Perché si sciopera? Le parole di un lavoratore Usb dell’Ipercoop di Livorno

All’Ipercoop di Livorno un gruppo di lavoratori nel 2007 ha deciso di aderire al Sindacato dei Lavoratori intercategoriale, desiderando creare un progetto sindacale di base capace di opporsi alle pratiche concertative promosse dalla CGIL. Nel 2010 SdL, fondendosi con altre sigle, ha cambiato denominazione in USB (Unione Sindacale di Base).

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La lotta di questi lavoratori è stata intensa e ha permesso di contrastare la prepotente iniziativa padronale. Dopo varie vicende (cause, scioperi, vittorie giudiziarie ed elettorali) nel corso di questi anni (è possibile trovare tutto scorrendo i vari post del blog), a oggi si registra la presenza di 6 delegati USB (su 10) all'interno della RSU dell'ipermercato, in seguito alle ultime elezioni dell’ottobre 2013 che hanno visto uscire vittoriosa l’USB con 159 voti contro i 63 della CGIL.

Sabato 12 aprile i lavoratori sono scesi in sciopero contro gli esuberi previsti dall’azienda sul territorio livornese e per il riconoscimento di migliori condizioni orarie. Vogliamo qui riportare le parole di un delegato USB che mostrano il significato intimamente politico della forma-sciopero, strumento di lotta fondamentale in primo grado per la sua capacità di stringere assieme i lavoratori e di ricomporre nella pratica della lotta la classe.

"Sul nostro blog è comparso un commento che dice: "condivido le ragioni dello sciopero, però serviva un'altra forma di protesta". Ora io dico, ma non ve ne accorgete che scioperano tutti?

Basta stare nel mondo reale tutti i giorni per vederlo. Oggi si imbatte in uno sciopero un genitore alla scuola del figlio, domani un pendolare trova uno sciopero dei treni o degli autobus, dopodomani è sciopero in banca o alle poste. Tutte categorie tra l'altro (insegnanti, bancari, trasporti, poste) che sicuramente guadagnano almeno il doppio di un part-time dell'Ipercoop, forse anche il triplo, ma che giustamente scioperano per giuste rivendicazioni. Poi succede che scioperiamo noi, a 600-700 euro al mese da 11 anni, e veniamo trattati da criminali.

Cosa vuol dire un'altra forma di protesta? Dovevamo andare sul tetto? Magari in 4-5 (rischiando di essere licenziati) mentre tutti gli altri ci dicevano "bravi" di nascosto ma non si esponevano? Dovevamo fare un simpaticissimo flash-mob di protesta con i palloncini colorati? Dovevamo metterci delle magliette con scritto "sono arrabbiatissimo"?

No, scusate, non funziona così. Saremo impopolari, ma noi le pagliacciate non le facciamo. Lo sciopero è lo strumento sindacale principale, da sempre. Ci sarà un motivo? Con lo sciopero si prende una posizione tutti insieme, non si lascia a protestare un'avanguardia di un piccolo gruppo di persone. Lo sciopero è un baluardo contro la cultura dell'individualismo stile "mors tua, vita mea". È inutile fare tanto i simpatici tra di noi al lavoro se poi siamo pronti a mettercelo in tasca l'uno con l'altro e a non lottare tutti insieme quando è il momento.

E poi anche basta con il discorso "di questi tempi...". Questi tempi sono duri per noi, ed è proprio per questo che dobbiamo difenderci. L'argomentazione antisciopero più infima che viene portata in questi casi è quella del "c'è chi sta peggio". Ci fanno sentire dei privilegiati (600-700 euro al mese, privilegiati...) quando privilegiati non siamo. Perché non dicono che c'è anche chi sta meglio? È il trucco più vecchio del mondo da parte delle aziende, ricordare ai lavoratori che un lavoro ce l'hanno (nel nostro caso, mezzo lavoro) e che si devono accontentare. Che lo faccia un'azienda ok, ma che un lavoratore (o peggio, un sindacato) ci caschi, è normale?

