[Video] C'è ancora chi lotta contro il modello Marchionne!

“Gli Italiani sono senza palle”. Questo commento l'abbiamo sentito decine di volte in questi giorni. Parla la nostra frustrazione, il senso d'impotenza nel vedere i nostri diritti erosi giorno dopo giorno da un Governo che fa i diretti interessi dei padroni. Quegli stessi interessi contro cui invece si stanno battendo i nostri cugini francesi, dando una prova straordinaria di coraggio e forza di volontà. 



Così finiamo però per fare il gioco dei nostri aguzzini: questi pensieri subdoli, latamente razzisti, giustificano la nostra stessa inazione, i compromessi a cui cediamo ogni giorno e rafforzano quei dirigenti sindacali opportunisti che abbiamo sentito dire innumerevoli volte che "tanto i lavoratori non lottano e gli scioperi non riescono" e quindi sarebbe proprio inutile provarci.

La verità però e che scioperi e lotte non ne mancano. Certo dentro e fuori i luoghi di lavoro domina ancora lo sconforto e la sfiducia, ma questi sono quasi più un sintomo che una causa. A monte c'è la divisione, l'isolamento e la concorrenza tra lavoratori che i padroni, con la complicità di politici, giornalisti e sindacalisti venduti, portano avanti deliberatamente e in maniera quasi scientifica. Il primo a dire che "la lotta di classe è finita" è Marchionne, l'amministrato delegato Fiat-Chrysler, lo stesso che la porta avanti in prima linea. Vi ricordate di Pomigliano 2010? Solito ricatto: "in Polonia gli operai lavorano di più e pagati meno, se non vi adeguate lo stabilimento lo spostiamo lì". Fu così che si fece passare un accordo che tagliava pause, aumentava ritmi, imponeva straordinari obbligatori nei festivi. Con la sorpresa di tutti, anche dell'azienda che puntava su un plebiscito, il 40% degli operai disse comunque di NO a quel referendum farsa.

Sono passati quasi 6 anni ormai e il modello Marchionne sta diventando realtà. Perché oltre al dilagare dell'aumento dei ritmi e del taglio dei salari, c'era una clausola terribile nell'accordo di Pomigliano poi estesa a tutti gli stabilimenti FCA, che da eccezione sta diventando norma. Quella per cui i sindacati sono responsabili dell'"esigibilità" degli accordi passati in maggioranza, anche quelli su cui erano eventualmente in disaccordo. Una limitazione terribile dell'agibilità e del conflitto nel luogo di lavoro, una sorta di guerra preventiva al conflitto che è stata ripresa e rilanciata nell'accordo di Gennaio 2014 sulla rappresentanza sindacale firmato da Confindustria e CGIL-CISL-UIL. Che è stata recepita nel nuovo CCNL dei metalmeccanici e che nei piani del Governo Renzi potrebbe diventare legge.

Ma perché tutta questa preoccupazione per il conflitto? Perché blindare in questo modo l'attività sindacale?
Perché nonostante le chiacchiere e la propaganda i padroni sanno bene che i malumori sono profondi e che i sacrifici che ci stanno chiedendo alla lunga intollerabili. E che da un momento all'altro la corda potrebbe spezzarsi.
E lo si vede proprio alla FIAT! Nel silenzio assordante dei media, da un anno gli operai degli stabilimenti di Melfi e Termoli stanno portando avanti scioperi contro gli straordinari obbligatori del Sabato. Scioperi difficilissimi che si sono dovuti scontrare all'inizio con lo sconforto e la paura creata ad arte dalla dirigenza aziendale, ma che sono arrivati a coinvolgere fino all'80% dei lavoratori e hanno costretto la Fiat a chiudere lo stabilimento di Termoli quasi tutti i sabati degli ultimi due mesi!

Avete sentito parlare di queste lotte sui giornali? Immaginiamo di no. E qualche politico si è presentato davanti ai cancelli? Certo che no. Intanto però Renzi plaude a Marchionne, che in cambio fa esplicite dichiarazioni di sostegno al suo governo. E i sindacati? Lasciando perdere Film, Uilm e Fiscal, totalmente allineati alle posizioni dell'azienda, pure la FIOM ha abbandonato questi lavoratori, dichiarando "incompatibili" con la propria organizzazione i coraggiosi delegati che hanno organizzato gli scioperi, colpevoli di averlo fatto coordinandosi con i sindacati di base e secondo loro non rispettando quindi la gerarchia interna.

Dall'altra parte però i padroni ci studiano e quello che facciamo lo sanno bene. Senza citare esplicitamente gli scioperi all'FCA, questo scriveva il Sole 24 Ore un mese fa a proposito della riforma della contrattazione nazionale: "lo sciopero non può essere utilizzato dai sindacati dissenzienti per far saltare il contratto aziendale. Ad esempio il contratto aziendale prevede lo straordinario il sabato, ma i sindacati scioperano per liberare i lavoratori da questo obbligo". Più chiaro di così!
E allora sta a noi prendere coscienza della nostra forza, uscire dallo sconforto, coordinare, sostenere le piccole e grandi battaglie che migliaia di lavoratori portano avanti ogni giorno con coraggio sul proprio posto di lavoro.
Supportare la loro resistenza quotidiana e prepararci così all'offensiva.

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