, quelli che si occupano delle prenotazioni di visite, operazioni e analisi per la sanità pubblica. Nella mattinata una settantina di loro hanno manifestato sotto il palazzo della Regione Lazio, dove una delegazione del loro sindacato di base Cobas si è incontrata con i responsabili della sanità regionale. Con loro c'erano anche alcune lavoratrici del Pertini, anche loro lì per un incontro, quello strappato con lo sciopero di ieri e la protesta sul tetto dell'ospedale.

La storia è nota: la Cooperativa Capodarco impiega 500 operatori per il servizio prenotazioni degli ospedali regionali, di cui detiene l'appalto da più di vent'anni (i servizi Cup, Recup e Recall). Quando il suo presidente Maurizio Marotta, tra i fondatori della Comunità di Capodarco, finisce nei processi di Mafia Capitale con una denuncia per turbativa d'asta, viene prima interdetta alla partecipazione a bandi pubblici nel dicembre 2015 e poco dopo viene commissariata. L'amministrazione giudiziaria, che sarebbe lì per le malefatte compiute dai dirigenti della cooperativa, decide invece di rifarsi sui dipendenti e prende subito provvedimenti per la "riduzione del costo del lavoro". Come scrivono i lavoratori Capodarco della Confederazione Cobas: "Nel corso dell’esercizio dell’amministrazione giudiziaria viene ridisegnata la turnazione oraria di tutti gli operatori del recup (...). Questa misura produce un disagio per i lavoratori (la maggior parte a contratto part time) in aggiunta al fatto che l’orario di lavoro dovrebbe essere oggetto sia di contrattazione sindacale che accordato con i lavoratori, perciò non imponibile dall’alto. La recente misura che obbliga tutti i contratti sopra le sei ore ad intrattenersi mezz’ora [sotto la forma di pausa obbligatoria, e non retribuita, durante il turno] in più sul posto di lavoro è lesiva esattamente allo stesso modo."

Ma ora i lavoratori della Capodarco si trovano ad affrontare problemi anche maggiori. L'annunciato spostamento della loro sede di lavoro a Pomezia ed il passaggio d'appalto (che probabilmente resterà alla stessa azienda) con un capitolato scritto al massimo ribasso.
"Lo spostamento a Pomezia crea difficoltà a tutti, specialmente a quei lavoratori con disabilità [che sono circa 800, viste le finalità sociali che rivendicava la cooperativa] che usufruiscono del trasporto gratuito del comune di Roma, che però vale solo per il territorio comunale" ci spiega un lavoratore "quello che stanno proponendo è la possibilità di passare al telelavoro da casa, una soluzione che farebbe risprofondare nell'isolamento persone per le quali la possibilità di lavorare significa soprattutto possibilità di inserimento sociale, infatti con queste persone abbiamo costruito rapporti e legami che si mantengono anche oltre l'orario di lavoro. Comunque lo spostamento a Pomezia serve anche a spingere al licenziamento tante persone". Ed infatti l'altro argomento del contendere è il nuovo capitolato d'appalto, la cui gara si concluderà entro la fine dell'anno. Chiunque debba chiamare per prenotare un servizio sanitario sa quanto sia lunga l'attesa a telefono, prima di trovare un operatore libero. Eppure, invece di estendere il servizio, la regione pensa a ridurlo (complici i tagli alla sanità del governo) e taglia i soldi da destinare al servizio di Call Center, eliminando anche il servizio Recall (che è quello che serve a ricordare ai pazienti la loro prenotazione).

Nell'incontro di ieri i lavoratori hanno espresso le loro posizioni e chiesto l'inizio della contrattazione sulle nuove condizioni con la Regione, richiesta che è stata girata anche all'azienda, promettendo nuove mobilitazioni per le prossime settimane. Ripubblichiamo il comunicato dei lavoratori:

COMUNICATO COBAS CAPODARCO RIGUARDO LA GIORNATA DI SCIOPERO DI MARTEDÌ 11 OTTOBRE

Martedì 11 ottobre 2016 è stato effettuato lo sciopero per l’intera giornata dei lavoratori della Cooperativa Capodarco che svolgono le attività di Recup (call center 803333) per la prenotazione delle prestazioni sanitarie nella Regione Lazio proclamato dal Cobas Capodarco. Nel corso dello sciopero è stato effettuato un presidio davanti la sede delle Regione Lazio, nel corso del quale una delegazione composta da r.s.a. e lavoratori è stata ricevuta in Regione Lazio da tre responsabili afferenti alle aree sanità e lavoro.

Nel corso dell’incontro il Cobas ha voluto ribadire con forza le due linee direttrici della iniziativa di lotta. Da una parte la linea interna, relativa alla inaccettabile gestione del servizio e dell’organizzazione del lavoro da parte dell’attuale amministrazione giudiziaria, che ha deciso, senza alcun confronto preventivo con i lavoratori e le organizzazioni sindacali, di modificare gli orari di lavoro e chiudere le sedi di Roma e Frosinone con il conseguente trasferimento di tutto il personale nella sede di Pomezia. Quest’ultima decisione, se realizzata, determinerà un insostenibile disagio sul personale (per buona parte diversamente abile), socio della cooperativa, e la perdita di centinaia di posti di lavoro. Su tale punto la Regione Lazio è stata richiamata al suo ruolo di soggetto committente e come tale responsabile del controllo sulla qualità del servizio reso all’utenza, in considerazione degli inevitabili disservizi che si verificheranno a causa delle scelte scellerate intraprese dalle amministratrici giudiziarie.

Nella seconda parte dell’incontro è stata posta la problematica della nuova gare per le attività di CUP e Recup del servizio sanitario, dentro il più ampio panorama degli appalti nella sanità che da decenni stanno producendo precarietà del lavoro e bassa qualità del servizio alla cittadinanza. A questo proposito, abbiamo sottolineato i vantaggi che l’internalizzazione della commessa recup frutterebbe alla Regione in termini di qualità del servizio e possibilità di controllo ma soprattutto come, questa misura, permetterebbe a diverse centinaia di persone di uscire dalla precarietà, senza per questo incidere sulle casse regionali e, anzi, producendo un significativo risparmio. La lotta dei lavoratori di Capodarco va dunque oggi ad inserirsi, consapevolmente, nel più ampio contesto di quelle rivendicazioni che da tutte le commesse esterne della sanità regionale risuonano in difesa dei servizi ai cittadini e dei diritti dei lavoratori e a tutela di professionalità ormai consolidate in decenni di pratica. La tutela del servizio sanitario nazionale e delle condizioni dei lavoratori che operano al suo interno deve ripartire da qui. Non è che un inizio.

Cobas Capodarco

Rete Camere Popolari del Lavoro