[Torino] Lavoratori della Castelvecchi al Salone del Libro: il nostro lavoro si paga!

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Sabato 16 maggio alcuni lavoratori e lavoratrici della Castelvecchi si sono recati allo stand espositivo della casa editrice, impegnata nell’esposizione al Salone del Libro di Torino. Si tratta di collaboratori, traduttori, fotografi, correttori, editor, autori che non sono mai stati pagati per il loro lavoro.

Ve ne avevamo già parlato qualche settimana fa, quando il 22 aprile a Roma una ventina di loro aveva interrotto la presentazione del libro di Fausto Bertinotti “Colpita al cuore. Perché l’Italia non è una repubblica fondata sul lavoro”, edito da Castelvecchi, che affronta, per paradossale che possa sembrare, proprio il tema del lavoro e dei diritti negati ai lavoratori. Per mettere a tacere il clamore mediatico sollevato dalla manifestazione, l’editore ha subito provveduto a pagare le prime due collaboratrici che attendevano da circa un anno il loro compenso. Un anno in cui la responsabile responsabile amministrativa si era sistematicamente negata, non rispondendo alle centinaia di  telefonate e mail, nascondendosi dentro gli uffici, inventando improbabili scuse. Ma la determinazione delle due ragazze aveva infine costretto l’editore stesso, Pietro D’Amore, a riceverle e promettere una cambiale al 30 marzo. Peccato che anche alla scadenza il compenso non sia stato liquidato. Così si arriva all’azione di aprile che finalmente sblocca la situazione. Ma nel frattempo la storia si è allargata perché le due ragazze, navigando la pagina facebook della casa editrice, hanno scoperto che il loro non era uno “sfortunato” caso isolato, bensì una prassi tramite la quale l’editore truffa sistematicamente da anni i suoi collaboratori, facendo profitti sullo sfruttamento gratuito del loro lavoro.

Così la battaglia prosegue con l’obiettivo di risolvere la situazione degli oltre venti lavoratori che nel frattempo si sono uniti per difendere il loro diritto ad essere pagati per il lavoro svolto. Certo avrebbero tutte le carte in regola (un contratto regolare con compenso prestabilito e da saldare entro 120 giorni) per intentare una causa legale e farsi pagare, ma questo comporterebbe anni di pazienza (e assenza di reddito) in attesa della sentenza. Al contrario, come dimostra la storia delle prime due ragazze che hanno interrotto la presentazione del libro di Bertinotti, la lotta e l’organizzazione di iniziative che denuncino le pratiche scorrette e ingiuste dell’azienda può portare a risultati migliori e più rapidi. Così sabato alcuni lavoratori si danno appuntamento al Salone del Libro di Torino davanti allo stand del gruppo Lit, di cui Castelvecchi fa parte. Dalle 12 alle 19 i lavoratori distribuiscono quasi 1000 volantini attorno e dentro allo stand, informando la clientela delle pratiche truffaldine messe in atto dall’editore a danno dei suoi collaboratori. Diversi clienti solidarizzano allontanandosi dallo stand e raccontando di altre situazioni simili a loro note, alcuni ragazzi che erano venuti a portare il loro curriculum decidono di rinunciare una volta informati del futuro che li aspetterebbe.

Una giornata che, ne siamo certi, segna solo una tappa della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici della Castelvecchi, che non si arrenderanno finché non verranno tutti pagati per il lavoro svolto. Perché non possiamo accettare un sistema che, dopo aver eliminato ogni diritto sul luogo di lavoro (vedi Jobs Act), pretenda anche di farci lavorare gratis: il lavoro si paga, tutto e subito!
Purtroppo, come dimostra l’esplosione del recente caso di Isbn, la Castelvecchi non è l’unica a non pagare i lavoratori, ma la pratica risulta ben diffusa nel mondo dell’editoria, facilitata dal fatto che non esistono sindacati, contratti collettivi o tariffari e che i collaboratori, spesso partite IVA, si trovano quasi sempre isolati e privi di tutele.
La mobilitazione che hanno costruito questi lavoratori e lavoratrici, che fino a due mesi fa nemmeno si conoscevano, dimostra come il primo passo per difendere i nostri diritti sia quello di unirci, confrontarci e darci solidarietà reciproca: perché il problema di uno è spesso un problema di tutti e solo uniti possiamo lottare per prenderci ciò che ci spetta.
Per sostenere e continuare a seguire la loro battaglia seguite la pagina facebook “Volontari involontari”.

 

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