[Campi Bisenzio - FI] La "via della contraddizione" in un cortometraggio

Il paesaggio della crisi

Pubblichiamo un bel video di Marzia De Luca, che da un po' di tempo si aggira nei luoghi della lotta munita di telecamera alla ricerca di un soggetto da riprendere e da narrare. Non è un caso che il suo occhio abbia scelto più che un unico soggetto un luogo, e più esattamente Capalle, la zona industriale di Campi Bisenzio(a sua volta parte della grande periferia produttiva di Firenze, Prato e Pistoia), dove si mescolano, separate da una strada, situazioni produttive differenti e apparentemente molto distanti.

via contraddizione campi bisenzio

Da una parte troviamo gli stabilimenti GKN, un marchio produttore di componentistica per auto, che impiega circa 300 operai. Questi ultimi all'inizio di settembre si sono resi protagonisti di un vivace momento di lotta per la riassunzione di un loro compagno licenziato, una battaglia vinta con la forza della determinazione e dell'unità. Ciò detto ci troviamo di fronte ad un settore “trainante” della crisi, quello automobilistico, la cui curva dei profitti è in tendenziale discesa dal lontano 1967; ci aspettiamo che ben presto le maestranze si scontreranno con l'azienda sui temi della cassa-integrazione e della dismissione produttiva.

Dall'altro lato della strada si staglia, chiudendo la vista ai monti, il complesso commerciale dei Gigli, altro volto onnipresente del paesaggio periferico urbano di tante città europee. Un recente decreto del governo Monti ha disposto la totale deregolamentazione degli orari di apertura e chiusura delle attività commerciali, per cui i vari colossi della Grande Distribuzione Organizzata, compresa la Coop, hanno immediatamente disdetto il contratto integrativo aziendale pur di trasformare la domenica ed i festivi in "normali giornate lavorative". Proprio ai Gigli c'è stata la prima di una serie, si spera lunga, di iniziative di lotta, promossa dal comitato Domenica NoGrazie, contro l'approfondimento dello sfruttamento nel settore.

Quale affresco emerge allora?Quello di un territorio non propriamente de-industrializzato, ma in cui la crisi morde e si fa sentire. E dove assume sempre maggiore presenza la grande industria della distribuzione organizzata. Elemento di congiunzione, l'attacco al salario e la giusta risposta dei lavoratori.

Nuovi paesaggi, nuovi soggetti

Eppure manca qualcosa nel paesaggio tratteggiato dal cortometraggio. Se da un lato è vero che le capacità di consumo dei lavoratori si stanno riducendo a causa della disoccupazione crescente e della compressione del salario medio, dall’altro v’è una tendenza allo sviluppo dei regni della distribuzione per antonomasia, i centri commerciali. C’è infatti da considerare che la produzione delle merci e l'estrazione di plusvalore all’interno della stessa filiera non costituiscono piu’ un fatto nazionale, e che proprio per questo motivo il momento della circolazione assume un'importanza strategica, tanto da acquisire la forma di un'industria. Le grandi catene di distribuzione, da IKEA a Coop a Esselunga, snelliscono i tempi servendosi di enormi centrali di stoccaggio e smistamento (e in molti casi di assemblaggio finale), nuovi elementi del paesaggio industriale italiano (e non solo).

Abbiamo già pubblicato un contributo interessante sui grandi centri di logistica e distribuzione del Nord Italia, ci resta da dire come è in questi luoghi, piu’ che altrove, che si fanno più' pressanti i tentativi di padroni e padroncini di aumentare i ritmi lavorativi e di schiacciare al minimo i salari, prediligendo manodopera migrante ed appaltando a cooperative senza scrupoli. Siamo quindi di fronte a nuovi centri di sfruttamento ed estrazione di plusvalore. Ed a nuovi attori e luoghi della lotta.

Ci piacerebbe che lo sguardo si allargasse a quanto sta avvenendo ora, ad esempio, nelle cooperative di Piacenza che lavorano per IKEA, alle condizioni di vita e di lavoro di questi lavoratori, legati al doppio ricatto dell'appalto e del permesso di soggiorno, eppure in prima linea nella lotta contro lo sfruttamento. Perché solo la consapevolezza del tessuto sociale che ci circonda può scardinare le barriere categoriali e culturali e rompere l’isolamento delle lotte, perché solo così facendo è possibile trovare e percorrere la giusta via nella contraddizione.

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