[San Benedetto Po - MN] A San Benedetto Po prosegue la battaglia per il lavoro: gli ex dipendenti della “Facchini” convocano il sindaco

lavanderia facchini

Riceviamo e ripubblichiamo da eQual Mantova.

Martedì mattina una delegazione di ex dipendenti della lavanderia Facchini ha consegnato al Sindaco di San Benedetto Po quasi mille firme raccolte in un mese di mobilitazione.

La campagna di solidarietà, promossa col sostegno del sindacato FIT-CISL e dell’associazione eQual, ha mantenuto alta l’attenzione sulla situazione di incertezza dei lavoratori e ha dimostrato il sostegno dei cittadini di buona parte della Bassa mantovana.

Quello della lavanderia Facchini non è infatti l'unico caso in cui le garanzie e le tutele contrattuali sono state cancellate nell'indifferenza e nel silenzio generale, talvolta con la responsabilità di un certo modo di fare sindacato. E alla fine, nonostante i continui sacrifici richiesti, vengono disattese le promesse sul mantenimento dei posti di lavoro. Anche per questo gli ex lavoratori della storica lavanderia industriale hanno chiesto all'Amministrazione comunale una presa di posizione netta, considerando il fatto che fino ad ora è pesata la sua assenza. Sono doverosi infatti chiarimenti da parte di un’azienda che, pur dichiarando la cessazione e la vendita dell’attività, “ospita” regolarmente nei propri locali alcune lavoratrici di un’altra cooperativa del tessile - già conosciuta per un appalto nello stesso sito - e offre l'assunzione di un magazziniere proprio presso il sito “dismesso”.

È chiaro chi fa le spese di questa situazione: chi deve lavorare per vivere. Nell’attesa che azienda e cooperativa in appalto chiariscano alla luce del sole i propri propositi aziendali, rimangono salde le richieste dei lavoratori: in caso di riapertura deve esserci la riassunzione prioritaria per gli ex dipendenti, il rispetto del contratto nazionale di categoria e il rispetto del vincolo di responsabilità sociale dell’impresa e della cooperazione. È ora di porre fine allo sfruttamento, che valorizza unicamente il fatturato dell’azienda calpestando i sacrifici dei lavoratori.
La prossima tappa sarà il Consiglio Regionale lombardo, dove davanti alla Commissione attività produttive la cooperativa e l’azienda saranno invitate a chiarire ufficialmente il proprio operato, anche in merito alle irregolarità riscontrate nella revisione delle passate buste paga.

Tocca a noi tutte/i, lavoratori/rici, attivisti/e, cittadini/e dire basta alle false cooperative, allo sfruttamento e ai ricatti!

eQual Mantova

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