[Logistica] Un'altra aggressione a un sindacalista. Ma la lotta non si ferma

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Che la controparte stia subendo un duro colpo grazie all'evolversi e alla continua crescita delle lotte nel settore della logistica è un dato, così come è un dato che, di fronte alle lotte dei lavoratori i padroni mettono in campo tutti i mezzi a loro disposizione.

Se non bastassero l'appoggio mediatico, la rete clientelare che attravero il sistema di cooperative si snoda tra amministrazioni locali, sindacati filo-padronali fino ad arrivare al Ministro Poletti (presidente di Lega Coop), processi ai sindacalisti e attivisti scesi in campo in sostegno ai lavoratori della logistica, sempre più spesso sono i sempreverdi (per i padroni) attacchi squadrisitici e i metodi camorristici e mafiosi a tentare di intimorire e far arretrare le lotte.

Così come è avvenuto solo qualche mese (a Gennaio) fa per Fabio Zerbini, sindacalista e a Trezzo ai danni dei lavoratori stessi in presidio, nel milanese, è di qualche giorno fa la notizia di una nuova aggressione è avvenuta ai danni di un sindacalista nel bergamasco.
Riportiamo di seguito il primo comunicato sull'accaduto, sapendo che solo organizzando e estendendo la solidarietà attorno alle lotte che da anni attraversano la logistica, possiamo rispondere a questi infami attacchi e continuare ad avanzare.
Erano in tre gli uomini a volto coperto, che sabato 14 giugno all’alba, lo aspettavano sotto casa. M.B. si stava recando al lavoro con la moglie, erano appena saliti in auto, quando i tre si sono avvicinati e hanno tentato di estrarlo a forza dalla macchina, non riuscendoci, prima gliel’hanno devastata a colpi di chiave inglese e poi, si sono accaniti su di lui picchiandolo selvaggiamente a pugni e calci soprattutto in testa e a colpi di chiave inglese, in particolare su una gamba, tentando, fortunatamente senza riuscirci, di spezzargliela.

Il tutto è durato pochi minuti, fino a che, alle grida della moglie, i vicini sono usciti sui balconi spingendo i tre a fuggire.

Il nostro compagno M. è da anni in prima fila nella lotta sindacale e in queste ultime settimane stava organizzando una protesta dei facchini della Kuehne Nagel di Brignano (Bergamo) per ottenere il pagamento di spettanze illegittimamente scippate dalla cooperativa che gestisce il magazzino.

Due anni fa lo stesso delegato aveva subito un altro tentativo di aggressione da parte di un uomo armato che aveva esploso due colpi di pistola verso l’auto in cui M. si era asserragliato, danneggiando, fortunatamente, solo la carrozzeria.

Le aggressioni ai danni degli attivisti sindacali nel settore della logistica non sono una novità, anche per questo non abbiamo alcun dubbio sulla natura di questa vigliacca imboscata.

Seguiranno informazioni sulle prossime iniziative di protesta e denuncia.

S. Lamera
Slai Cobas per il sindacato di classe

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il comunicato del CSA Vittoria di Milano

Un'altra vile e violenta aggressione in puro stile mafioso ha colpito sabato 14 giugno all'alba un delegato dello Slai Cobas sindacato di classe da tempo in prima fila nelle lotte del settore della logistica nella bergamasca. Da ultima il compagno stava organizzando la lotta dei lavoratori in appalto alla Kuhne Nagel di Brignano e, già in passato, era stato vittima di un altro tentativo di aggressione.

E' evidente, come già fu per l'aggressione a Fabio Zerbini del SI Cobas, l'inutile tentativo padronale di intimidire non solo i delegati e gli elementi più avanzati o rappresentativi, bensì l'intero movimento di lotta dei lavoratori della logistica che, ormai da più di 6 anni, rappresenta uno dei momenti più alti di conflitto autorganizzato e non concertativo tanto da un punto di vista vertenziale (con la riappropriazione anche del significato più genuino dell'arma dello sciopero), quanto da un punto di vista prettamente più politico delineando il tentativo di una trasformazione radicale dell'esistente.

Questa ennesima provocazione infatti, al pari delle denunce, delle cariche poliziesche, dei fogli di via, dei processi politici e di tutte le minute forme di diretta repressione padronale sul posto di lavoro (sanzioni disciplinari, trasferimenti e demansionamenti) non mineranno la determinazione dei lavoratori, delle lavoratrici e dei solidali.

L'unica risposta possibile è il rafforzamento del movimento di lotta e della sua capacità di incidere negli interessi materiali e politici del padronato e dei suoi complici istituzionali e mafiosi per invertire i rapporti di forza dati e più volte messi in discussione, per l'avanzamento e la ricomposizione dell'intera classe.

Rete Camere Popolari del Lavoro