Finmeccanica: è l’ora delle lacrime per i lavoratori

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Negli ultimi mesi abbiamo assistito in tutt’Italia alla lotta degli operai e delle operaie dell’Ansaldo Breda, dell’Alenia e, più in generale, alla mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici di Finmeccanica, gruppo controllato dal Tesoro. Scioperi, manifestazioni, proteste contro la privatizzazione, contro la chiusura degli stabilimenti, le esternalizzazioni e la cassa integrazione. Fino ad ora però sono state trattate e considerate come lotte all’interno di una singola azienda o – peggio ancora – di un singolo stabilimento. L’analisi del piano industriale di Finmeccanica ci mostra che non è così: la dismissione dell’Ansaldo Breda è legata a quella possibile dell’Ansaldo STS; a loro volta la privatizzazione delle attività collaterali è intimamente collegata alla volontà di concentrarsi su quelle core business, che significa creare la SuperSelex, così come la ristrutturazione dell’Alenia, con annessa chiusura di siti, trasferimenti e cassa integrazione per gli opera.

Guardare ad ogni azienda come ad una situazione a sé stante non permette di cogliere la portata generale dell’attacco e nemmeno di costruire le armi adeguate per la lotta. Si rischia di guardare l’albero e di non vedere la foresta…

Privatizzazione fin da subito dell’Ansaldo Breda, cassa integrazione e trasferimenti per i lavoratori, esternalizzazioni. Ecco il contenuto del nuovo piano industriale

Il passaggio di testimone da Berlusconi a Monti ha aperto nuovi scenari. Nell’ultima settimana trasmissioni tv e giornali hanno ospitato decine e decine di interventi che si interrogavano sul significato del “governo tecnico”.  La maggior parte degli osservatori conveniva su una cosa: il nuovo esecutivo potrà dare una decisa accelerazione a quelle riforme di cui il paese necessita, secondo quanto più volte espresso da istituzioni europee, Fondo Monetario Internazionale (FMI) e grandi imprese italiane.

Tra le varie voci troviamo anche quella relativa alle privatizzazioni. Dopo anni in cui si è proceduto a rilento, c’è bisogno di sottrarre al controllo dello stato il patrimonio che ancora detiene nelle sue mani. Si va dalle dismissioni del patrimonio immobiliare alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, fino a quella delle grandi aziende statali: ENI,Enel, Poste, RAI. Ce n’è una, però, che negli ultimi tempi è stata oggetto di politiche piuttosto aggressive: Finmeccanica.

Finmeccanica: la “tasca” di politici e imprenditori

L’azienda, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), in particolare negli ultimi anni è stata una vera e propria gallina dalle uova d’oro. Tanti politici ed imprenditori l’hanno letteralmente spolpata. Le ultime inchieste della magistratura mostrano un quadro inquietante: tangenti, sovrafatturazioni delle commesse, fondi da destinare a fondazioni del politico di turno. E così, per usare le parole de La Repubblica,  Finmeccanica è diventata la “tasca” cui attingere ogni qual volta se ne presentasse l’esigenza.

Questa situazione, unitamente a strategie aziendali risultate errate, hanno portato ad un drastico peggioramento delle performance di Finmeccanica nell’ultimo trimestre. Conti in rosso, indebitamento crescente, zero dividendi per il 2011, sono tra gli indicatori che più hanno destato preoccupazione negli ultimi giorni, così come il brusco calo in borsa, con un ribasso addirittura del 20,3% nella sola giornata del 15 novembre.

I vertici aziendali hanno elaborato un piano industriale che prevede cambiamenti significativi per molte delle società del gruppo. L’idea di fondo che muove il management è che Finmeccanica non può più permettersi un ventaglio ampio di attività. Bisogna restringerle fino ad includere solo quelle ritenute core business, dismettendo invece tutte le altre.

