Lo sciopero nazionale dei trasporti ha funzionato eccome! Qualcosa si muove sul fronte Alitalia

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Pochi giorni prima del 24 aprile, giorno in cui vinse il NO al referendum sull'accordo tra dirigenza Alitalia e sindacati, Carmelo Barbagallo segretario generale della Uil diceva: "Questi mesi ci siamo adoperati per evitare i rischi di default dell'Alitalia: abbiamo fatto il massimo sforzo possibile nel confronto ed ora la parola passa ai lavoratori". Mentre, Anna Maria Furlan segretaria della Cisl aggiungeva: "E' stato un lungo lavoro e credo che abbia portato ad un risultato importante". A chiudere il “pesce in barile” Susanna Camusso: "Abbiamo definito un verbale di confronto che sottoporremo al giudizio dei lavoratori la prossima settimana con un referendum vincolante".

Bene, con lo sciopero generale dei trasporti di qualche giorno fa (16/06) tra cui quello del vettore italiano, a noi è chiaro che gli unici che continuano a fare un enorme sforzo sono i lavoratori e le lavoratrici della compagnia di bandiera. Da mesi ormai stanno manifestando, scioperando e lottando contro i piani, della dirigenza prima e dei commissari ora, per trasformare Alitalia in una compagnia low-cost che lascerebbe a casa circa duemila dipendenti, a terra gi aeromobili, e meno soldi nelle tasche dei dipendenti.

La vittoria di tanti NO al referendum, sofferti perché moltissimi dei votanti vivono una condizione di estremo ricatto, ha sancito invece una linea di dignità che infastidisce fortemente governo e azienda.

Due attori meschini, ma in difficoltà come vedremo più avanti, che anche ieri hanno cercato di boicottare quest'ultimo riuscitissimo sciopero.

Il primo, garante politico dell'attuale capitalismo, cioè Renzi in persona, si è detto scandalizzato per i disservizi causati dal “venerdì nero”, mentre, aggiungiamo noi, ha fatto finta di non vedere quelli strutturali delle continue privatizzazioni dei trasporti. Dava “fiato alle trombe” lanciando strali sui social ripresi poi da tutte le testate, di giornali (via web) e tv, che a sera, imponevano come format di convinzione di massa: il cittadino frustrato dallo sciopero selvaggio.

L'altro meschino è in realtà il capitalismo stesso, a volte mascherato da Ethiad a volte da commissario e che noi per convenzione chiamiamo azienda. Ieri provava in tutti i modi a “dissuadere” i lavoratori ad aderire allo sciopero. Minacciava i “disponibili” (coloro che nel caso di precettati assenti avrebbero dovuto prenderne il posto) forzandoli a volare rotte non garantite e quindi in quel momento sospese. Oppure chiedeva ai lavoratori di prendersi un giorno di ferie per non farlo figurare come sciopero.

La verità però è un'altra.

La verità è che questi tristi figuri temono l'unità dei lavoratori al punto che, per evitare lo sciopero, la notte tra il 15 e il 16 hanno proposto una modifica all'accordo bocciato con il referendum. Hanno cioè stralciato il taglio dei salari. Tentativo questa volta rispedito al mittente dagli stessi sindacati che un mese fa ci garantivano che era stato fatto tutto il possibile, ricordate? Ora sappiamo che non era così.

Ora sappiamo che la linea tenuta dai lavoratori tutti e dai sindacati di base ha fatto indietreggiare, se pur di poco, Renzi e i suoi commissari. La partita è ancora aperta e vede come traguardo il salvataggio di tutti i lavoratori, compresi i precari del comitato “60 mesi” che prossimi al raggiungimento dei 5 anni ininterrotti avrebbero diritto alla stabilizzazione.

I lavoratori sanno come salvare l'Alitalia. Sanno che ha bisogno di coprire tratte a medio-lungo raggio e che per far ciò c'è bisogno di una partecipazione statale che trasformi in proprietà quel prestito ponte di 600 milioni. La stessa partecipazione che spinge Air France e Lufthansa ai primi posti dell'aviazione civile. Sanno anche che O'Leary, il re delle low cost, è un padrone privo di scrupoli. Sanno che Ryanair si può permettere prezzi stracciati perché sfrutta all'inverosimile i lavoratori mentre prende sovvenzioni dalle regioni.

Da ieri sappiamo che il cittadino, purtroppo sempre più cliente, non ha ragione quando va contro quel diritto che la sua stessa cittadinanza dovrebbe garantirgli e a favore del quale ci siamo espressi lo scorso dicembre. Una costituzione che, pur con parecchi limiti in materia di proprietà e della stessa tutela di chi lavora, è stata scritta sopratutto grazie all'inchiostro rosso dei lavoratori

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