[Torino] Mercati Generali. Firmato un accordo

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Dopo un anno e mezzo di lotta i facchini del CAAT, i mercati generali torinesi, sono finalmente riusciti a strappare un accordo quadro con tutte le parti coinvolte: Comune, cooperative, grossisti e movimentatori.

Un accordo che mette alcuni paletti in un luogo abituato allo sfruttamento più selvaggio: caporalato, lavoro nero, straordinari obbligatori e non pagati, minacce, intimidazioni. Un'intesa che però dovrà essere fatta rispettare realmente all'interno del mercato da ogni singolo padroncino. Ma il risultato di questa lotta è molto più importante dell'accordo raggiunto: la vera vittoria è la costruzione di un organizzazione in grado di far rispettare i diritti dei lavoratori dentro alle mura del mercato. Questa organizzaione è l'unica garanzia perché l'accordo abbia davvero efficacia da qui in avanti. Di seguito ripubblichiamo l'aggiornamento di Tg Val Susa.

 

Ritorna il sereno, almeno temporaneamente, sui Mercati Generali di Torino, dopo la firma dell’accordo, denominato Verbale di Intesa, tra il SiCobas, sindacato dei lavoratori della logistica, e le controparti Comune di Torino, Associazione dei Grossisti Ortofrutticoli -Fedagro Piemonte, Direzione del Centro Agroalimentare, Associazione Movimentatori e rappresentanza delle Imprese di Movimentazione, rappresentate rispettivamente dall’Assessore Pd al Commercio Domenico Mangone, Ottavio Guala, Giuliano Manolino, Antonio Gammino, Potito Di Chio.

Per l’occasione era presente anche il sindaco Fassino in funzione di Gran Cerimoniere.

L’accordo sancisce una “tregua armata” tra le parti e chiude una vertenza sindacale delicata per durezza dello scontro e per importanza della posta ingioco. Ha pesato sull’esito positivo per tutti la determinazione dei lavoratori e  la fragilità degli equilibri in una struttura che governa le forniture agroalimentari di tutta l’area di Torino e che vede al proprio interno convivere soggetti con interessi non sempre convergenti.

L’accordo odierno è semplicemente una enunciazione di “intese di principio e di linee guida” volte consolidare i  risultati finora conseguiti e prevede

    a) il riconoscimento implicito del Si Cobas come rappresentante dei lavoratori (non ci sono altri sindacati significativamente attivi al Caat),
    b) l’impegno a contrastare il lavoro irregolare, la concorrenza sleale e a perseguire la legalità,
    c) l’impegno a migliorare le condizioni del lavoro stesso (in particolare quello notturno)
    d) l’impegno ad applicare contratti collettivi di lavoro
    e) l’impegno a regolare i rapporti tra le varie componenti
    f) l’applicazione delle clausole di salvaguardia e conseguenti garanzie di mantenimento del posto di lavoro in presenza di cambio degli appalti.

Al di là delle buone intenzioni e della apparente buona volontà di tutti, ora si tratterà di far applicare tutti questi buoni propositi ma la soddisfazione del sindacato riguarda il fatto stesso di aver fissato delle regole, concetto a cui il Caat fino ad oggi era estraneo.  L’aver portato il Comune a cercare la “normalizzazione” annunciata mesi fa dall’assessore Mangone è l’atra faccia del successo sindacale perchè evidentemente la situazione non era normale. I lavoratori lo hanno denunciato per tutta la durata, un’anno e mezzo, della vertenza: lavoro nero, caporalato, licenziamenti, discriminazioni verso i delegati sindacali, paghe da fame, niente mutua, ferie, contributi, interferenze anomale che avevano persuaso la Commissione comunale per il contrasto dei fenomeni mafiosi a inserire nel proprio programma (punto D) l’investigazione su “infiltrazioni della criminalità organizzata nel sistema agroalimentare”.

Cosa manca nell’accordo? Manca la definizione delle paghe base che viene demandata al contratto nazionale della logistica per il quale è già indetto in tutta Italia uno sciopero il  29 Ottobre. E manca la certezza che tutte le componenti, comprese le cooperative estranee all’odieno accordo, vogliano o riescano a farlo applicare. “C’è ancora tanto da fare – dice Francesco Latorraca, responsabile del SiCobas – Ci sono resistenze da parte delle cooperative, è comprensibile, ma adesso bisogna far rispettare l’accordo“.  Su questo, i lavoratori auspicano una vera collaborazione della dirigenza e dell’autorità politica.

Che la cosa non si presenti facile,  che il contrasto abbia lasciato qualche ruggine e qualche diffidenza lo fanno capire le parole  del presidente dei grossisti, Guala: “L’accordo è condivisibile nelle motivazioni, non nel metodo adottato per arrivarci: certe cose non devono più succedere“. Da leggere probabilmente come “Non ci piacciono gli scioperi, specie quelli imprevisti“.

Un anno e mezzo di lotta dura (con cariche della polizia, un morto per infarto e rischi di scontri tra lavoratori e mercatari) in un contesto difficile ha lasciato il segno ma ha anche portato buoni risultati se si considera il punto di partenza cioè le condizioni protoindustriali in cui si agiva da ormai troppo tempo con interlocutori poco abituati alle vertenze sindacali. Una situazione complessiva che rischiava di presentare un alto prezzo politico al Comune che ha trascurato a lungo di intervenire.Ora comincia una nuova fase ma i lavoratori ripartono da posizione più avanzata.

Fabrizio Salmoni

Rete Camere Popolari del Lavoro