Se per l'azienda il nostro futuro è la formula eternamente precaria "part-time + (quando loro hanno bisogno) straordinari", troveranno sempre l'Usb ad opporsi. Scusate lo sfogo".


Di seguito il volantino dello sciopero:

Dando seguito al mandato dei lavoratori ricevuto al termine delle assemblee di lunedì, proclamiamo lo SCIOPERO per tutta la giornata lavorativa di DOMANI, sabato 12 aprile 2014

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Dopo anni nel corso dei quali ci hanno chiesto (e da noi hanno sempre ottenuto) continui aumenti di produttività, un sempre crescente lavoro domenicale e festivo, una disponibilità ad avere fiducia e pazienza per ottenere un miglioramento delle nostre condizioni di lavoro, Unicoop Tirreno apre un nuovo negozio a Livorno (territorio dal quale da sempre ottiene già milioni di euro di utili) ma nega, dopo tante promesse legate proprio a questa nuova apertura, le risposte che da tempo i lavoratori Ipercoop attendono, inventando una manovra di dichiarazione di esuberi totalmente ingiustificati e quindi per noi irricevibili. Inoltre, decide di imporre il trasferimento a lavoratori non consenzienti, mandandoli a fare formazione professionale anche a decine di chilometri di distanza da Livorno.

Di fronte ad una alta dirigenza aziendale che chiede ulteriori sacrifici a lavoratori con stipendi bassissimi (nel mentre che i loro lauti compensi invece rimangono tali e quali), e che davanti ad una richiesta minima della nostra componente Rsu Iper di incontrarci nuovamente per rivalutare la questione esuberi e organico nuovo negozio, risponde che i numeri sono quelli e non si discutono e che intende procedere velocemente (e senza ascoltare la voce dei lavoratori) alla composizione dei nuovi organici, non resta altro che scioperare per dare un segnale forte del nostro disagio e del nostro disaccordo sulle scelte aziendali, nonché per chiedere ad Unicoop Tirreno di tornare a sedersi al tavolo di confronto con intenzioni più sostenibili per i dipendenti.

Scioperiamo quindi per chiedere:

- Il ritiro della dichiarazione di esuberi sul territorio livornese, dato che abbiamo dimostrato essere inesistenti (basta vedere le ore di straordinario in diversi reparti e negozi) e frutto solo di obiettivi di produttività palesemente fuori portata e studiati al centesimo per sfruttare di più i lavoratori e per aprire il nuovo negozio a saldo-zero di ore e diritti per i lavoratori.

- Il riconoscimento di condizioni orarie migliori per i tantissimi part-time (compresi quelli che adesso lavorano negli altri negozi) che vivono un’emergenza salariale non più rimandabile.


- La parificazione dei diritti dei lavoratori Ipercoop con quelli dei colleghi dei supermercati in materia di maggiorazioni, pause, et cetera, visto che non si capisce più veramente quale senso abbia mantenere condizioni diverse tra dipendenti che sono sempre più mescolati tra loro all’interno dei vari negozi (il nostro contratto integrativo è scaduto dal 2009 e abbiamo segnalato più volte come sarebbe tranquillamente possibile mettere mano intanto ad un accordo-ponte su alcune questioni, valevole ovviamente per tutti i lavoratori Unicoop Tirreno, anche delle altre regioni)

- La possibilità di rifiuto al trasferimento per chi lo considerasse un (inaccettabile, visto che con un miglioramento della presenza di Coop a Livorno, anche le condizioni dei lavoratori dovrebbero migliorare) peggioramento delle proprie condizioni di lavoro.

Invitiamo tutte le colleghe e i colleghi a presenziare domani insieme a noi al presidio che inizierà fin dal primo turno del mattino (per informare anche chi non era presente alle assemblee di lunedì) nel piazzale antistante l’ingresso dipendenti e che si protrarrà per tutto il resto della giornata anche con volantinaggi informativi a soci e clienti.

Rsu Usb Ipercoop Livorno – 11 aprile 2014

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