Auchan: sciopero nazionale contro i 1500 esuberi

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sciopero auchan

Sabato 9 maggio in tutti gli store italiani del marchio Auchan i lavoratori e le lavoratrici hanno scioperato contro la procedura di licenziamento che l'azienda sta predisponendo per 1426 dipendenti suddivisi nei 32 store italiani. Gli scioperi, tenutisi in tutti i punti vendita, hanno visto un'altissima adesione, tanto che diverse sedi hanno dovuto rimanere chiuse causa assenza di personale.

Riduzione di livello, l'azzeramento degli scatti di anzianità, la quattordicesima che non verrà più pagata, domeniche lavorative come giornate feriali e quasi 1500 licenziamenti. Questo è il quadro che Auchan ha presentato alle lavoratrici e ai lavoratori, dipendenti che in questi anni hanno visto progressivamente peggiorare le loro condizioni di lavoro e di vita con tutti problemi che abbiamo raccontato nella serie di interviste "Viaggio nella grande distribuzione". 

Sabato 9 maggio abbiamo raccolto le voci degli scioperanti di Padova, Torino, Milano e Brescia.

Torino. Nei 3 store torinesi i lavoratori hanno incrociato le braccia. Massiccia l’adesione soprattutto in corso Romania, il punto in cui sono previsti i 67 esuberi che riguardano la città di Torino, dove circa l’80% dei lavoratori ha aderito allo sciopero. Al mattino, fin dalle 6, una novantina di lavoratori e lavoratrici hanno volantinato alla clientela per raccontare la loro precaria condizione, sotto lo stretto controllo di digos e carabinieri.
Al presidio, che è proseguito fino alle 15, abbiamo raccolto le voci dei lavoratori che ci hanno raccontato come l’intento dell’azienda sia chiaramente quello di chiudere alcuni punti vendita, almeno quattro su tutto il territorio nazionale, e di come per raggiungere questo obiettivo non stiano risparmiando l'utilizzo di metodi intimidatori nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici meno disponibili a subire i ricatti aziendali. 

Già negli scorsi anni, per scongiurare il pericolo licenziamenti, i lavoratori avevano dovuto accettare di tutto: dai contratti di solidarietà, alle domeniche aperte senza straordinario pagato. E chi non si mostrava abbastanza flessibile, chi non era disponibile a svolgere un lavoro sostanzialmente “a chiamata” veniva prontamente trasferito nelle sedi decentrate, con tutti i disagi ed i costi di trasporto connessi. L'ultima fase dell'attacco alle condizioni di lavoro è consistita nella dismissione del contratto integrativo, che data la contrazione del salario ordinario non rappresenta più una componente accessoria, bensì una parte fondamentale della retribuzione.
La procedura di licenziamento collettivo per quasi 1500 dipendenti rappresenta quindi il culmine dell'attacco subito dai lavoratori e dalle lavoratrici di Auchan. A Torino, a fronte di una richiesta di 67 esuberi, i sindacati avevano proposto un piano che prevedeva 50 preprensionamenti e la discussione sui carichi di lavoro che inevitabilmente sarebbero aumentati con la riduzione dell'organico. Ma l'azienda non ha voluto nemmeno discutere la proposta, anzi fin da subito sono cominciati i ricatti e le minacce nei confronti dei lavoratori più combattivi.

Padova. Anche allo store di Padova nel centro commerciale Giotto, lavoratrici e lavoratori hanno scioperato. In questo negozio sono previsti 36 licenziamenti, ma ciò che preoccupa di più è l'imporsi di un nuovo modo di lavorare senza diritti, a salari troppo bassi e nella completa incertezza. Perfettamente in linea con il piano contro il lavoro del governo Renzi, se Auchan l'avrà vinta poi questo modello si espanderà ai lavoratori di tutta la grande distribuzione.

