[Padova] Sciopero generale - La voce dei lavoratori

picchetto alla tnt

Il 12 dicembre anche Padova ha visto le sue strade riempirsi di lavoratori e studenti per lo sciopero generale. Il folto raggruppamento, riunitosi alla stazione dei treni in mattinata, si è poi diviso in due cortei.

Il primo dei quali, capitanato dalla CGIL e dalla UIL, ha sfilato fino a Piazza Garibaldi, dove si sono svolti alcuni interventi; il secondo, invece, alimentato dalle file di ADL Cobas e centri sociali, è arrivato fino ad una delle arterie principali della città e di fronte alla sede della Confindustria locale, dove ha causato non pochi disagi bloccando il traffico.

Le adesioni sono sembrate numericamente incoraggianti: i giornali locali parlano addirittura di 10.000 persone (a nostro avviso si è trattato di circa 3000 manifestanti). Ma al di là della precisione matematica, quello che si è potuto respirare tra le migliaia di persone e lavoratori che sfilavano è la consapevolezza che le singole vertenze si fanno forti della loro unione, pur nella specificità di ciascuna. Infatti dal confronto con i lavoratori presenti in piazza emergevano spesso peggioramenti nelle loro condizioni di lavoro, sia in termini di salario che di intensità; che la crisi sia reale o usata semplicemente come ricatto per comprimere ulteriormente i costi della forza-lavoro, il risultato infatti non cambia: a rimetterci sono sempre i lavoratori e le lavoratrici. Spesso però la reazione rimane isolata o circoscritta al proprio ambito aziendale e sindacale e dobbiamo quindi paradossalmente ringraziare il Governo Renzi per aver offerto un orizzonte di lotta condiviso, in cui i lavoratori possano riconoscersi uniti in un comune interesse di classe. Come si può ascoltare nelle interviste che abbiamo raccolto, lavoratrici e lavoratori hanno la consapevolezza della connessione che lega i propri disagi specifici alle ultime misure legislative sul mercato del lavoro. Per questo la parola d'ordine contro il Jobs Act è riuscita a trovare una tale adesione: per molti lavoratori e lavoratrici ricatti, licenziamenti e paura sono una realtà già attuale.

Lo sanno bene i facchini della logistica, presenti in massa nel corteo organizzato dall'ADL Cobas., un settore dove i padroni hanno dato sfogo alla loro creatività al fine di costruire un sistema di ricatto in grado di aggirare le norme che tutelano i lavoratori, in primis attraverso l'utilizzo di cooperative di facciata, spesso con la compiacenza e all'accondiscendenza delle stesse CGIL e UIL, che negli anni hanno fatto orecchie da mercante alle richieste dei lavoratori. Anche per questo il corteo dell'ADL si è snodato attraverso un percorso distinto da quello dei sindacati confederali.
Proprio perché “il 12 dicembre possa essere una giornata di mobilitazione utile non si deve limitare a chiedere - come fa ancora la Cgil - un posto alla tavola della concertazione con un Governo Renzi che vuole andare dritto per la propria strada” come scritto nel comunicato dei Cobas.

Quanto ci tenga la CGIL a vendere la propria immagine rispettabile davanti ad istituzioni e padroni lo ha dimostrato anche l'inaccettabile comportamento tenuto in piazza, quando ha legittimato e coperto i gravissimi fermi preventivi ai danni di alcuni compagni stigmatizzati come “violenti” appoggiandosi alle stesse forze dell'ordine (quelle sì violente!) che un mese fa caricavano gli operai di Terni. Con questa scusa ad alcuni compagni è stata così impedita la partecipazione al corteo e gli è stato addirittura impedito di circolare liberamente per alcune ore.

Nei suoi limiti e potenzialità la giornata di lotta di Venerdì dimostra l'importanza e la necessità della costruzione di strumenti in grado di coordinare ed unire le singole vertenze e lotte, andando al di là dei confini aziendali e sindacali. L'esigenza, emersa spesso negli interventi, di provare a fermare il processo di ratifica della legge delega sul lavoro ostacolando i decreti attuativi in arrivo, esprime già un orizzonte comune di lotta che potrebbe a sua volta rafforzare le singole vertenze.
A noi il compito di contrapporre alla flessibilità che vorrebbe imporci il Governo l'inflessibilità della resistenza dei lavoratori.

Jobs Act