Sciopero all'Alenia. Lavoratori in corteo per le vie di Napoli

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La lotta dei lavoratori dell'Alenia (società controllata dal Ministero dell'Economia attraverso Finmeccanica) non si arresta. Dopo i cortei di Pomigliano e di Casoria, rispettivamente il 23 ed il 26 settembre, il 3 ottobre sciopero di quattro ore e manifestazione per le vie del centro di Napoli per operai ed impiegati di tutto il gruppo campano.
La chiusura degli stabilimenti di Casoria, Roma e Venezia, 1200 esuberi, l'esternalizzazione dei servizi di logistica, magazzini, sorveglianza (per un totale di altri 500 lavoratori), lo spostamento della sede legale da Pomigliano d'Arco a Venegono: sono queste le pillole amare che i dirigenti di Alenia vorrebbero che i lavoratori mandassero giù. E che i lavoratori non hanno alcuna intenzione di digerire. In 3000 in piazza lunedì lo hanno gridato ad alta voce.
Un primo risultato la mobilitazione operaia l'ha già raggiunto: alzare l'attenzione, mediatica ed istituzionale, intorno al piano industriale presentato lo scorso 16 settembre dall'amministratore delegato Giordo.


Un risultato che ha permesso ad operai ed impiegati di avere un po' di visibilità su canali locali, ma anche nazionali. Il programma “In mezz'ora” di Lucia Annunziata, in onda su Raitre domenica 2 ottobre, ha trasmesso in diretta dai cancelli del sito di Casoria. Ma ottenere anche soltanto la parola in questo paese non è facile: ne sono testimoni le tante lotte (come non pensare ad esempio a quella dei lavoratori dell'Irisbus della Valle Ufita) che non riescono ad arrivare all'attenzione della popolazione, ma la stessa vicenda dei lavoratori dell'Alenia può dirci qualcosa a riguardo. Lo staff di “In mezz'ora” ha ricevuto pressioni da parte del ministro degli Interni, Roberto Maroni, affinché la puntata non andasse in onda. Pressioni che hanno ottenuto comunque un risultato: quello di far comparire in TV anche l'amministratore delegato del gruppo, il dottor Giordo, che ha spiegato le ragioni del piano industriale, cercando di tranquillizzare gli operai.
Rassicurarli, stemperare i toni, sembrano essere punti fermi della strategia sia dell'azienda che delle istituzioni. I richiami di Napolitano all'unità delle forze politiche vanno nella stessa direzione, così come le promesse fatte da Cesaro (presidente della Provincia di Napoli) e da De Magistris (sindaco di Napoli), che non ha perso l'occasione di intervenire lungo il tragitto del corteo del 3 ottobre. Evidentemente il rischio di quella “rivolta sociale”, di cui negli ultimi giorni ha parlato anche il sindaco di Genova in relazione alla questione Fincantieri, è percepito dalle istituzioni come assolutamente realistico, a maggior ragione in un'area disastrata come quella campana.

b_300_0_16777215_00_images_stories_alenia3.jpgMa le istituzioni non sono state finora in grado di andare al di là di vuote promesse e sterili parole. Addirittura paradossale la posizione della Regione Campania. Caldoro lancia dalle colonne dei giornali messaggi che cercano di sottolineare l'impegno che sta profondendo a fianco dei lavoratori, ma si limita poi a chiedere tavoli di trattativa ai quali saremmo curiosi di sapere quali posizioni va a portare. Soprattutto visto che ha recentemente affermato che “il cervello delle scelte dell'Alenia, per il campo dell'aeronautica civile, deve rimanere qui. Non possiamo perdere posti di lavoro né centri decisionali.” Un po' poco a dir la verità. Una posizione che non sembra voler contestare l'ipocrisia del piano industriale di Alenia, non ne critica le ragioni politiche che ne sono alla base, e che è assolutamente compatibile con le rassicurazioni che l'ad Giordo ha sciorinato nel programma “In mezz'ora” e con una lettera inviata qualche settimana fa al sindaco di Casoria. Pare proprio che anche stavolta ci sia poco da aspettarsi dalle istituzioni. Al massimo qualche accordo che renda la medicina meno amara. Ma non molto di più.
Il prossimo passaggio della vertenza Alenia sarà il 6 ottobre a Roma, per un tavolo di trattativa tra governo, azienda e sindacati. La mobilitazione di giugno degli operai di Fincantieri, arrivati da tutt'Italia a Roma per convergere sotto la sede del Ministero delle Attività Produttive in cui si teneva la trattativa tra sindacato, governo e impresa, ha dimostrato che la presenza dei diretti interessati sotto i palazzi in cui si decide del loro futuro può costituire un forte elemento di pressione su tutti coloro che siedono al tavolo delle trattative. Il 6 ottobre non sarà così, ma non c'è da disperarsi.
La lotta non terminerà giovedì. Ci sarà ancora da mettere in campo iniziative sindacali e politiche a trecentosessanta gradi. Per questo è importante non abbassare l'attenzione. E tenere presente che i lavoratori dell'Alenia, così come negli ultimi mesi quelli di Fincantieri, dell'Ansaldo, dell'Irisbus e quelli delle tante fabbriche che stanno dismettendo o ristrutturando, ponendo seriamente all'ordine del giorno il problema della desertificazione industriale delle nostre città, hanno tutta l'intenzione di tenere duro e di dare battaglia.

Rete Camere Popolari del Lavoro