25 marzo senza giornali. Lo sciopero dei poligrafici

sciopero dei poligrafici

Oggi nelle edicole delle nostre città niente “La Repubblica”, “Il Mattino”, “Il Messaggero”, “Avvenire”, ecc.

Non si tratta di uno sciopero dei giornalisti, bensì di tutte quelle lavoratrici e lavoratori che rendono possibile che le parole diventino carta stampata: i poligrafici. Alla base della protesta c’è il tentativo da parte del gruppo Caltagirone di cambiare le regole del gioco.

Nello specifico, l’editore, proprietario di diverse testate su tutto il territorio nazionale (Il Mattino, Il Messaggero, Il Gazzettino, Leggo, ecc.), ha aperto tre procedure di cessione di ramo d’azienda e sta provando ad imporre a 77 lavoratori del gruppo il passaggio al CCNL Terziario, distribuzione e servizi, decisamente più sfavorevole ai lavoratori di quanto non sia il contratto attualmente in vigore, quello dei poligrafici.

Lo scontro ha avuto inizio in forma più dura e manifesta all'inizio di quest'anno con il licenziamento di tre lavoratori de Il Mattino di Napoli; licenziamenti ai quali i poligrafici del giornale campano hanno reagito e si sono opposti fermamente, costruendo così attorno alla loro determinazione la più generale opposizione all'attuale tentativo della dirigenza della Caltagirone Editore S.p.a. di imporre condizioni peggiorative a chi con il proprio lavoro manda avanti il giornale.

Un tentativo, dicevamo, che i lavoratori del gruppo hanno rispedito prontamente al mittente, organizzando scioperi e proteste che ormai vanno avanti da tempo e che abbiamo documentato proprio in settimana. Ora, però, dopo il fallimento del tavolo di trattativa, tenutosi a Roma lo scorso 22 marzo, la lotta ha esondato gli argini del gruppo Caltagirone ed è arrivata a toccare i lavoratori poligrafici su tutto il territorio nazionale.

Questi considerano infatti che l’attacco in corso nel gruppo Caltagirone possa fare da apripista ad una revisione al ribasso delle condizioni di lavoro in essere. Di qui l’indizione di uno sciopero non aziendale, ma nazionale. Una decisione che ha mandato su tutte le furie l’associazione di categoria padronale, con la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) che si è adirata per i “danni rilevanti a tutte le aziende editoriali”. “Avvenire” si è aggiunta al coro, specificando sul proprio sito che la protesta è “particolarmente penalizzante perché cade nella settimana santa di preparazione alla Pasqua e in un momento di drammatici eventi internazionali. Sempre la FIEG, poi, ha bollato lo sciopero come incomprensibile, perché “proclamato a fronte di una singola vertenza”.

In anni in cui spesso ci si limita a protestare azienda per azienda, quando non reparto per reparto, lo sciopero dei poligrafici segna un parziale elemento di discontinuità. I lavoratori hanno infatti letto le scelte di Caltagirone come immediatamente lesive degli interessi di tutte e tutti, non solo di coloro che oggi lavorano per quello specifico gruppo. Di qui uno sciopero che contiene germi di una solidarietà che si declina differentemente da quanto troppo spesso accade: non una vicinanza “pietistica”, da “bravi cristiani” pronti ad alleviare le sofferenze di qualcuno che è però “diverso da sé”, bensì un’azione di lotta da pari a pari, di chi riconosce nel lavoratore sotto attacco un “altro sé” e per questo decide di mobilitarsi e rinunciare ad una giornata di salario.

Nello sciopero di ieri viveva con forza una convinzione che viene da lontano e che troppo spesso giace dimenticata nella Storia: “Céder un peu c’est capituler beaucoup! (“Cedere un poco è capitolare tanto”).

Per approfondimenti:

Il comunicato della SLC-CGIL 

Rassegna.it

Il comunicato dei poligrafici in sciopero a La Repubblica

 

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