[Roma] I lavoratori e le lavoratrici del sistema di accoglienza si organizzano per far sentire la loro voce

sistema accoglienza Roma

Mentre stampa e mezzi di comunicazione vari si dilettano a scavare fino al più piccolo e insignificante dettaglio del 'mondo di mezzo' trasformando un fatto politico importante, su cui bisognerebbe riflettere e confrontarsi, in una storia scandalistica a puntate, c'è chi già da tempo si batteva contro un sistema di accoglienza malato.

Sono i lavoratori e le lavoratrici del sistema di accoglienza di Roma, che già all'indomani dei fatti di Tor Sapienza, denunciavano un “sistema spesso clientelare di appalto alle cooperative del sociale da parte del Comune di Roma e le modalità di gestione di quest’ultime, dove in molti casi viene rincorso il profitto ed i favori dei politici, piuttosto che il benessere degli utenti e dei lavoratori che operano all'interno dei centri”.

Venerdì 12 dicembre alle 20:00, gli operatori e le operatrici del sistema di accoglienza di Roma si riuniranno in assemblea (Via Appia Nuova 357 – zona Alberone) per iniziare un percorso di confronto e organizzazione contro lo sfruttamento e la svalutazione del loro lavoro e contro questo meccanismo che rende la povertà un affare.  

Di seguito il comunicato.

COMUNICATO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI DEL SISTEMA DI ACCOGLIENZA DI ROMA

Siamo un gruppo di lavoratori e lavoratrici di Roma impegnati nel sistema di accoglienza e inserimento per migranti, rifugiati, richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati.
Abbiamo vissuto da vicino gli avvenimenti di questi ultimi giorni e portato solidarietà agli ospiti e agli operatori del centro di accoglienza di via Morandi a Tor Sapienza. Abbiamo sperimentato la paura, la rabbia, la frustrazione di una situazione in cui ci siamo sentiti impotenti e abbandonati dalle istituzioni. Dopo tutta la violenza a cui abbiamo assistito, pensiamo che sia necessario analizzare l’accaduto .
Quella di Tor Sapienza è una situazione che rischia di riprodursi anche in altri centri di accoglienza o villaggi attrezzati di Roma, che sono per lo più collocati nelle estreme periferie della città; non può essere considerato un caso isolato né fuori dal comune, già preceduto da gravi episodi di razzismo a Corcolle con i raid al centro per richiedenti asilo da parte degli abitanti del quartiere e l’omicidio di un ragazzo pachistano a Torpignattara nell’ultimo mese.
L’isolamento di questi centri, l’emarginazione e l’esclusione sociale a cui sono costretti coloro che ci abitano, la quasi totale assenza di contatti e scambi con i quartieri circostanti fanno sì che si riproducano le dinamiche dei ghetti e delle istituzioni totali, generando situazioni di devianza e malessere tipici di chi vive in queste condizioni. Disumanizzanti per chi ci vive, disumanizzanti per chi ci lavora.
Da un lato un sistema che continua ad affrontare il fenomeno migratorio come emergenza da risolvere, dall’altro un’idea di accoglienza che, seppur condivisibile sulla carta e nelle dichiarazioni, nei fatti ha molto più a che vedere con la volontà di controllo, con la repressione e con la riproduzione di meccanismi di dipendenza coloniali...

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