[Firenze] Ancora scioperi contro il piano industriale alla Esaote

Sciopero Esaote Firenze

Giovedì 30 ottobre allo stabilimento Esaote di Firenze è stata una giornata di mobilitazione, l’ennesima dopo che nel maggio scorso la ditta di apparecchi biomedicali con stabilimenti a Firenze e a Genova ha presentato il nuovo piano industriale

 che se da una parte prevede 62 milioni di investimenti, dall’altra mette a rischio 220 posti di lavoro attraverso 76 esuberi, il ricorso alla cassa integrazione (a 0 ore), lo scorporo di due attività dell’azienda in altrettante nuove società, e il progressivo smantellamento della strategica unità di ricerca e sviluppo del sito fiorentino. Quest’ultimo è forse l’aspetto del piano industriale che preoccupa i lavoratori maggiormente, perché come ci ha confessato uno dei delegati sindacali con cui abbiamo parlato fuori dai cancelli della fabbrica, la ricerca e lo sviluppo sono il cuore dello stabilimento fiorentino e smantellarle significa condannare Firenze a un progressivo indebolimento all’interno dell’organigramma del gruppo, e conseguentemente a un’ulteriore perdita di posti di lavoro. Attualmente, dei 22 trasferimenti forzati dall’unità di ricerca e sviluppo fiorentina previsti dal piano, 10 lavoratori hanno già abbandonato lo stabilimento preferendo la certezza di poter continuare a lavorare vicino alle loro famiglie, alla possibilità di veder giustamente riconosciuto il loro contributo ai profitti intascati negli anni dalla proprietà. Altri hanno deciso diversamente e stanno portando avanti la lotta per la ridiscussione del piano industriale.

Se a Roma proseguono le discussioni attorno al finora inutile tavolo tra sindacati, azienda e ministero dello sviluppo economico a Firenze e Genova le mobilitazioni dei lavoratori continuano. La strategia che i lavoratori di Firenze stanno adottando, in accordo con i loro compagni di Genova, prevede giornate di sciopero di 10 minuti ogni ora per tutta la mattinata. Dopo le mobilitazioni di luglio con scioperi giornalieri e blocchi degli stabilimenti—ci hanno raccontato gli operai—con questo tipo di mobilitazione si riesce a incidere efficacemente sul normale andamento della produzione limitando l’impatto sulle già magre buste paghe. Per il momento non c’è stata ancora nessuna risposta dall’azienda che continua a presentare l’attuale versione del piano industriale come l’unica possibile. Alla fermezza padronale non manca di corrispondere la determinazione dei lavoratori di entrambi gli stabilimenti nel portare avanti la lotta per la difesa del loro posto di lavoro. Come ci hanno confermato i lavoratori stessi, se l’azienda non sarà disposta a trattare torneremo a occuparci presto della Esaote.

 

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