La protesta dei lavoratori della IXFIN di Marcianise (Caserta): una storia emblematica

I lavoratori della IXFIN: forse in questi anni avete già sentito parlare di loro. O forse no. Forse avete sentito parlare di loro perché questa storia parla di voi. Parla di tutti. Perché è una storia italiana, di imprenditori che dichiarano fallimento dopo aver avuto milioni di euro dallo Stato, di operai mandati a casa, di famiglie costrette a sopravvivere con poco più di 400€ al mese, di istituzioni assenti e complici, di politici corrotti, di svendita del patrimonio industriale del Paese, di distruzione del Sud Italia.
Una brutta storia, come troppe ne abbiamo viste in questi anni. Ma è anche una storia di lotta e di dignità, che vale la pena conoscere. Per capire, lottare, organizzarsi. Per intrecciare quella solidarietà fra lavoratori e dare quella visibilità alle vertenze senza le quali saremo sempre sconfitti…

2012, venerdì 2 marzo. Centinaia di lavoratori della IXFIN di Marcianise bloccano l’uscita dell'A1 di Caserta Sud per circa un’ora, chiedono e ottengono un incontro prima in Provincia e poi in Prefettura. Lunedì 5 marzo duecento di loro sono di nuovo in piazza a Napoli, per protestare sotto la sede della Regione Campania. Chiedono che vengano subito riattivati gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione, che ormai non viene percepita dal 1° gennaio, e che sia anzi prorogata entro l’8 marzo, per evitare che i lavoratori siano messi in mobilità e ben 650 famiglie vengano lasciate senza un euro e senza speranza. Pretendono che venga finalmente messo in atto l’Accordo di Programma per l’area casertana, che dovrebbe riavviare progetti ed occupazione sul territorio. Dopo un’ora e mezza di vana attesa, i lavoratori si spostano sul lungomare e cominciano un blocco stradale per ottenere almeno un incontro con le istituzioni. Venti minuti e la polizia minaccia la carica, ma arriva finalmente l’ok: una delegazione viene ricevuta. Dopo una lunga trattativa si giunge ad un precario accordo: tornate domani, la Regione si impegnerà a liquidare subito quel 40% con cui finanzia la cassa integrazione in deroga, di modo da coprire i passati ed i prossimi mesi, poi chissà... I lavoratori tornano a casa: ancora una volta mobilitarsi non è stato inutile, ma il futuro resta pieno di incognite.
Cronaca di una giornata qualsiasi in questa regione in crisi. E in questi anni di crisi. O no? Forse vale la pena di approfondire un poco questa storia, davvero emblematica di come funziona il capitalismo italiano. Perché i problemi dei lavoratori IXFIN non iniziano proprio ieri…

Anni ’90. L’Olivetti, azienda che era stata fra le più importanti al mondo nel campo delle macchine per scrivere, da calcolo e dell'elettronica, viene distrutta, smembrata, ristrutturata. I suoi dipendenti divisi in decine di società, spostati in giro per l’Italia. L’IXFIN di Marcianise nasce da questo gioco di scatole cinesi: in nemmeno dieci anni di vita assiste addirittura ad una ventina di cambiamenti di proprietà! Alla fine a rilevare la ditta che produce componentistica elettronica è Massimo Pugliese, fratello del più noto Marco (deputato del PDL ed ora, dopo il riposizionamento post-berlusconiano, iscritto al gruppo parlamentare Forza del Sud, fra i sostenitori del Governo Monti).

2006. Massimo Pugliese, dopo aver intascato decine di milioni di euro dallo Stato per riavviare l’attività, si impossessa degli stabilimenti e poco dopo dichiara fallimento. I sospetti di attività speculativa sono talmente forti che si muove anche la Guardia di Finanza. Di mezzo c’è pure Luigi Cesaro, futuro presidente della Provincia, diventato stranamente proprietario della Texas di Aversa, una delle aziende collegate alla IXFIN. Ma il curatore fallimentare di Pugliese è l’avvocato, futuro assessore regionale al lavoro, Severino Nappi: così Pugliese la passa liscia. L’IXFIN chiude definitivamente, circa 1000 operai sono costretti alla cassa integrazione, che comunque ottengono solo dopo una forte mobilitazione. Una mobilitazione che li porta sulle prime pagine dei giornali e persino in televisione su REPORT, in una puntata dedicata alle esternalizzazioni - invenzione del moderno capitalismo per far fare ancora più profitti ai padroni senza produrre nulla.

