[Bergamo] I lavoratori di Natura.com rifiutano la mobilità

lavoratori di Natura.com striscione

Bolgare – Mobilità per tutti i 64 lavoratori a partire dal 9 dicembre: questa la notizia arrivata nello stabilimento di Natura.com a Bolgare, dal 2007 di proprietà del gruppo bresciano La linea verde, impegnato nella produzione e commercializzazione di prodotti orticoli.

Nonostante le rassicurazioni iniziali e a un anno dall’avvio della cassa integrazione, infatti, la proposta è stata giustificata dalla dirigenza con una diminuzione del lavoro, colpa anche della crisi ucraina, a causa della quale sarebbero venute a mancare alcune importanti commesse dalla Russia.

Di parere contrario i dipendenti, che sottolineano invece come il lavoro, seppure diminuito, sia comunque presente, ma venga dirottato sistematicamente nell’altro stabilimento dell’azienda, a Manerbio. La paura è dunque che il calo delle commesse venga utilizzato come scusa per licenziare i dipendenti e poterne poi assumere altri mediante cooperative, a condizioni decisamente più vantaggiose per la dirigenza. I 35 dipendenti rappresentati dallo Slai Cobas s.c., però, non ci stanno e annunciano l’avvio di una vertenza, anche in seguito al fallimento dell’incontro del 15 Ottobre scorso tra proprietà e sindacati (a cui è stata impedita la partecipazione dei delegati Slai Cobas s.c.).

Le richieste dei lavoratori, impiegati a Bolgare da numerosi anni, sono il ritiro della mobilità, appoggiata invece dalla CGIL, e la discussione di soluzioni alternative, tra cui la cassa in deroga. Molti segnalano inoltre la disponibilità al trasferimento a Manerbio, pur di mantenere il posto, ma anche su questo punto non c’è stata dall’azienda alcuna risposta positiva.

Sebastiano Lamera, coordinatore Slai Cobas s.c., rilancia “l’importanza di una lotta in difesa del lavoro, quando il lavoro c’è”, anche in vista dello sciopero sociale del 14 Novembre, e rimarca inoltre come il progressivo smantellamento, negli ultimi due anni, dello stabilimento di Bolgare (dove erano presenti più di duecento dipendenti), sia segno non tanto della crisi, quanto della volontà, anche in questo caso, di mantenere alti i profitti a spese dei dipendenti.

da BG Report

Rete Camere Popolari del Lavoro