[Napoli] Che succede all'Asia di Napoli?

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Cronache da una vertenza esemplare
L'A.S.I.A è l'azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti a Napoli. Tutti i napoletani la conoscono, anche perché ci lavorano non poche persone: 2300 circa gli addetti, tra spazzamento, raccolta e servizi speciali.

 

Dopo le tristi vicende della giunta Iervolino, durante la quale il servizio di raccolta era stato subappaltato a ditte piccole e piccolissime di padroni e padroncini in odore di, col cambio di giunta l'azienda torna ad essere di fatto pubblica – una partecipata le cui quote sono detenute solo dal Comune di Napoli; la città viene divisa in dieci distretti e la raccolta torna a funzionare: con alti e bassi, certo, ma nulla a che vedere col disastro precedente. Si inizia addirittura ad implementare il servizio di raccolta differenziata porta a porta: l'ultimo quartiere ad essere interessato è stato il centro storico cittadino. Inoltre, cosa non da poco, i livelli occupazionali restano invariati.

Tutto bene, quindi? Insomma.
Un'azienda è un'azienda, per quanto possa essere di fatto controllata dal pubblico, il quale pure deve rispondere alle stringenti direttive sul pareggio di bilancio. Il management dell'ASIA, inoltre, sa che dopo le elezioni, quando si dovranno affidare a mezzo gara i servizi di raccolta per la città metropolitana di Napoli, dovrà concorrere con molte altre aziende, talune private. Si aggiunga a questo il fatto che, come spesso succede, si sono incrostati negli anni svariati rapporti clientelari e cinghie di trasmissione più o meno occulte tra dirigenza, sindacati complici e lavoratori: è in questo contesto che dobbiamo leggere la vertenza in atto, quella relativa al rinnovo contrattuale.
I dipendenti ASIA sono, per la maggior parte, inquadrati al secondo livello, uno dei più bassi, nonostante molti di loro abbiano seguito diversi corsi di formazione e si trovino a lavorare con mezzi per la raccolta che richiedono una certa professionalità, per non parlare di quelli formati per la raccolta differenziata. È naturale, quindi, che i lavoratori vogliano il terzo livello...naturale per tutti, ma non per la dirigenza, che pensa bene di legare il passaggio al terzo livello all'accettazione di una condizione lavorativa estremamente pericolosa, quella cioè del monoperatore.
L'ASIA, praticamente, vorrebbe vincolare il passaggio di livello all'accettazione, da parte del singolo lavoratore, di uscire da solo con il mezzo di raccolta, guidarlo, fermarsi, scendere dal camion, caricare il cassonetto, svuotarlo, compattarlo, rimetterlo a posto, risalire al posto di guida e ripartire. Deve preoccuparsi anche di raccogliere, da solo, la stessa quantità di rifiuti che raccoglievano in due o tre, perché i camion alla consegna vengono pesati, e se sono al di sotto di un certo peso i lavoratori non prendono il premio di produttività, l'indennità subentrata allo straordinario quando questo è stato cancellato per sempre. Gli equipaggi passerebbero dai due o tre operatori attuali a uno solo, in una città dove non sono infrequenti le minacce agli operatori ASIA, specialmente di notte, quando magari bloccano una certa strada a una certa ora, in un momento in cui proprio non dovrebbero bloccarla. In quella stessa città dove sabato 5 marzo un autista è morto, colto da malore, dopo 13 notti consecutive di servizio.
Quale premio per questo sacrificio? Il passaggio di livello – un atto dovuto – è la miseria di 2,5 euro al giorno!
Insomma, il solido piano industriale ASIA non consiste, per esempio, nel costruire impianti di compostaggio; aumentare il numero di isole ecologiche; migliorare il servizio di raccolta RAEE; estendere la differenziata, comprando dei nastri selezionatori; niente di tutto questo, più semplicemente ridurre gli equipaggi per raddoppiare o triplicare i mezzi in servizio, rendendo così più efficiente – sulla carta – la raccolta e più appetibile il servizio che l'azienda offrirà ai propri possibili committenti pubblici. La solita concorrenza sulla pelle dei lavoratori, il fiore all'occhiello dell'impresa italiana!
Ma...forse l'ASIA, il Comune non hanno i soldi? Certo non navigano nell'oro: ma se è vero questo, perché a Settembre scorso, in controtendenza rispetto agli anni scorsi, hanno affidato a mezzo gara, a ditte esterne, la redditizia raccolta dei cartoni, per la modica cifra di 26 milioni di euro?
Non lo sappiamo. Sappiamo, però, che non tutti i sindacati hanno accettato questa infame proposta: la CGIL e l'USB si sono opposti e, nei vari depositi, sono in corso assemblee sull'accordo che porteranno probabilmente ad un referendum da tenersi entro il mese: qualunque cosa i lavoratori decidano di fare dopo, hanno fin da ora il nostro pieno e incondizionato sostegno.
Nessuna gara al ribasso sulla pelle dei lavoratori, né all'ASIA né altrove!

 

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