Telèfonu Ruju: nasce il mutuo soccorso dei lavoratori in Sardegna!

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Pubblichiamo di seguito un’intervista che abbiamo fatto alle compagne e compagni di Una Caminera Noa e del sindacato USB che, in Sardegna, hanno lanciato l’iniziativa Telèfonu Ruju (Telefono Rosso). Si tratta di una forma di mutuo sostegno tra lavoratrici e lavoratori precari, a nero o tirocinanti, che troppo spesso si trovano sole e soli contro gli abusi degli imprenditori e le coperture delle istituzioni che dovrebbero presiedere e controllare.

Come Camera Popolare del Lavoro di Napoli da anni portiamo avanti una battaglia cittadina contro il lavoro nero, che di recente ci ha visti arrivare alla prima udienza contro il patron di Napoli Sotterranea. Nei rapporti di lavoro senza diritti si possono nascondere poi, spesso, anche altre forme di abuso, come le molestie e la violenza subita e denunciata da Grazia, ex lavoratrice di Napoli Sotterranea, sempre contro il presidente Albertini.
Per questi motivi abbiamo guardato con estremo interesse a quest’esperienza e abbiamo deciso di realizzare l’intervista nell’ottica di uno scambio di pratiche, consigli e metodi tra chi, oggi, affronta la contraddizione capitale-lavoro mettendoci faccia e mani, e decidendo di intervenire in quei settori in cui le forme classiche di tutela - quale quella più classicamente sindacale - spesso non arrivano. Condividiamo, con queste compagne e compagni, l’idea che con queste pratiche sia possibile non solo vincere le vertenze, ma anche dimostrare politicamente che la vittoria è possibile, restituendo protagonismo ai soggetti che direttamente subiscono lo sfruttamento, lavoratrici e lavoratori.
Ci auguriamo, pertanto, che questa esperienza e la nostra si uniscano ad altre, diventino un modello di certo non autosufficiente né “esclusivo”, ma sempre più efficace in un mondo del lavoro dove quotidianamente vengono meno certezze e diritti che sembravano acquisiti. In bocca al lupo a Telèfonu Ruju e in bocca al lupo a noi!

1) Siamo venuti a conoscenza del lancio di Telèfonu Ruju (Telefono Rosso), una sorta di sportello telematico per informazioni e sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori che sono in condizioni di sfruttamento, spesso mascherato da tirocini o altro. Com'è nata l'idea e quali sono stati i passi per metterla in piedi?

L’idea è nata dalla necessità di riprendere quelle lotte che la cosiddetta “sinistra” degli ultimi anni aveva ormai abbandonato. Le leggi sul lavoro degli ultimi anni hanno disintegrato i pochi, ma che parevano ormai acquisiti, diritti della classe lavoratrice. Per questo motivo abbiamo deciso di rivolgerci ai nuovi schiavi: lavoratrici e lavoratori stagionali, tirocinanti e studenti dell’alternanza scuola-lavoro. Come tutte le lotte di Caminera Noa anche questa è stata proposta in Assemblea ed è stato istituito un tavolo dedicato al lavoro. Gli attivisti che lo compongono hanno creato la campagna, discussa insieme alla USB, e siamo poi passati alla parte operativa con la realizzazione della parte grafica. Ovviamente ciò richiede studio, formazione e disponibilità di tempo. Per ciò che riguarda la parte formativa se ne occuperà la USB, creando vere e proprie giornate di lavoro per saper dare accoglienza e assistenza primaria a chi si rivolgerà a Telefonu Ruju. La fase successiva è quella della vertenza e sarà compito del sindacato decidere insieme al lavoratore o lavoratrice che strada intraprendere e come.

2) Perché avete scelto di istituire uno "sportello telematico" col quale organizzare anche vertenze, invece di indirizzare direttamente chi ha subito soprusi a presentare denuncia all'Ispettorato del Lavoro?

