[Grottaminarda – AV] 301 lavoratori di un call center pagati 1,50€ all'ora e assunti con contratti 'truffa'

A Grottaminarda (AV), la Guardia di Finanza ha chiuso un call center, reo di aver impiegato ben 301 lavoratori senza che ce ne fosse neanche uno in una situazione “regolare”. La maggior parte era infatti assunta con un contratto “a progetto” laddove era invece impiegata in qualità di lavoratori subordinati. Altri 90 erano semplicemente pagati in nero. Si tratta per lo più di addetti telefonici addetti alla vendita di beni e servizi per conto di importanti brand della telefonia.
Ma c'è di più rispetto all'uso fraudolento dei contratti ed all'evasione. I 301 lavoratori erano infatti pagati la 'bellezza' di 120€ al mese, vale a dire circa 1,50€ all'ora per 20 ore settimanali.


Il loro caso non è purtroppo isolato. Basta aver avuto anche solo l'esperienza di un colloquio di lavoro presso un call center per sapere che la realtà che si è rivelata a Grottaminarda si estende ben al di là di questo paese dell'avellinese.

Segnaliamo la situazione che si verificò solo pochi anni fa presso Atesia, una delle più grandi società proprietarie di call center di Italia. I lavoratori, autorganizzatisi al di fuori del sindacato, riuscirono ad ottenere una importante vittoria: fecero sì che il giudice provinciale del lavoro decretasse la natura subordinata (e non parasubordinata) del rapporto di lavoro, l’incompatibilità del contratto a progetto con il lavoro nei call-center e l’obbligo di immediata conversione dei rapporti di collaborazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Ciò avrebbe significato non solo stabilità, ma anche una retribuzione in media superiore almeno al 30% di quella di un Co.Co.Pro., ed inoltre il diritto al rimborso di tutto il pregresso sia in termini contributivi che retributivi.

Usiamo il condizionale perché nella finanziaria del 2007 l'allora governo Prodi inserì l'articolo 178 (con l'appoggio del sindacato concertativo) che diede facoltà alle aziende di proporre ai dipendenti Co.Co.Pro. l’assunzione a tempo indeterminato con un contratto adeguato alle mansioni esplicate in cambio della firma di un atto conciliativo, con cui il lavoratore rinunciava a rivalersi legalmente sul passato in termini “retributivi, contributivi e risarcitori”.
Non serve certo una laurea in giurisprudenza per capire che, in realtà, questa è una vera legge truffa, che invita il lavoratore a rinunciare ai suoi diritti e a non intentare una causa legale che lo porterebbe a una sicura vittoria, a un posto di lavoro stabile e a un cospicuo risarcimento economico.
Anche contro tutto questo bisogna continuare a lottare. Perché vincere è possibile, ma serve tanta forza per non farsi strappare la vittoria dalle mani.

Fonte:
La Repubblica
Per approfondire il caso della lotta presso Atesia

Rete Camere Popolari del Lavoro