[Napoli] La Coop non sei tu: lavoratori in sciopero contro la chiusura di due punti vendita campani

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Sabato, 28 Ottobre, il sindacato USB ha indetto uno sciopero per scongiurare l’imminente chiusura – 31 Dicembre – dei punti vendita della rete Coop, proprietà di Unicoop Tirreno, di Napoli (via Arenaccia) e Santa Maria Capua Vetere.

108 lavoratori – 140 se si considera anche l’indotto – rischiano il licenziamento nella sola sede partenopea.
Facciamo un passo indietro. Nel 2013, Unicoop Tirreno annuncia di voler vendere il punto vendita Ipercoop Afragola al gruppo casertano Catone, attivo nel campo della logistica. Il passaggio “lacrime e sangue”, nonché l’uscita dalla galassia cooperativa, suscita la protesta dei lavoratori che arriva alle sedi istituzionali: si chiude finalmente un’accordo tra Unicoop Tirreno e Coop Adriatica e per passare a loro il punto vendita; la proprietà degli altri punti vendita resta invece a Unicoop Tirreno.

Nel 2016 Coop Adriatica si fonde con Coop Estense e Coop Consumatori NordEst per dare vita a Coop Alleanza 3.0, ad oggi la più grande cooperativa di consumatori europea. Coop Alleanza – al 70% - e Unicoop Tirreno – al 30%, fondano, insieme, la Distribuzione Centro-Sud s.r.l., che rileva Afragola, Quarto e Avellino e che avrebbe dovuto, entro fine anno, prendere anche Napoli e Santa Maria CV. Ciò non avviene, e Unicoop Tirreno annuncia di voler chiudere i punti vendita di Napoli e Santa Maria CV, dando il preavviso di disdetta alla proprietaria dei locali, Unicoop Firenze.

Unicoop Tirreno giustifica il disavanzo con la scarsa redditività dei punti vendita campani, a fronte del costo: peccato che ciò non sia vero, perché, come scrive l’USB, una parte del disavanzo è dovuta ad operazioni finanziarie svalutate e di dubbia qualità, nonché al canone d’affitto dei locali esoso e a dir poco “sospetto” che Unicoop Tirreno versa a Unicoop Firenze: si parla di 85000 euro al mese per ognuno dei due punti vendita, una cifra che non ha paragoni col mercato di zona!

Siamo alle solite, quindi: i soldi dei consumatori e i ricavi finiscono nell’acquisto di obbligazioni di dubbia solidità o in altre operazioni finanziarie che, garantendo alti ritorni al management, mettono a rischio la stabilità del lavoro; a pagare, però, non sono gli autori delle operazioni sbagliate, ma i lavoratori che si vedono buttare in mezzo alla strada da cooperative che dell’etica hanno fatto la loro bandiera,
nonché il loro spot.

Per questi motivi siamo stati in piazza con i lavoratori sabato 28, e vogliamo che le Istituzioni si esprimano chiedendo con forza ai tre grandi attori di questo scempio – Unicoop Tirreno, Unicoop Firenze, Coop Alleanza 3.0 – di assumersi le proprie responsabilità, tener fede ai patti e non sacrificare le vite di 140 lavoratori per i loro giochetti d’azzardo.

LA COOP DEVE RESTARE, A NAPOLI E IN CAMPANIA!

NO ALLA CHIUSURA!

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