[Milano] Corteo in solidarietà alle lotte contro il Jobs Act francese

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Sabato, a Milano, è stata una giornata all'insegna della solidarietà ai lavoratori e al popolo francese in lotta contro la Loi Travail, ma anche un'occasione per il rilancio, in Italia, dell’opposizione all’applicazione del Jobs Act. Ormai lo sanno tutti, le due riforme sono molto simili e non perché i francesi avrebbero copiato quella italiana, bensì per il fatto che i padroni vogliono ribassare ovunque le condizioni salariali e di lavoro calpestando la nostra dignità, indipendentemente dalla nostra nazionalità.

Contro questo attacco e il silenzio complice dei sindacati confederali, i sindacati di base Si.Cobas, CUB, ADL Cobas, SGB e USI AIT, USB e Confederazione Cobas hanno deciso di rispondere con una giornata di mobilitazione.
Ieri mattina è stato organizzato un presidio davanti all’Ambasciata francese che, nonostante la pioggia torrenziale, ha contato più di cento persone fisse e molte altre che venivano e andavano: i governanti francesi sappiano che i lavoratori che tentano di schiacciare non sono soli, ma hanno dalla loro parte la solidarietà internazionale!
In seguito, nel pomeriggio, dalle 15, un lungo corteo partecipato da lavoratori provenienti sin da Roma è partito da piazza della Repubblica per arrivare in piazza Cordusio, gridando a gran voce che neanche qui, anche se la legge è passata, l’opposizione è stata pacificata. Contro i tentativi dei media, che ovviamente oggi non riportano nulla del lungo corteo che ha attraversato il centro della “capitale finanziaria” italiana, ieri molte voci di tutto il mondo hanno gridato che “non è finita qui”, che non ci vogliamo lasciar sfruttare in silenzio. Al corteo è stato impedito, come spesso accade, di mostrare il proprio dissenso davanti al consolato, che si è nascosto ammainando la bandiera francese, scomparsa dalla facciata, e proteggendosi dietro un nugolo di poliziotti.
La piazza si è mostrata decisa nelle sue rivendicazioni. I sindacati concordano sul fatto che fosse necessario non solo sostenere la lotta francese, che ormai prosegue da mesi sotto una costante minaccia di repressione (che lo “stato di emergenza” rende ancora più aspra), ma anche ritornare a lottare in Italia, allargare lo spazio delle contestazioni già presenti ed attive sul territorio, e soprattutto ricompattare le varie realtà del sindacalismo di base sotto un unico scopo: contrastare le politiche padronali del governo Renzi. Questo è possibile innanzi tutto uscendo dai settori tradizionalmente di lotta, come la logistica, per coinvolgere i lavoratori in maniera trasversale, dai metalmeccanici ai chimici, promuovendo un coordinamento “indipendentemente dalla bandiera che ognuno di noi difende”

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