[Napoli] Sciopero Nazionale nella grande distribuzione! Dall'Ipercoop all'Ikea, giù le mani dai diritti lavoratori!

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In uno dei racconti di Italo Calvino, Marcovaldo porta tutta la famiglia al supermarket pur non avendo un soldo da spendere, soltanto per provare l'ebbrezza di riempire i carrelli di ogni mercanzia.

All'Ipercoop di Afragola sospettiamo succeda la stessa cosa: ogni tanto qualcuno passa all'esterno con dei grossi carrelli, probabilmente però solo per mostrare di avere ancora capacità di spesa; all'interno, infatti, il centro commerciale è buio e semivuoto, nonostante sia sabato e quasi mezzogiorno.

Non inventiamo nulla, dal momento che leggiamo che dal 2012 i consumi interni sono stagnanti, alla faccia di chi ogni giorno ci viene a dire che il Paese sta ripartendo. Il decreto Salva Italia del governo Monti, che introduceva la liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura per la grande distribuzione, non ha evidentemente portato ad un aumento di spesa ma solo a spalmare lo shopping su più giorni e ore: a vantaggio dei padroni, a svantaggio dei lavoratori, ai quali oggi le sette sorelle della distribuzione nazionale (Auchan, Carrefour, Ikea, per fare qualche nome), riunite nella neonata Federdistribuzione, vogliono imporre un contratto che taglia le maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo; che non paga le malattie; che reintroduce le gabbie salariali per il Sud.

Non ci ha stupito, quindi, che il presidio dei lavoratori all'ingresso dell'Ipercoop fosse partecipato, né che l'adesione allo sciopero a livello nazionale (il secondo del settore, dopo quello indetto dall'USB il 1 Novembre scorso) sia stata più che buona.

Come Camera popolare del Lavoro di Napoli siamo andati a portare il nostro volantino, che provava a dire una cosa semplice: lo sciopero riguardava tutti, clienti compresi, e non per generica solidarietà ma perché non esiste lavoratore, in Italia, che non stia sperimentando direttamente i tagli salariali, l'incertezza sul futuro, la crescente prepotenza padronale. A giudicare dalle reazioni, dalle chiacchiere di chi si è fermato spontaneamente a parlare, il messaggio era immediatamente leggibile: la tendenza all'allungamento della giornata e della settimana lavorativa, senza distinzione tra feriale e festivo (pagati sempre una merda) è una delle tendenze generali in atto in ogni comparto lavorativo.

Lo sanno bene i lavoratori IKEA (e ce lo raccontano nella seguente intervista), costretti a votare un referendum per l'approvazione o il rifiuto di un contratto che prevede quasi esattamente ciò contro cui hanno lottato ad agosto, tagli ad indennità e maggiorazioni.

Lo sanno benissimo i lavoratori tutti, per i quali il Jobs Act ha rappresentato un attacco fortissimo ad ogni istanza rivendicativa, presente o futura. La campagna mediatica del governo, tutta tesa a illustrare le magnifiche sorti e progressive dei provvedimenti sul lavoro può fare breccia solo su media e giornalisti compiacenti: l'Italia che lavora conosce la realtà che si cela dietro alla cortina di propaganda, una realtà fatta di aumento di inattivi, contratti a termine, voucher (si pronuncia: “lavoro nero mascherato”), povertà, famiglie che, come dice l'Istat proprio in questi giorni, sempre più non arrivano a pagare le spese di casa...insomma, ecco la famosa #Italiacolsegnopiù!

I prossimi mesi però, nonostante la repressione e i divieti – ultimo quello di manifestare, contro l'USB - vedranno scendere in piazza la scuola, il pubblico impiego, i trasporti, poi di nuovo il commercio: il cammino verso le festività natalizie del governo Renzi è più che accidentato;

proviamo a rendergli indigesto il panettone!

Le lotte dei lavoratori non si fermano!

CAMERA POPOLARE DEL LAVORO - CLASH CITY WORKERS

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