2006-2012.
Da mille, i lavoratori diventano via via 650. Quelli che possono se ne vanno in pensione. Altri emigrano. Qualcuno trova qualche altro lavoro. Ma non è facile. La maggior parte degli operai IXFIN ha circa 40 anni: sono troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per spostarsi o per essere ricollocati. Tuttavia non mollano. Ogni volta si mobilitano per evitare che finisca la cassa integrazione, quei pochi spiccioli che gli danno per poter sopravvivere. Si mobilitano soprattutto perché quell’Accordo di Programma, avviato dal Governo Prodi nel 2006 e sottoscritto nel 2008, sia effettivamente attivato. Al momento ci sono solo chiacchiere e consulenze ben pagate per i portaborse dei politici; eppure dovrebbero essere già stati stanziati 37 milioni dalla Regione e 50 dal Governo. Ma l’attuale Governo Monti – che le televisioni osannano dicendoci che non è più quello dei politici “cattivi” ma dei tecnici “buoni” – non guarda con favore a questo tipo di misure, giudicate “assistenziali”. E quello che si lascia intendere agli operai è: ci dispiace tanto per voi, ma è meglio se sparite…  

Oggi, domani. Se nei prossimi giorni tutto andrà bene, i lavoratori IXFIN potranno evitare la mobilità, che avrebbe segnato l’impossibilità di rientrare a lavoro o di essere ricollocati a breve. Ma è chiaro che il loro problema occupazionale è solo rinviato. “Come risolverlo una volta e per tutte?”: questo si chiedono i lavoratori. Forse non è possibile trovare una risposta se non capendo innanzitutto di chi siano le responsabilità di questa situazione. Su questo i lavoratori non hanno dubbi: le responsabilità sono a tutti i livelli. C’è quella di imprenditori senza scrupoli, che prendono fondi per lo sviluppo e poi speculano e svendono. C’è quella dei politici corrotti, che gestiscono il potere in maniera clientelare. C’è anche quella dei dirigenti sindacali collusi, che non si mobilitano per davvero: fanno solo una finta e poi son pronti a firmare tutto…
E qui qualcuno in piazza, a telecamere spente, avanza qualche risposta. Solo nel casertano sono tantissime le aziende in crisi, dalla FIREMA alla SELFIN, dalla NOVARTEL alle imprese già coinvolte nell’Accordo di Programma, come la 3M, la COSTELMAR, la FINMEK di Santa Maria Capua Vetere: perché non si mobilitano insieme tutti questi lavoratori? Perché, se il problema è uguale per tutti, si devono frammentare le vertenze, dividere i lavoratori, scaglionare gli incontri? Al contrario, difficilmente si potrebbero ignorare migliaia di persone che protestano in maniera incisiva, bloccando tutto…
Così, fra mille timori, è anche su questa prospettiva di organizzazione unitaria e dal basso che si è chiusa questa giornata di lotta.


ALCUNI LINK INTERESSANTI
- del 2006 sugli esternalizzati di IXFIN
- Un articolo del 22 luglio 2006, scritto dal Comitato dei lavoratori Ixfin, Gli ultimi giorni della Ixfin spa di Marcianise, ovvero il fallimento è una grande invenzione! (Sotto al testo altri link interessanti di controinformazione sulla vicenda).
- La ricerca di Marco Cobianchi, autore di Mani Bucate, un libro di inchiesta appena uscito per Chiare Lettere che fa i nomi delle imprese che incassano aiuti pubblici e poi ci speculano su. Qui un articolo del 23 dicembre 2011: La Ue deferisce l’Italia per il caso Ixfin di Marcianise: buttati 30 milioni (!) di aiuti di Stato
e del 9 gennaio 2012: Massimo Pugliese è tornato: dopo il crack Ixfin (15 milioni di sussidi spariti) ora punta al solare

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