[Candiolo - TO]: giornata di protesta nella piattaforma logistica Safim - Dimar

blocchi safim

La lotta dei lavoratori della cooperativa Stella (magazzini Safim e Dimar), di cui vi avevamo già raccontato, ha permesso negli scorsi mesi di migliorare notevolmente le condizioni di lavoro nel colosso del surgelato che opera nella cintura torinese.

 

Come spesso accade nel settore della logistica, il committente, dopo essere stato costretto a rinunciare ad una parte dei suoi profitti per merito della lotta dei lavoratori, tenta di riprendersi anche quell'ulteriore fetta dello sfruttamento, escludendo il sindacato con cui quei lavoratori si sono organizzati, il SiCobas. Nella serata di ieri blocco davanti ai cancelli di lavoratori e sindacato, contro le manovre dell'azienda che vorrebbe chiudere un nuovo contratto col solito sindacato di comodo, la Cisl, che riporterebbe le condizioni di lavoro alla situazione che vigeva prima delle lotte dei lavoratori di queta primavera. L'inizio di un autunno di lotta che vedrà tutto il settore della logistica impegnato nel rinnovo del contratto collettivo nazionale.

Segue il comunicato del Si Cobas.

Ieri pomeriggio i lavoratori della Cooperativa Stella dell’appalto Safim  a Candiolo escono in massa per protestare contro un accordo di ricatto tra Safim  e la compiacente Cisl.  
La s.c. Stella   è una di quelle tante cooperative create da committenti, in questo caso dalla Safim,  per eludere oltre al fisco e i contributi previdenziali soprattutto i diritti dei lavoratori.  Stella nasce circa 5 anni fa per volere della Safim srl,  che mette come presidente una testa di legno che  ha il compito di eseguire gli ordini di Safim  e svolgere il ruolo di caporale.

Fino a un anno fa i  circa 80 lavoratori , svolgevano normalmente ogni mese dalle  240 alle 280 ore mensili, e grazie a un accordo con la Cisl le 80 -100 ore di straordinario   venivano pagate forfettariamente  100 € al mese ( 1 € all’ora) senza contare le incomprensibili voci delle buste paghe. Un anno fa pero un gruppo di lavoratori presero coraggio e si organizzarono col Sicobas, dopo pochi mesi la forza si estende fino a conquistare migliori condizioni economiche. Oltre al contratto della logistica e ai  passaggi di livello si riesce a conquistare l’indennità mensa  e  vari altri  elementi  retributivi.

Questi miglioramenti hanno determinato una tensione da parte del committente che in questi giorni decide di internalizzare  tutti i dipendenti, ma lo fa con un accordo con un sindacato non rappresentativo, la Cisl, che aveva solo 4 iscritti mentre il Si Cobas ne contava 60 iscritti.

Diventa chiaro l’obiettivo della Safim , da una  parte offre la carota dell’assunzione interna, dall’altra prende in mano il bastone del comando (dimostrando ulteriormente l’interposizione di manodopera ) cercando di eliminare il Cobas  che i lavoratori si erano costruiti.  Lo stesso titolare della Safim incitava i lavoratori ad iscriversi a qualsiasi sindacato fuorche al Sicobas se volevano acquisire i loro diritti.

Resta però il fatto che l’accordo con la Cisl, cancella di fatto tutto quanto si era acquisito e si stava acquisendo: i livelli retributivi e soprattutto la trattativa per recuperare quanto eluso con lo sfruttamento negli anni passati.

Non è la prima volta che un padrone non voglia parlare o trattare  con noi,  anzi succede quasi sempre, e quasi sempre però avviene  che è  la forza dei lavoratori  a  condurli a miti consigli. È solo una questione di tempo per la Safim.

Non sarà l’invocazione alla democrazia o a leggi sulla rappresentanza a determinare i rapporti con i padroni, bensi la forza che sapremmo imporre in ogni lotta  contro lo sfruttamento.

Sicobas Torino

Rete Camere Popolari del Lavoro