Brescia. La stessa coscienza della situazione la hanno anche i lavoratori del negozio di Roncadelle(BS) dove gli esuberi previsti sono 52, soprattutto fra chi lavora in cassa. La certezza che una volta oltrepassato questo ostacolo Auchan come gli altri colossi della distribuzione non si fermerà, cercando di tornare a fare profitti sacrificando le vite delle lavoratrici e lavoratori, magari con negozi aperti h24 domenica compresa.

 

Milano. A Milano il presidio si è tenuto allo stre di Cesano Boscone dove erano presenti, combattivi e organizzati, anche altri lavoratori in sciopero dei centri Auchan della provincia, più delegazioni di lavoratori dei centri della limitrofa zona commerciale di Esselunga, Carrefour, Coop, Ikea, Metro, Apple, e-Care e altri. Per il presidio è stato scelto proprio il centro di Cesano perché versa nella condizione più critica. Il centro è infatti nel piano degli esuberi. Qualche settimana fa è arrivata ai lavoratori la notizia che il centro sarebbe stato chiuso, lasciando a casa 400 lavoratori fra quelli del supermercato e quelli dei negozi delle gallerie. Al momento questo pericolo sembra scongiurato ma il problema degli esuberi rimane, anche se al momento non si conoscono le reali intenzioni dell’azienda.
Abbiamo intervistato una lavoratrice del centro di Cesano Boscone.

Ci racconta che l’azienda qualche settimana fa ha comunicato l’imminente chiusura del centro entro il 31 luglio, lasciando tutti nello sconcerto. Nonostante questo l’adesione è stata molto bassa (si parla di circa il 15%), in questo momento ciò che manca è l’unità fra i lavoratori. In 10 anni sindacato è stato completamente assente se non in maniera opportunistica. Ora ha fiutato l’occasione e si è presentato per organizzare questo sciopero.
La situazione all’interno del centro è molto seria, i lavoratori hanno paura anche perché la direzione ha mandato una serie di avvertimenti più o meno velati ai lavoratori per far fallire questo sciopero.
In effetti l’adesione a Cesano Boscone è stata bassa, ma bisogna comunque considerare che c’è un nucleo di lavoratori combattivo e disposto a mettersi in gioco in prima persona. Lo si è visto anche in occasione di un mini corteo improvvisato intorno al centro, dove i lavoratori avrebbero voluto anche sfilare all’interno del negozio per meglio sensibilizzare i clienti ma soprattutto i colleghi rimasti al lavoro. Oltre al servizio d’ordine del centro che avrebbe ovviamente impedito l’accesso, ci hanno pensato anche i funzionari sindacali presenti (Filcams CGIL e UILTUCS) a spegnere gli animi e riportare tutto alla normalità.

Una situazione paradigmatica, quella di Auchan, simile a quella di altri colossi della grande distribuzione, pronti a sfruttare fino all’osso i lavoratori (disdicendo contratti integrativi, facendo ricorso alla solidarietà, obbligandoli ai turni domenicali e notturni senza straordinari) per poi scaricare sugli stessi lavoratori le conseguenze delle loro scellerate politiche commerciali.
Oggi martedì 12 Maggio ci sarà un tavolo tra sindacati e Auchan a Roma in cui capiremo meglio quali siano i piani dell’azienda. Una cosa è certa: solo una mobilitazione compatta e unitaria, portata avanti da tutti i lavoratori di tutti i negozi, può obbligare l'azienda a fare marcia indietro. Sia a Torino che a Milano i lavoratori ci hanno raccontato delle intimidazioni e delle minacce ricevutre dall'azienda èer dissuadertli dal portare avanti la battaglia contro i licenziamenti, ma abbiamo anche constatato come ci siano lavoratori pronti a non tirarsi indietro. E’ a partire da questo nucleo di lavoratori che si può organizzare una lotta che porti alla difesa dei posti di lavoro, del centro di Cesano Boscone così come degli altri centri di tutta Italia.
Questo è solo l’inizio!

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