[Milano] Gli imprenditori chiedono un lavoro agile oltre che smart!

giornata lavoro agile a milano

Possiamo dire ad alta voce: finalmente!
Finalmente è arrivata la Giornata del Lavoro Agile 2015. Milano ne sentiva la mancanza, l’ambiente ne sentiva la mancanza e, soprattutto, l’economia ne sentiva la mancanza! Il comune sponsorizza così l’iniziativa: «Più tempo per sé, più qualità della vita, più produttività, meno stress e meno inquinamento ne sono gli obiettivi» .

Su uno dei vari giornali gratuiti distribuiti nella metropolitana milanese, troviamo addirittura un’apologia che supera le parole, al confronto ancora un po’ caute, del sito del comune: «Non è un sogno […] consente di lavorare ovunque: da casa, dal bar, dal parco, dalla palestra…» . Ed hanno ragione, non è un sogno, è un incubo! Ovunque tu sia puoi lavorare, tanto verrai pagato con lo stesso stipendio (forse)!
E la giornalista insiste e insiste, finché non le scappa di proporre uno strano connubio: «Insomma, una modalità che soddisfa chi lavora e che, di conseguenza, rende le imprese competitive». Non vogliamo qui ripetere nozioni elementari di economia, che, per farla breve, spiegano chiaramente come la competitività non ha niente a che fare con la soddisfazione del lavoratore e tanto col fatto di farlo lavorare di più e/o sfruttarlo di più. Però, ecco, questo abbinamento spiega proprio l’intento della giornata: illudere il lavoratore e far guadagnare di più le aziende che aderiscono, se non altro nella prospettiva che questa modalità di lavoro si diffonda.

Allora, ci viene da osservare, in quell’elenco iniziale manca proprio qualcosa, anzi qualcuno, i lavoratori. Tutta la propaganda si concentra a far credere a chi lavora che non è una giornata lavorativa, che quel giorno è un utente sociale che può approfittare delle mille occasioni che gli scappano sotto il naso ogni giorno chiudendosi in un ufficio o in fabbrica (sempre perché nell’immagine che viene proposta è indifferente il lavoro che fai; ogni lavoro potrebbe essere agile).
Ma le nebbie si diradano con qualche semplice risposta. Perché «lavoratori e lavoratrici» gli altri giorni sprecano tempo nel tragitto e “inquinano”? Perché sono costretti a lunghi tragitti in quanto hanno dovuto scegliere alloggi lontano da dove lavorano e, spesso, sono anche costretti a prendere la macchina poiché a Milano come nel resto d’Italia (non facciamoci ingannare dalla bolla dei trasporti generata da Expo) i fondi per i servizi e i trasporti stanno costantemente subendo tagli. Perché «lavoratori e lavoratrici» questo giorno sono più produttivi per l’azienda? Perché i costi accessori inerenti al loro lavoro finiscono sulle loro spalle o su quelle della collettività (se non ho internet a casa, per es., posso forse pensare di sfruttare qualche connessione pubblica, sempre che il tipo di lavoro che debbo svolgere me lo permetta; o, ancora, se mi infortunio chi paga, visto che con l’Inail la trattativa è ancora aperta?).

Non vogliamo certo negare qui che una giornata diversa dalle altre dia anche la sensazione di uno stress minore, ma basta vedere chi può aderire e chi ha effettivamente aderito per capire che non sono certo i lavoratori e il miglioramento delle loro condizioni di vita l’obiettivo dell’iniziativa. Infatti, possono aderire “aziende, enti e liberi professionisti” e non i singoli lavoratori. Ed hanno finora già aderito L’Oréal, Vodafone, Barilla, Siemens e Microsoft – che già da sole “rendono agili” i loro dipendenti  – e Volvo, Bosch, Randastad e Barclays!  

A questo punto, chiudiamo solo ricordando che Milano è già stata protagonista di una situazione per certi versi analoga, una situazione in cui si è già distinta per la sua solerzia nell’applicare sistemi innovativi in aiuto agli imprenditori per un più efficace sfruttamento del lavoro. Stiamo pensando all’intesa “Milano Lavoro” , con il quale si è iniziato a spianare la strada a quelle mostruosità che il lavoro gratuito del prossimo Expo e lo sfruttamento smart del Jobs Act hanno poi definitivamente sancito. E infatti, un virgolettato riportato ammette proprio: «È una grande soddisfazione vedere come Milano abbia aperto una strada che ormai attraversa tutto il Paese mentre anche in Parlamento sta per entrare nel vivo la discussione sulle modifiche normative che possono favorire questo tipo di soluzioni» .
Quindi non pensiamo al “lavoro agile” (né a quello smart) che vogliono loro ma a quello ben diverso che vorrebbero sicuramente tutti i lavoratori (e che è diventato sempre più un lusso riservato a pochi), fatto di  maggiori garanzie, della possibilità di essere tutelati in caso di malattie, dell’assenza di discriminazioni, della possibilità di esprimere liberamente le proprie opinioni anche sul posto di lavoro e di dire la propria sulle condizioni di lavoro che si vivono, della garanzia di poter prendere impegni (interessi, mutuo, figli…) e organizzare la propria vita al di fuori del posto di lavoro perché il lavoro è una certezza…

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