Vogliamo creare un vero e proprio canale di mutuo soccorso per i lavoratori. L’Ispettorato ha i suoi limiti, e i lavoratori sfruttati hanno bisogno di essere accolti, ascoltati, sostenuti. Hanno bisogno di crearsi una coscienza che faccia vedere loro la condizione di ultimo ingranaggio di un sistema che ci sta schiacciando, in cui si lavora 12 ore al giorno e ci si sente quasi in debito con il titolare che “ci dà da mangiare”. L’Ispettorato ha numerosi limiti, i primi riguardanti le risorse economiche a disposizione degli ispettori stessi. Non possono usufruire quasi mai dell’auto di servizio, e non si recano sul luogo in cui fare l’accertamento con il mezzo di proprietà. Non sono messi nella condizione di lavorare in maniera efficiente, e molte volte è capitato che qualcuno interno all’Ispettorato avvisasse il titolare dell’imminente ispezione. In questo modo gli permetteva di far andare via i lavoratori e le lavoratrici non in regola, magari facendoli sedere a tavolino come normali clienti.

3) Nella vostra presentazione avete fatto riferimento alla stagione estiva come periodo nel quale esplodono le irregolarità: intendete continuare anche oltre?

Il nostro obiettivo è creare un Osservatorio Permanente dello sfruttamento. Non vogliamo che sia una campagna temporanea, vogliamo essere un punto di riferimento per tutti coloro che subiscono forme di sfruttamento e sostenerli nella lotta a queste assurde regole (spesso non scritte) del lavoro stagionale.

4) Avete fatto particolare attenzione ai tirocini, rispetto ai quali la Regione Sardegna esercita, o dovrebbe esercitare, un ruolo: potete spiegarci meglio qual è la questione?
La Regione Sardegna, tramite l’Aspal (Agenzia Sarda per le Politiche Attive del Lavoro), pubblica periodicamente annunci sul sito di Sardegna Lavoro. La maggior parte di questi richiede tirocinanti: tirocinanti camerieri, personale di cucina, lavapiatti, bagnini. Tutti lavori che ovviamente rispettano le linee guida solo formalmente (e anche qui sono al limite) e che non possono essere veri tirocini, perché richiedono al tirocinante una vera e propria prestazione lavorativa. Intanto la Regione Sardegna potrebbe esercitare più controllo almeno sui ciò che viene pubblicato sui suoi siti internet, dato che non lo fa in fase operativa e di realizzazione del tirocinio stesso. In più ha potere sul recepimento delle linee guida italiane, nel senso che può definire le proprie linee guida. Come hanno spiegato egregiamente più volte nei loro interventi gli attivisti della Rete “cambiamo le Regole sui Tirocini – Sardegna”, la normativa principale che regola i tirocini sono le Linee Guida regionali. I tirocini rientrano nella formazione, motivo per cui NON devono essere un lavoro, e la formazione professionale è competenza delle regioni. Se la Regione Sardegna volesse potrebbe migliorare le linee guida del 2013, invece ha approvato quelle del 2018 che addirittura danno la possibilità di estendere il tirocinio a 12 mesi. Per questo motivo continueremo a collaborare con la Rete affinché la lotta all’utilizzo di uno strumento come quello della formazione non sia più usato in maniera illegittima per avere lavoro in cambio di due soldi e di nessuna certezza riguardo l’inserimento lavorativo.
5) Pensate che da questo tipo di attività possa venir fuori un nuovo modello - più adatto ai tempi - di organizzazione di lavoratrici e lavoratori, sul piano sindacale e/o politico?
Il nostro scopo è proprio quello di sfatare il mito dei lavoratori stagionali, dei tirocinanti e degli studenti come massa “non sindacalizzabile e disunita dalla natura stessa (temporanea o stagionale) del lavoro”. Quando i lavoratori e le lavoratrici capiranno che unendo le forze si possono ottenere risultati, e che organizzandosi possono contrapporsi a questo sistema, avremo già raggiunto un obiettivo importante.

Rete Camere Popolari del Lavoro