[I lavoratori salveranno Roma] Dopo il NO al referendum, comincia la battaglia.

Il 25 Marzo scorso è accaduto qualcosa di storico: i dipendenti del comune di Roma, attraverso un referendum, hanno respinto con coraggio un accordo che avrebbe significato maggiore lavoro e meno salario nel nome di una meritocrazia al ribasso accettata ormai, nonostante mesi di intensa mobilitazione, anche dalle due maggiori sigle sindacali (Cgil e Cisl).

2015_04_16_copertina_opuscolo.jpgQuesto NO non significa ovviamente tornare indietro, tornare al piano che il Comune aveva in mente ancor prima della trattativa sindacale, come lo stesso Comune sta minacciando. Per respingere questi ricatti e ribadire di non avere alcuna intenzione di tornare indietro ma anzi di voler andare avanti, tutte le sigle sindacali che avevano indicato il No al referendum (USB in primis) hanno chiamato un'importante assemblea pubblica in Campidoglio per pretendere la riapertura della trattativa sindacale. A rispondere sono stati centinaia di lavoratori appartenenti a diverse sigle sindacali, tanti, addirittura troppi per entrare nella sala del Carroccio per cui l'assemblea si è tenuta direttamente in piazza. Dagli impiegati degli uffici anagrafici alla polizia municipale, dalle insegnanti degli asili ai dipendenti delle biblioteche, tutti uniti per capire le prossime mosse, orgogliosi del risultato ottenuto, consapevoli che è solo l'inizio.

Molti anche gli interventi di solidarietà verso i lavoratori e le lavoratrici della Multiservizi, anch'essi presenti in Campidoglio per protestare contro i possibili licenziamenti e per chiedere l'internalizzazione in AMA.

Si apre uno scenario dai risvolti imprevedibili e ciò che seguirà dipende solo da noi: da quello che come lavoratori e lavoratrici sapremo mettere in campo, andando al di là delle divisioni che ci separano, delle paure e dei rancori che ci dividono. Coinvolgendo con pazienza e determinazione i colleghi più timorosi che hanno finora ceduto ai ricatti, allargando il fronte ai dipendenti delle municipalizzate (da Farmacap ad AMA) bersaglio dei tagli approvati nel recente bilancio e spiegando le nostre ragioni a tutti quei cittadini che verrebbero altrettanto penalizzati da queste misure. Perché niente di buono può nascere dai sacrifici imposti a chi deve lavorare per vivere e vuole farlo con la giusta dignità.
Tra i tanti cori cantati ieri in piazza ce n'era anche uno che tante volte abbiamo sentito gridare anche davanti ai picchetti dei lavoratori della logistica "Lotta dura senza paura!", a dimostrazione di quanto sia profondamente falsa la distinzione fra lavoratori pubblici e privati, perché quando si sceglie di lottare per i propri diritti si è automaticamente uniti perché non lo si fa mai soltanto per se stessi ma lo si fa innanzitutto come classe.

Avanti tutta!

 


 

In occasione dell'assemblea abbiamo distribuito un opuscolo, per tentare di controbattere punto per punto alla retorica dei sacrifici:

Se è vero che in Italia il Pubblico Impiego ha rappresentato un gigantesco ammortizzatore sociale per i lavoratori espulsi con le ristrutturazioni aziendali, per i disoccupati dilaganti nei periodi di crisi economica, assorbendo manodopera 'in eccesso' e diventando così uno strumento per le classi dirigenti italiane per costruirsi bacini di voti e reti clientelari, è anche vero che ciò è dovuto al fatto che viviamo in un sistema completamente 'irrazionale' strutturalmente incapace di dare un lavoro (perfino non dignitoso!) a migliaia di persone preferendo il libero mercato alla pianificazione economica.
Se per anni questo 'cuscinetto' ha funzionato è evidente che in un momento di crisi globale in cui i soldi non ci sono ed anzi bisogna far cassa, il consenso sociale si acquista attraverso altre vie - generalmente molto più mediatiche ed ideologiche - e tutto ciò che è pubblico diventa un fardello da ridurre al minimo.
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