[Torino] Lavoratrici del bar universitario scioperano....e vincono!

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Lunedì mattina gli studenti del Campus Luigi Einaudi, presunto fiore all’occhiello dell’ateneo torinese, si sono trovati di fronte ad una novità. Le porte del bar dell'univeristà non si sono aperte a causa della protesta delle lavoratrici dovuta al rischio licenziamento di quasi tutto il personale.

La vicenda ha inizio all’incirca il 15 settembre quando l’ “Atena servizi globali”, che gestiva in subappalto il bar, comunica con una lettera alle proprie dipendenti che, in seguito all’estromissione della cooperativa dalla conduzione dell’attività, le lavoratrici sarebbero rimaste a casa a partire dal 15 ottobre.
Dopo alcune settimane in cui si sono collezionati svariati tentativi di ottenere delle spiegazioni da parte dell’Industrial Food Mense S.p.a, l’azienda napoletana vincitrice dell’appalto indetto dall’università che rifiutava il reintegro delle lavoratrici, le bariste del Campus hanno deciso di prendere l’iniziativa.
Così lunedì, tre giorni prima del licenziamento, le lavoratrici hanno sospeso spontaneamente l’attività ed organizzato a partire dalle sei della mattina un picchetto che ha ottenuto la solidarietà di molti studenti.

La protesta è durata tutta la giornata nonostante i tentativi di mediazione dell’azienda napoletana e la triste comparsata di un rappresentante sindacale della C.I.S.L., prontamente cacciato, a cui le lavoratrici si erano rivolte in precedenza, ma che si era sostanzialmente disinteressato della faccenda, salvo tentare all’ultimo di riassumere il controllo della situazione. Va sottolineato anche l’atteggiamento pilatesco dell’università di Torino, che, interrogata in merito alla liceità del subappalto, si è lavata le mani del destino delle bariste, trincerandosi nel silenzio più assoluto. Un atteggiamento tanto più grave se pensiamo che chi cede in appalto un servizio ha la possibilità di inserire nel contratto la cosiddetta "clausola sociale", un vincolo che obbliga le cooperative subentranti a riassumere il personale della cooperativa uscente alle precedenti condizioni.

Come sempre in questi casi l'azienda ha cercato di dividere le lavoratrici, promettendo a quelle a tempo indeterminato che sarebbero state ricollocate su altri appalti e sperando così che queste abbandonassero le colleghe a tempo determinato al loro destino. Ma il giochino gli è andato male perché proprio le lavoratrici stabili si sono dimostrate le più convinte nel portare avanti la lotta per il mantenimento del posto anche in favore delle colleghe precarie. Così la determinazione di queste lavoratrici, dopo aver cacciato il rappresentante della CISL si sono rivolte al S.I. Cobas, a continuare il blocco nei giorni successivi, ha portato infine l’azienda napoletana a cedere e ad inviare una lettera in cui si impegnava al reintegro di tutte le lavoratrici del bar.
La vicenda si è conclusa in maniera sostanzialmente positiva nella giornata di mercoledì quando l’Industrial Food Mense ha dovuto garantire l’assunzione diretta delle lavoratrici (aumentando la retribuzione ma diminuendo il monte ore) come promesso: conferma dei tempi indeterminati, stabilizzazione atempo indeterminato per altre due lavoratrici e assunzione fino a gennaio (con promessa di rinnovo) per altre due.

Una vicenda che nel suo piccolo apre scenari interessanti per quanto riguarda la situazione dei dipendenti delle numerose cooperative a cui l’università ha appaltato la gestione della quasi totalità dei servizi su cui si regge l’ateneo torinese. Una vicenda che dimostra come solo la lotta e l’organizzazione dei lavoratori possano ancora far pendere l’ago della bilancia dalla nostra parte, ma anche come la presenza di lavoratori "garantiti" non sia un danno per i colleghi precari (in barba a tutta la retorica del renziana del giovani vs vecchi), ma anzi possa diventare la loro forza se i primi capiscono l'importanza di estendere i loro diritti anche agli altri.    

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