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Tnt, nuovi scioperi contro gli esuberi

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Tnt non ha, per ora, alcuna intenzione di ritirare gli 854 licenziamenti annunciati in Italia, 50 dei quali in Toscana. Le sedi regionali interessate nell'immediatezza sono quelle di Firenze centro, Prato, Pistoia e Massa, e con ogni probabilità, anche se per ora l'azienda non ne parla, toccherà a quelle di Calenzano , Siena, Pisa e Grosseto. L'ipotesi è di smantellare l'intero sistema entro il 2015 e già da ora dovrebbero essere chiusi i grossi centri di Milano e Roma.

I lavoratori hanno risposto il 2 luglio con un nuovo sciopero e ed un presidio sotto la prefettura a Firenze, dopo aver già incrociato le braccia il 28 giugno, guidati da Filt-CGIL, Fit-CISL e UIL. Gli scioperi del 2 luglio hanno interessato tutte le sedi italiane, altissima (100%) è stata l'adesione in Piemonte, la regione più colpita con 267 licenziamenti.

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Salta quindi all'occhio come il piano industriale di TNT non venga percepito come “pacifico” dai lavoratori, ed anche a buon diritto: coloro che sono ora in esubero verranno messi immediatamente in mobilità con la prospettiva di ritrovarsi già tra 5 mesi fuori dall'azienda; la mole dei licenziamenti colpisce inoltre tra 1/3 e 1/4 della manodopera occupata in Italia e, apparentemente in maniera incredibile, il piano industriale presentato dall'azienda non offre alcuna garanzia occupazionale per i circa 2000 dipendenti che dovrebbero restare al lavoro, poiché neanche tanto velatamente preannuncia la chiusura di altre grosse sedi.

Il piano di Tnt
Si tratta semplicemente di spregiudicatezza nelle relazioni industriali o c'è dell'altro? Attualmente possiamo spingerci nel formulare alcune ipotesi.
Il 25 marzo scorso Tnt ha presentato un nuovo piano strategico, nel quale ha previsto 4000 licenziamenti nei prossimi 3 anni, 2/3 nei quali in Europa, uniti alla cessione delle attività in Cina ed in Brasile. Uno snellimento travolgente insomma, giustificato dall'azienda dalla riduzione dei profitti (nonostante il bilancio 2012 resti saldamente in attivo). Resta il fatto che il piano è stato annunciato a soli 2 mesi dalla sentenza che ha bloccato l'acquisizione di TNT da parte di UPS, emessa dall'Antitrust Europeo. Se due giganti non possono sposarsi, uno dei due deve dimagrire: non staremmo quindi trattando la storia di un'azienda in crisi, quanto quella di una colossale operazione di fusione. A pagare, neanche a dirlo, i lavoratori...

Anche i facchini sono in pericolo
Quale che sia la reale volontà di TNT, il numero ufficiale di lavoratori interessati va ritoccato verso l'alto, e di molto. Gli 854 licenziati verranno pescati principalmente dagli uffici e tra i corrieri. Le operazioni di magazzinaggio dove il tasso di sfruttamento dei lavoratori è altissimo, vengono regolarmente appaltate a cooperative che gestiscono per conto dell'azienda committente i magazzini e le relazioni industriali con una manodopera in gran parte immigrata. TNT come tanti altri distributori e società di trasporto ha dunque ceduto una parte fondamentale del “processo circolatorio” a terzi, generando quindi qualcosa di più che un semplice indotto. L'attacco occupazionale si rivolgerà presto anche verso i magazzini, con le cooperative a fare la parte del boia. Peccato per la direzione aziendale che proprio il settore del magazzinaggio sia investito da una serie di lotte determinate che ne fanno oggi il luogo dove si è fatto più aspro il conflitto di classe, un conflitto dal quale nemmeno TNT è riuscita a tirarsi fuori.

Vedi anche:
TNT Calenzano (Fi): Sciopero di 24 ore e presidio alla filiale

 

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