Egitto: le lavoratrici prendono parola

In vista dell'8 Marzo e dell'iniziativa che si terrà a Napoli in quella giornata “Il protagonismo femminile nelle rivolte egiziane tra violenza sessuale e organizzazione della protesta” abbiamo tradotto, assieme al Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli, alcuni articoli di informazione e approfondimento, per permettere a tutti di farsi un’idea più precisa dell’attuale situazione in Egitto (qui i link agli articoli).

Negli ultimi mesi abbiamo assistito all’ennesimo tentativo di mettere a tacere chi si ribella e lotta attraverso la violenza sessuale: molte, troppe, donne egiziane, protagoniste delle rivolte che hanno infiammato il loro paese - degli scioperi in fabbrica come delle manifestazioni di piazza – sono state vittime di stupri e aggressioni, spesso pubblici, volti ad umiliarle, a scoraggiarle, ad invitarle a “tornare a casa”.

Queste violenze, rimaste nella stragrande maggioranza dei casi impunite, non sono, come spesso vogliono farci credere, frutto di un raptus, sono uno strumento organizzato e consapevole della repressione. Eppure, nonostante tutto, le donne egiziane non si sono lasciate spaventare e, piuttosto che abbandonare la piazza, hanno scelto di organizzarsi e di riempirla con la loro rabbia, con la loro voglia di riscatto.

Di seguito riportiamo uno dei tre articoli, che dà particolare risalto e si sofferma sul ruolo che giocano le donne nelle lotte sui posti di lavoro.


Egitto: le lavoratrici prendono parola - Introduzione


di Anne Alexander, Convenor, MENA Solidarity Network – March 2012
tratto da menasolidaritynetwork.com
traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli

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Le attiviste del sindacato indipendente protestano
davanti al quartiere generale dell’ Egyptian Trade
Union Federation dichiaratosi pro-Mubarak.
14 Febbraio 2011. Foto di Hossam el-Hamalawy

Le donne egiziane fin dall’inizio sono state in prima linea per sostenere la rivoluzione: in Piazza Tahrir (e non solo) hanno affrontato gas lacrimogeni e proiettili per sconfiggere Mubarak e i suoi generali e per sostenere la lotta per il pane, la libertà e la giustizia sociale.

Ad ogni modo, il ruolo delle donne  come organizzatrici sui posti di lavoro e nelle vesti di sindacaliste è sempre stato tenuto lontano dai riflettori. Questa rassegna di MENA Solidarity Network vuole lasciare un segno nel Giorno Internazionale della Festa delle Donne 2012 e far finalmente conoscere ad un pubblico vasto la voce di donne coraggiose, impegnate nella formazione di sindacati indipendenti in Egitto. Le storie qui raccontate sono solo quelle di alcune delle centinaia di migliaia di lavoratrici che hanno animato le ondate di scioperi che hanno scosso l’Egitto dal 2006 e che hanno avuto un ruolo decisivo nella caduta di Mubarak. Sono le rappresentanti di una nuova generazione di attiviste sui posti di lavoro e per le strade che hanno mostrato come la gente comune possa far cadere un tiranno.

Ci sono ancora molte domande in sospeso sul futuro di questa rivoluzione. Riusciranno queste donne a tradurre le conquiste ottenute autorganizzandosi sui posti di lavoro in una voce più forte nello scenario politico? Il contrasto tra l’incremento dell’attivismo femminile sui posti di lavoro e per le strade e il ridotto numero di donne elette nel Parlamento post-rivoluzionario (dopo la caduta di Moubarak) è estremo. E Per le attiviste donne che prenderanno parola in questa rassegna, la questione di chi sia realmente rappresentato dal Parlamento non è solo una questione di genere. In Egitto tutti i partiti dominanti sono d’accordo sulla necessità di fermare scioperi e proteste e  l’unica loro alternativa è quella di continuare con politiche neoliberiste che spingono milioni di persone nella più profonda povertà. È per questo motivo che il “femminismo” del vecchio regime, rappresentato dalla moglie del dittatore, Suzanne Mubarak, non aveva nulla da offrire alle lavoratrici egiziane. Mentre Suzanne Mubarak sedeva in salotti climatizzati discutendo dei diritti delle donne, le donne come le attiviste di cui stiamo parlando, lottavano per bloccare le privatizzazioni, i tagli al welfare e all’istruzione e lottavano per il loro diritto di organizzarsi e avere voce in capitolo sui posti di lavoro.

