Pubblica Amministrazione: l'efficienza vista dal basso. Le parole di un lavoratore Sogei (ICT)

Pubblichiamo il contributo di un lavoratore della Società Generale d'Informatica - Sogei, una s.p.a. che opera nel settore dell’Information & Communication Technology (ICT), offrendo servizi alla Pubblica Amministrazione ed è controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi a totale partecipazione statale.

Ci sembra interessante perché aiuta a capire cosa significhino nel concreto i “tagli” ed il processo di “efficientamento” della pubblica amministrazione. Vale a dire, al netto della retorica su sprechi e sperpero di denaro pubblico, peggioramento delle condizioni lavorative, tramite un’intensificazione dei ritmi e l’introduzione di diverse condizioni contrattuali, rese possibili dai provvedimenti legislativi approvati negli ultimi anni.

Il tutto anche per garantire “congrui” margini di profitto ai vari anelli delle catene di appalti e sub-appalti, facendone ricadere il peso in maniera via via crescente quanto più si scende in basso in queste catene. Con i lavoratori delle imprese subappaltanti, come viene riportato nel testo, che sono “gli ultimi di questa piramide” e con quelli diretti della Sogei che hanno gli stipendi bloccati da un anno e mezzo e che, tuttavia, devono sentirsi dei ‘privilegiati’, considerate le condizioni – peggiori, ben peggiori – degli altri che li circondano.

Storie come questa aiutano a capire quindi anche la frammentazione, che non è solo elemento ideologico, ma si fonda su elementi estremamente materiali. I “nostri” sono lì, sono gli “ultimi della piramide”, ma sono anche i dipendenti pubblici, criminalizzati da politici e giornalisti. Riunire i “nostri” è compito imprescindibile e testi come quello che seguono aiutano ad accumulare elementi di conoscenza fondamentali se non si vuole ricadere in una vuota retorica, che rischia di essere speculare a quella promossa dalle classi dominanti.

Alcune aziende a parziale o totale partecipazione statale come Sogei sono dei veri e propri generatori di precarietà e svilimento dei lavoratori. Prova che i governi siglano patti di stabilità ben consci dei meccanismi di compressione dei diritti e dei salari. Il subappalto è il mezzo principale. Le figure lavorative interessate sono tre: gli impiegati delle aziende sub appaltanti, gli impiegati Sogei ed i dirigenti. Questi ultimi, dai livelli più bassi a quelli più alti, sono via via sempre più legati a vincoli di fedeltà politica.

Quando si decide di dare un segnale di "efficienza" e risparmio della pubblica amministrazione gli effetti dei tagli ricadono in maniera estremamente sproporzionata dall'alto verso il basso. La dirigenza è quella che risente di meno di tali manovre perché ad un ridimensionamento degli stipendi fa coincidere maggiori premi di produzione. Questo accade perché altre realtà come ad esempio Equitalia commissionano molti lavori alla stessa Sogei, della cui utilità o sulla cui modalità di realizzazione ci sarebbe da discutere ulteriormente.

I dipendenti Sogei da un anno e mezzo hanno gli stipendi bloccati, ma il loro livello di retribuzione sia diretto sia indiretto (assicurazione sanitaria per loro e familiari) rimane buono. I consulenti, ovvero i dipendenti delle imprese sub appaltanti, sono gli ultimi di questa piramide. Fanno il lavoro "sporco" perché viene fornita loro scarsa documentazione ed il motivo è legato a quanto accennato pocanzi. Appalti spesso senza una reale progettualitá ma con la necessità di fatturare in modo da giustificare i costi alla pubblica amministrazione.

Veniamo ora alla parte che ci riguarda più da vicino, e cioè mansioni e contratti. Fino al 2008 le aziende in fornitura dovevano garantire a Sogei che i propri dipendenti fossero tutti assunti con contratti a tempo indeterminato. Tale vincolo non era sempre rispettato perché le intermediazioni tra Cliente (Sogei), impresa appaltante "capo commessa" e subappaltante erano via via prosciugati dal margine di profitto (dirigenza e proprietà) di ciascuna azienda. Da qui la necessità da parte della capofila di trovare partner "affidabili" come piccole società al di sotto dei 15 dipendenti con bassissimi costi di gestione (una segretaria, un commerciale ed il padrone). Il commerciale non viene impiegato per trovare nuove opportunità di lavoro, ma per cercare profili lavorativi a basso costo.

Ad esempio, ma non solo, proporre a persone con una certa anzianità di lavoro e di età tra i quaranta-cinquant'anni in cassa integrazione o mobilità, di accettare un risicatissimo tempo indeterminato (21 mila euro lordi annui), con relativi straordinari non pagati ovviamente. Presentare il neodipendente con tutte le carte in regola, compreso il curriculum taroccato, e superare il controllo dell'ufficio contratti Sogei. Poi al cinquantanovesimo giorno del periodo di prova di 60 giorni, richiamare il dipendente e rescindere il contratto, per fargliene firmare un altro part-time con relativo fuori busta per raggiungere i 1200 euro precedenti. Una volta finiti i due anni di tempo determinato, proporre/imporre la partita IVA con aggravanti annesse, perché a quel punto si viene pagati dai trenta ai sessanta giorni dopo, senza contare che non si ha più diritto a ferie, TFR e si hanno contributi ridottissimi. Con il nuovo appalto da poco aggiudicato tutto questo è divenuto lecito. Sogei ha dato la possibilità alle imprese fornitrici di impiegare sia contratti a tempo determinato sia a partita IVA.

Un'altra cosa interessante e allo stesso tempo deprimente è data dai rapporti lavorativi e umani che si stabiliscono. Fino alla metà degli anni duemila i progetti erano composti da una media di tre/sei lavoratori.

Il più esperto era il capo progetto; gli altri più o meno si equivalevano. Oggi non è più così. Per risparmiare si strapaga il "nerd" di turno che lavora per quattro e che mette poi "toppe" su "toppe" al lavoro di scarsa qualità che gli espertissimi, si fa per dire, neoassunti producono. Non sempre ci riescono e in generale il lavoro che viene fatto è precario per il lavoratore, precario per il reale utente finale ma assai solido per il sistema che lo giustifica.

Con buona pace della meritocrazia che vista da "quaggiù" è un termine vuoto, arrogante e offensivo perché ha letteralmente fatto a pezzi la normalità e la relativa serenità delle nostre vite.

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