[Napoli] Bloccate le strade del Centro. Ieri in strada i lavoratori dei call center

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Erano più di mille, colorati, incazzati, erano i lavoratori dei call center di Almaviva e della Gepin che ieri (31 marzo 2016) sono scesi in piazza e hanno deciso di sfilare insieme in un lungo corteo per difendere il loro posto di lavoro.


L’azienda Almaviva solo poche settimane fa ha lanciato un nuovo piano di ristrutturazione aziendale che prevede quasi 3000 esuberi nei tre stabilimenti in Italia, di cui 400 solo qui a Napoli. Una sventagliata di tagli che arrivano quasi per annunciare la scadenza dei tre anni di Cassa Integrazione prevista per il 31 maggio. Insomma dopo una lunga dose di finanziamenti pubblici è arrivata l’ora per l’azienda di continuare a guadagnarci, minacciando di far saltare qualche testa (migliaia per la verità) dei lavoratori.
Al concentramento per il corteo previsto in via Brin, proprio fuori ai cancelli di Almaviva, si sono aggiunti anche i lavoratori e le lavoratrici della GepinContact, altra azienda di call center che ha sede a Casavatore e nella quale sono previsti altri esuberi.
Le aziende sono diverse, il colore e le sedi sono differenti, le commesse e i padroni hanno diversi nomi, ma la canzoncina che veniva cantata ogni giorno ai lavoratori era la stessa: “non vi preoccupate, ci sono stati momenti di crisi, ma ora ne stiamo uscendo”, “fate del vostro meglio che domani l’azienda vi ripagherà” ecc. ecc.
Proprio per rispedire al mittente gli onori del trattamento ricevuto, dopo giorni di scioperi e mobilitazioni, oggi questi lavoratori sono scesi in piazza uniti nella lotta con un obiettivo ben chiaro: alzare la testa e attraversare in coro la città fino a quelle sedi istituzionali, Regione e Comune, che sempre più spesso in momenti di crisi si riempiono la bocca di belle promesse.

Dopo il concentramento il corteo ha imboccato Corso Umberto e lì, sulle scale dell’Università, ad attenderli c’era un gruppo di universitari appartenenti al collettivo CAU e allo spazio Ex-opg “Je so’ Pazzo” che con un’azione simbolica ha dato solidarietà e riscosso il ringraziamento sentito di centinaia di lavoratori.
Un incontro, quello di oggi, tra studenti, che spesso si ritrovano a dover accettare lavoretti part-time di estrema flessibilità oraria proprio come quella dei call center per riuscire a far fronte alle ingenti spese universitarie, e lavoratori ormai non più ventenni che si sono rivisti in quelle scelte, alla ricerca del lavoretto veloce e che ora dopo 20 anni di servizio ancora sono tenuti in contratto part-time.
Il report più vero che si può scrivere sulla giornata di ieri è quello di una giornata di solidarietà, partecipata da tanta gente che è scesa in strada per schierarsi al fianco di chi lotta.

In piazza ieri c’erano anche le lavoratrici di altri call center, che portavano quel messaggio di solidarietà a chi è sulla nostra stessa barca, a chi riesce a capire chi è il vero nemico e chi sono invece i tuoi alleati, oltre le divise aziendali e le sfide tra competitor lanciate dai team leader. Solidarietà da altre realtà lavorative che vivono o hanno già vissuto sulla propria pelle le esperienze della delocalizzazione all’estero, solidarietà da parte di chi per potersi assicurare un muto per comprare casa ha pensato bene di dividere il lavoro tra due aziende.
Anche quei lavoratori che vivono ogni giorno via Brin come i lavoratori della ditta di pulizie Cooper Pul e della Napoletana Gas, oggi prima di girare nei cancelli dei propri stabilimenti si sono fermati al concentramento.
Nei primi giorni di maggio scadranno le commesse per la Gepin, nei prossimi giorni i delegati Almaviva incontreranno l’azienda al Ministero. La strada è ancora in salita ma oggi di sicuro è stato lanciato un messaggio forte e chiaro: “Se toccano uno, toccano tutti!”

Fonti: RepubblicaCorriereDellaSera

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