Il nuovo piano industriale: Ansaldo Breda e Ansaldo STS…

E così in cantiere ci sono innanzitutto le privatizzazioni. Nell’occhio del ciclone è entrata la Ansaldo Breda, società produttrice di veicoli ferroviari. Finmeccanica spera di ricavare un miliardo di euro e di utilizzare poi i proventi per ridurre il livello di indebitamento del gruppo. Tuttavia, conscio della scarsa appetibilità di un’azienda che, anche a causa di una gestione aziendale scellerata – come sostengono i lavoratori – ha accumulato debiti per centinaia di milioni di euro, l’amministratore delegato del gruppo, Orsi, è pronto a mettere sul tavolo della trattativa di cessione anche il “gioiellino” Ansaldo STS, leader nel settore del segnalamento ferroviario.

Il momento per i lavoratori dell’Ansaldo Breda è particolarmente critico. Nel giro delle due prossime settimane l’azienda dovrebbe presentare il piano di ristrutturazione aziendale. Ma non c’è da aspettarsi nulla di buono, considerato che già dal marzo scorso, per lo stabilimento di Napoli, è stata avviata la cassa integrazione straordinaria a rotazione per 173 dipendenti.

In prospettiva c’è quindi la cessione di tutto il settore ferroviario. A questo va aggiunta la possibilità della cessione anche del comparto autobus, con la vendita, prevista nel 2012 della BredaMenarinibus.

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La privatizzazione dell’Ansaldo Breda, quella possibile di Ansaldo STS e quella futura della BredaMenarinibus rientrano nel novero della dismissione delle attività collaterali. Contemporaneamente Finmeccanica punta ad un riassetto del core business. Chi pensasse però che tagli e sacrifici da una parte sarebbero compensati da investimenti e miglioramenti da un’altra rimarrebbe deluso.

Il piano di ristrutturazione dell’Alenia, sancito dall’accordo siglato da azienda e organizzazioni sindacali lo scorso 8 novembre, prevede infatti ben 747 esuberi in tutt’Italia e la chiusura delle sedi di Roma, Venezia e Casoria (con conseguente trasferimento della forza lavoro in altri siti, a volte anche fuori regione), la fusione con la Aermacchi ed il trasferimento della sede legale del gruppo da Pomigliano d’Arco (NA) a Venegono, in provincia di Varese. Come se non bastasse saranno esternalizzati i settori della vigilanza, della logistica e dei magazzini.

Come per l’Ansaldo Breda, le condizioni dei lavoratori sono destinate ad un netto peggioramento. Ed anche in questo caso gli operai sono stati individuati dai vertici aziendali come il soggetto su cui scaricare i costi della ristrutturazione che risponde alla parola d’ordine della “razionalizzazione”.

…Selex

Sempre su questa logica si fonda il riassetto della Selex. Il settore dell’elettronica per la difesa sarà riorganizzato con la creazione di una SuperSelex, frutto della fusione della Selex Sistemi Integrati, della Selex Galilei e della Selex Elsag. Si parla della necessità di eliminare le attuali “sovrapposizioni”. Peccato che spesso queste parole coincidano con l’esclusione dal ciclo della produzione di una parte più o meno grande della forza lavoro fino a quel momento impiegata.
Infine, i vertici Finmeccanica stanno vagliando la possibilità di dismettere le partecipazioni di minoranza in diverse società, tra cui l’AVIO (di cui l’azienda ha in portafoglio il 14%).

 

o.75304.jpgUn po’ di rassegna stampa degli ultimi giorni

Finmeccanica al riassetto. In arrivo una SuperSelex - Il Sole 24 Ore - 15 novembre 2011
Finmeccanica ora blocca lo scorporo immobiliare - Il Sole 24 Ore - 17 novembre 2011
Conti Finmeccanica in profondo rosso. Il titolo crolla: -20& - La Stampa – 16 novembre 2011
La caduta di Finmeccanica, meno 20% - Il Corriere della Sera – 16 novembre 2011
Ora energia e ferrovie sono meno strategiche – La Stampa – 16 novembre 2011

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