[Carpiano-MI] SDA: perché sostenere la lotta dei facchini

carpiano sda sciopero

Da oltre una settimana i lavoratori dei magazzini SDA di Carpiano (MI), organizzati nel sindacato SI COBAS, sono davanti ai cancelli chiedendo di non riportare le loro condizioni di lavoro indietro di 10 anni. Sono lavoratori e lavoratrici che negli anni hanno lavorato e combattuto rivendicando con forza i loro diritti.

Sono lavoratori che più volte hanno messo i padroni dell’azienda con le spalle al muro costringendoli a trattare, sono lavoratori e lavoratrici rinforzati da anni di lotte e da risultati ottenuti sempre lì, davanti ai cancelli dei magazzini in cui lavorano. Sono lavoratori e lavoratrici che hanno maturato una coscienza e una consapevolezza che permette loro, oggi, dopo  una settimana di sciopero e picchetti no-stop, di resistere certi del fatto che questi sono gli unici strumenti di lotta di cui i lavoratori dispongono per vincere contro i continui tentativi di sfruttamento e attacco ai loro diritti.

Noi siamo stati lì, al loro fianco e abbiamo assistito all’evolversi di questa situazione che ha mostrato, col passare dei giorni, tutte le contraddizioni di un sistema che tenta di ridurre chi lavora in questo paese in una condizione di disperazione.

Nell'Hub milanese di Carpiano, Sda-Poste Italiane a settembre decide, infatti, di dare il benservito al suo precedente fornitore e affida, con una gara d’urgenza, il servizio di movimentazione dei pacchi all’interno dei magazzini ad un’altra azienda, il consorzio Ucsa. Sda rifiuta, inoltre, qualsiasi tipo di confronto con il sindacato, preoccupato per le inevitabili ricadute sul futuro dei lavoratori prodotte da una scelta aziendale così importante. Tra i sindacati maggiormente rappresentativi in azienda, il SICOBAS in particolare chiedeva che l'eventuale cambio d'appalto fosse rimandato al 1 Gennaio 2018, per evitare le perdite economiche che avrebbero subito i lavoratori a causa delle probabili ripercussioni che tale procedura avrebbe prodotto sulle liquidazioni di stipendi e TFR. L’atteggiamento di totale chiusura mostrato da SDA ha, del resto, alimentato queste preoccupazioni, rivelando la natura politica prima che vertenziale della vicenda. Il cambio d’appalto, specie nell’ambito della logistica, è infatti sempre più spesso uno strumento utilizzato dalle aziende per incrementare i loro profitti tagliando sul costo del lavoro. Le aziende che subentrano nell’appalto di tali servizi cercano di negare ai dipendenti il riconoscimento dei diritti acquisiti e delle condizioni lavorative ottenute con il precedente appaltatore e l’unica via che resta ai lavoratori per difenderli è l’unione, attraverso l’organizzazione sindacale, delle loro rivendicazioni per imporre all’azienda la firma di accordi che garantiscano il mantenimento dei loro diritti.

Proprio questo è il meccanismo che, periodicamente, si riproduce nei magazzini milanesi. La gestione del ciclo logistico dell'Hub Milanese viene, infatti, delegata ad un  Consorzio a cui si danno indicazioni specifiche: togliere la garanzia dell'art.18 a tutela dei lavoratori presenti da anni nell'impianto, facendoli ricominciare di nuovo da zero ed esponendoli nuovamente alla precarietà del Jobs Act, e negare il riconoscimento dei precedenti accordi siglati con il sindacato a tutela delle loro condizioni lavorative, relative ad esempio a ferie e orario di lavoro.

Durante la scorsa settimana in cui i lavoratori in sciopero si sono alternati, giorno e notte, davanti ai cancelli dei magazzini, numerosi episodi hanno contribuito ad aumentare il clima di tensione rispetto all’esito di questa vertenza. “Esemplari” in tal senso l’appello del senatore del PD Esposito all’applicazione del Decreto Minniti, gli attacchi mediatici attraverso articoli e dichiarazioni con cui, facendo leva sulle perdite subite dall’azienda a causa del blocco dei magazzini, si è cercato di fatto di ricattare i lavoratori sul futuro mantenimento dei livelli occupazionali e, non ultima, la spaccatura all’interno del magazzino di Carpiano tra lavoratori iscritti al si cobas e lavoratori iscritti al sol cobas. Il sol cobas ha, infatti, firmato l’accordo con la cooperativa entrante che prevede l’applicazione del jobs act e ha espresso l’intenzione di voler forzare il picchetto, dichiarando infondate le motivazioni dello sciopero.

E’ chiaro che ognuno di questi attacchi, ben coordinati tra loro, aveva un solo obiettivo: intimidire i lavoratori e le lavoratrici e far arrestare la lotta. A controbilanciare queste pressioni non sono mancate le dimostrazioni di solidarietà da parte di facchini degli Hub arrivati dalle altre città italiane a dare sostegno alle ragioni dello sciopero, unendosi al presidio davanti ai cancelli dell’Hub milanese o bloccando i propri magazzini. Una solidarietà che esprime la consapevolezza che si tratta di un’offensiva che stanno subendo gli operai del S.I.Cobas di tutta la filiera Sda (Facchini e Driver) e che ha lo scopo di colpirli politicamente: SDA fino ad oggi non ha ancora preso in considerazione le richieste avanzate qualche giorno fa durante un incontro con i delegati sindacali, in cui si proponeva un accordo circa la non applicazione del Jobs act e il riconoscimento degli accordi sindacali precedentemente firmati a tutela dei lavoratori.

Un comportamento che viene letto dai lavoratori in un solo modo: l’intenzione è quella di cancellare la presenza del sindacato Si cobas dalla scena, aprire il varco al jobs act, quindi al licenziamento facile, e azzerare la possibilità di conflitti, riducendo al silenzio i lavoratori. L’obiettivo, dunque, è quello di regolare i rapporti di forza in modo tale da indebolire la capacità di mobilitazione dei facchini che allo stato attuale sembra tanto pesare all’azienda.

La scorsa notte il presidio ha subito un assalto in perfetto stile fascista: un nutrito gruppo di crumiri armati di coltelli e spranghe hanno fatto irruzione improvvisamente, mentre i lavoratori e le lavoratrici erano ancora riuniti in assemblea.

Dicevano di essere “padroncini” da Salerno e Caserta arrivati fino a lì per recuperare, ad ogni costo, la loro merce ormai ferma da una settimana. Erano convinti di spaventare e sgomberare il picchetto ma si sono trovati di fronte a compagni e compagne che con forza e determinazione li hanno ricacciati resistendo l’uno affianco all’altro. Non è difficile intuire chi siano i mandanti politici di questa aggressione, gli stessi che gestiscono l’azienda affamando i lavoratori, che hanno alimentato questa barbarie e cercato di far ricadere su di loro la responsabilità del disagio dovuto allo sciopero. Noi sappiamo che non è così e quanto accaduto ieri ne è la dimostrazione; per questo rinnoviamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno a questa lotta.

Di fronte ad un simile scenario non resta altra scelta. Il blocco dei cancelli va avanti, si attende una risposta rispetto alle proposte avanzate e si continua a restare fermi sulla stessa posizione: il posto di lavoro si difende con la lotta perché i diritti acquisiti non possono essere spazzati via da un cambio appalto e opporsi  senza accettare passivamente le scelte padronali  è l’unica strada percorribile per vincere.

 

 

 

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