Prove di solidarietà operaia per chi lavora negli impianti AMA

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Il Coordinamento Operaio AMA è un piccolo collettivo di operai proveniente da diversi sindacati o privi di tessera che tenta coraggiosamente e nonostante le difficoltà di coinvolgere e organizzare i propri colleghi per ribaltare la propaganda del Comune che vorrebbe imputare la crisi ecologica ed economica in cui versa Roma agli operai dell'azienda.

Accuse di essere "fannulloni", "assenteisti", di essere responsabili dell'accumulo di rifiuti, tanto da dover essere controllati dalla clientela facendo esporre il nome degli operai di zona sulle spazzatrici.

Un modo per individuare un facile capro espiatorio che possa nascondere le cause strutturali di una crisi causata di padroni e dirigenti e che abbiamo abbondantemente approfondito insieme allo stesso COA in una lunga inchiesta.

Per questo è importante che anche piccoli esempi di sostegno e solidarietà come il volantinaggio di Venerdì ricevano visibilità e sostegno. Siamo quindi contenti di ripubblicare questo articolo tratto da RomaPost.

“Ama è in queste condizioni perché ha una organizzazione precaria. L’unica alternativa è lasciare spazio decisionale a chi opera sul territorio. Un controllo operaio può fornire condizioni di lavoro migliori. Perché adesso siamo al punto di non ritorno: le condizioni igieniche non si possono definire minime e non c’è sicurezza”. Il coordinamento operaio Ama continua con il suo volantinaggio. Dopo Rocca Cencia è la volta dell’impianto Ama di via Salaria, una struttura che “non chiuderà mai, non nel 2015. Questo è il nostro pensiero. Gli annunci della politica servono solo per rabbonire la cittadinanza. E noi non ci fidiamo”.
Oltre il limite. L’ingresso è vietato. I manifesti vengono distribuiti all’esterno, davanti ai cancelli. “Noi siamo qui principalmente per dare solidarietà ai ragazzi che lavorano nell’impianto”. Dove le norme igieniche, come riferito da Mario, sono una chimera. “Gli operai sono costretti a entrare nella zona ricezione dove vengono scaricati i rifiuti e hanno un dispositivo di protezione individuale non adeguato. Per esempio – racconta a Roma Post – se c’è l’intasamento di un nastro devono svuotare la tramoggia con pala e piccone. Oppure durante le analisi di routine relative alla misurazione della temperatura del rifiuto, si ritrovano con l’immondizia fino alla vita e con in mano strumenti non all’altezza. Inoltre, quando si intasavano le vasche di raccolta del percolato, c’è chi scendeva e picconava il tombino per liberare il ‘tappo’”.
L’accordo che non piace. Roma è in una fase di emergenza. I sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Fiadel) e l’azienda firmano l’intesa dove vengono chiesti straordinari. “L’accordo è destinato alla risoluzione dell’ennesima emergenza rifiuti. Il documento è stato fatto passare per una risposta alla lettera dove i dipendenti rivendicavano condizioni migliori di lavoro e salario. Le due ore di straordinario obbligatorio (valido un mese) non sono la chiave di volta. Inoltre – termina – non si va a coprire un nuovo turno di produzione, ovvero di smaltimento rifiuti. Bensì si vanno ad aggiungere persone negli stessi turni. L’unico prolungamento è da mezzanotte alle due. In questo modo ci sarà un aumento di macchine in entrata, un aumento di maggiore produttività ma il rifiuto presente resterà sempre al suo posto”.

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