Protagonismo operaio. L'esempio dei lavoratori Irisbus che vanno al MISE

Pubblichiamo la proposta avanzata ieri (10 ottobre 2012) dai compagni del Comitato Resistenza Operaia in un incontro presso il Ministero dello Sviluppo.

Ci sono tante cose interessanti, dentro e fuori il pezzo di carta consegnato a Roma. Le parole ci restituiscono uno spaccato della realtà irpina, in cui la crisi si fa sentire in termini pesantissimi e si traduce in cassa integrazione e azzeramento dei servizi sociali; la consapevolezza di aver lavorato per la “pubblica utilità”, dato che l'Irisbus produceva autobus per il trasporto pubblico e non certo armi per andare ad ammazzare chissà dove. E si avanza anche l'ipotesi che sia lo Stato a farsi carico della pruduzione proprio perché è di “interesse generale”.

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Ma ciò che ci pare più importante è qualcosa che non è da ricercarsi in quanto scritto. Piuttosto in quanto fatto. Al MISE, a consegnare la proposta non è andato il sindacalista di turno, bensì un operaio. Un “semplice” operaio. Uno di quelli che nella lotta - prima per non far chiudere e oggi per far riaprire l'Irisbus - ha acquisito un livello di protagonismo che è scomodo per qualcuno (burocrazie sindacali in primis), ma che è il vero salto di qualità che ravvisiamo nella lotta che i compagni e le compagne della Valle Ufita portano avanti da ormai quindici mesi.

Ed è sempre la lotta che ha permesso loro di presentare al Ministero una proposta sull'Irisbus senza dover passare per la mediazione del sindacato. Perché hanno saputo costruire rapporti di forza tali da permettersi un gesto che per molti lavoratori non è neanche nel novero delle possibilità. E questo, al di là dell'efficacia concreta di un tale atto, ci offre degli spunti da indagare perché travalicano gli angusti confini di una vertenza per porsi con forza dinanzi a tutti quelli che, volenti o nolenti, sono protagonisti del conflitto di classe in questo paese.


Proposta di Resistenza Operaia letta al Mise da Nicola Palmarozza e verbalizzata a nome di tutti gli operai irisbus

Vogliamo sottolineare due punti dai quali, secondo noi, non possiamo prescindere quando si parla dello stabilimento Irisbus di Valle Ufita:
1) lo stabilimento in questione è l’unico a produrre autobus per il trasporto pubblico, per cui sarebbe veramente da scellerati dismettere questa attività per poi approvvigionarsi all’estero magari dalla stessa Fiat.
2) La Irisbus è ubicata in una provincia, quella di Avellino, in Campania, che conta 80mila disoccupati censiti a fronte di una popolazione di 400mila abitanti, una provincia a cui è stata già ridotta la sanità, sottratti i tribunali e azzerati i servizi, per cui ridurre ancora altro lavoro sarebbe veramente disastroso.
Fatta questa premessa chiediamo a questo Ministero di tener fede alle parole espresse dal Sottosegretario dottor De Vincenti nell’incontro tenutosi sempre presso questo ministero il 16 gennaio 2012 nel quale il Sottosegretario confermava la strategicità dello stabilimento e la necessità di salvaguardare quel tipo di produzione.
Oggi quindi da parte di questo stesso Ministero e del Governo si rende necessario varare il finanziamento del Piano Trasporti finalizzato al rinnovo del Parco Autobus vecchio e pericoloso per il 75%.
Questo tipo di programmazione sarebbe necessaria per aprire il mercato di quello stabilimento rendendolo così appetibile ad altri imprenditori o allo Stato stesso che potrebbe appellarsi all’articolo 43 della Costituzione Italiana  e rilevare lo stabilimento .
Infatti l’art 43 dice: “A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. “
E certamente tutti dobbiamo convenire sul fatto che il trasporto pubblico rientra tra i servizi pubblici essenziali e di interesse generale per un Paese civile.
Roma 10 Ottobre 2012
Resistenza Operaia

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