[Melfi] Tra menzogne e realtà

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A circa un mese dalla stipula del contratto interinale, molti dei neo-assunti alla SATA (FCA) di Melfi sono ancora tra i “banchi di scuola”. Per loro, infatti, è previsto un periodo di formazione che li tiene lontani dalla catena di montaggio e durante il quale i responsabili hanno la possibilità di raccontargli la bella favoletta della fabbrica moderna e in piena trasformazione, nella quale gli operai non sono soltanto anelli della catena di montaggio ma parte integrante del processo di miglioramento.

Alternando ore obbligatorie sulla sicurezza alle lezioni sull’organizzazione della fabbrica, i neo-assunti, tutti giovanissimi appena usciti dalle scuole superiori, vengono bombardati da quella propaganda aziendale tanto cara a Marchionne e alla sua FCA.

I futuri operai sono consapevoli che il lavoro che li aspetterà sarà duro, ma in loro sembra rimanere un senso di fiducia e positività nei confronti di una fabbrica che gli sta descrivendo un ambiente di lavoro senza schiavi né padroni, in cui anche gli operai saranno interpellati nei processi decisionali e avranno porte aperte nei reparti di ricerca aziendali. Insomma, si sta cercando di inculcare nella mente di questi giovani un forte senso di appartenenza all’azienda, allo scopo di diffondere un atteggiamento di totale asservimento alle imposizioni aziendali, in un clima in cui se ti viene chiesto di accelerare, di fare dei sacrifici, di dare il massimo, è solo per il bene e per la riuscita della "tua famiglia FCA”.

Si comincia da subito a diffondere la cultura del metodo WCM, tanto vantato da Marchionne, il cui obiettivo non è certamente quello di aumentare la partecipazione ed il coinvolgimento degli operai ai processi decisionali, ma soltanto quello di aumentare i ritmi di produzione e diminuire il tempo di lavoro retribuito, come confermato persino da un'inchiesta del sindacato Fim. Ma questa narrazione regge soltanto finché si rimane in aula: chi è già sceso in fabbrica, dove si producono Jeep Renegade e 500X su un'unica linea, ha invece sbattuto la faccia contro l’amara realtà.
Al montaggio si lamentano ritmi di produzione insostenibili, da “schiattare il fegato”: situazione credibile se si pensa che, lavorando con 20 turni sui 21 possibili, i margini di errore sono inesistenti. Inizia anche a circolare la voce, dentro e fuori lo stabilimento, di un numero rilevante di neo-assunti (dai 20 ai 70 sui 300, ma non tutti hanno già "assaggiato" la linea, finora entrati a Melfi) che hanno deciso di licenziarsi perché stremati dai ritmi insostenibili. La Fismic sostiene invece che la ragione delle rinunce sia da attribuirsi alla delusione di chi pensava di essere impiegato in mansioni più qualificate: come non vedere in questa situazione l'ennesimo salto in avanti di Marchionne che anticipa il Jobs Act renziano, grazie al quale tutte le aziende potranno demansionare i nuovi assunti senza nemmeno più doversi preoccupare di aggirare la legge?
A ciò si aggiunge lo sciopero contro il lavoro straordinario comandato per sabato e domenica, che proprio in questi giorni è portato avanti nello stabilimento lucano. Il tutto in una fabbrica dove i sindacati che non hanno firmato gli accordi con FCA sono tenuti fuori dai cancelli, come prevedono le nuove relazioni sindacali secondo il "Vangelo di Marchionne".

Come avevamo sottolineato subito queste “assunzioni” non risolvono i problemi occupazionali, né riducono la precarietà lavorativa: l’unico obiettivo che perseguono, in perfetta continuità col Jobs Act di cui sono il modello ispiratore, è aumentare lo sfruttamento e la ricattabilità di chi lavora. Ma il tempo delle favole non è eterno e la durezza della linea potrebbe svelare presto a tutti la realtà...
 

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