Le storie qui raccontate non sono importanti solo per capire la rivoluzione egiziana. Queste storie si intrecciano con le nostre stesse battaglie. Recentemente ho preso parte ad un incontro a Birmingham ed una collega dell’UNISON si è alzata in piedi ed ha raccontato come le rivolte contro Mubarak  fossero sulle labbra di tutti siccome migliaia di lavoratori del consiglio, principalmente donne, discutevano dell’organizzazione di scioperi contro i tagli selvaggi del consiglio, durante una conferenza dello scorso marzo. Il messaggio più importante della rivoluzione egiziana è che per tutti noi – donne e uomini – il vero riscatto, la vera emancipazione viene dal basso.


Egitto: le lavoratrici prendono parola - “Ecco le donne!”


tratto da menasolidaritynetwork.com
traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli

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Le lavoratrici della Mansura Espana Garment
occuparono la fabbrica nel 2008.
Foto di Hossam el-Hamalawy

Sono stati gli scioperi delle lavoratrici che hanno posto l’Egitto sulla strada della rivoluzione. Nel dicembre 2006, le lavoratrici delle grandi fabbriche tessili del Mahalla al-Kubra hanno dato il via ad un grande sciopero che ha messo l’Egitto sulla strada della rivoluzione del 2011. Così come le loro omologhe in Russia nel 1917, anche queste lavoratrici hanno colto di sorpresa i propri colleghi uomini. Tremila lavoratrici del tessile hanno preteso che i propri colleghi smettessero di lavorare. “Dove sono gli uomini? Le donne sono qui!” intonavano.

L’ondata di scioperi si è sparsa per l’Egitto, ha ingolfato il settore tessile e ha poi contagiato il settore manifatturiero, quello dei trasporti, il governo locale, le scuole e l’università. Durante questo processo centinaia di migliaia di donne hanno acquisito un’enorme esperienza in qualità di attiviste ed organizzatrici di scioperi. Le lavoratrici  della fabbrica di vestiti “Mansura-Espana” hanno guidato l’occupazione della fabbrica per diverse settimane nel 2008. Con l’obiettivo di impedire che il proprietario le sbattesse fuori e vendesse la proprietà, le lavoratrici decisero di organizzare un sit-in e di pernottare in fabbrica, dormendo tra i macchinari. I manager minacciarono di  denunciare le donne attiviste per prostituzione visto che, durante l’occupazione, pernottavano con colleghi maschi.

Le donne attiviste hanno avuto un ruolo fondamentale anche nello sciopero del 2007 da parte degli esattori delle tasse. Questi impiegati statali sottopagati hanno sfidato il Ministero delle Finanze e, in seguito ad uno sciopero nazionale organizzato da comitati locali ed una rete di attivisti, ottennero un aumento dello stipendio di oltre il 300%. I comitati di sciopero hanno posto le basi per il primo sindacato indipendente in Egitto per oltre 50 anni.

Questa è una parte della rassegna di MENA Solidarity Network: “L’Egitto durante la Rivoluzione: le lavoratrici prendono parola”.

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- Violenza sessuale contro le donne e l'aumento degli stupri di gruppo a Piazza Tahrir e dintorni (caunapoli.org)
- Femminismo imperiale, Islamofobia e la Rivoluzione egiziana
(caunapoli.org)

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