[Roma] I lavoratori di Sistemi Informativi (IBM) contro i licenziamenti

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Ancora una vicenda di un'azienda che davanti alla riduzione dei profitti decide di scaricare le proprie inefficienze sui lavoratori. Questa volta si tratta di Sistemi Informativi, una società del gruppo IBM che lo scorso 16 Giugno ha annunciato, a partire da Settembre, 156 licenziamenti in tutta Italia. Di questi 132 sono soltanto a Roma.

La reazione da parte dei lavoratori e delle lavoratrici è stata immediata con l'indizione dello stato d'agitazione da parte delle organizzazioni sindacali e la calendarizzazione di diverse giornate di sciopero a scacchiera.
I lavoratori e le lavoratrici di Sistemi Informativi (SI) non sono nuovi alla lotta, nel 2013, infatti, avevano creato una cassa di resistenza per dare un aiuto economico ai 292 dipendenti messi in cassa integrazione per un anno. Già da allora le RSU cominciarono a richiedere che fosse fatto un piano industriale che rilanciasse l'azienda e garantisse l'occupazione. Alla fine si erano riuscite a stilare delle proposte interessanti ma il piano è rimasto carta straccia. Evidentemente il progetto vero era un altro, ben chiaro ai dirigenti, ossia la dismissione progressiva di tutta l'azienda.
All'annuncio degli esuberi i lavoratori e le lavoratrici hanno subito riattivato la cassa di resistenza per “sostenere economicamente i lavoratori di settori nevralgici dell’azienda che scioperano per più giorni” pronti a mettere in campo tutti gli strumenti necessari alla lotta.
C'è tempo fino al 30 Luglio trovare un accordo sindacale, altrimenti bisognerà puntare ad un accordo ministeriale, ma ciò che è più importante è che i lavoratori sono compatti e determinati a lottare fino a che i licenziamenti non saranno ritirati perché, come dicono loro stessi, “Non un solo posto di lavoro dovrà essere perso!”.
Invitiamo tutti e tutte a dare sostegno e visibilità alle iniziative di lotta che stanno organizzando nelle varie città e a firmare e diffondere la petizione online per chiedere il ritiro dei licenziamenti.

Qui sotto il comunicato stampa:

IBM LICENZIA 156 LAVORATORI IN SISTEMI INFORMATIVI
Una catastrofe occupazionale si sta abbattendo sulla Sistemi Informativi, una società del gruppo IBM che occupa 960 addetti a Roma, Milano, Torino e Perugia. Il 16 giugno l'azienda ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per 156 dipendenti dichiarati in esubero. Le motivazioni addotte: il perdurare della crisi del settore IT, le difficoltà nel reperire commesse nella Pubblica Amministrazione, l'ammessa incapacità nell'aprire nuove prospettive di mercato. Ma questo è solo il drammatico punto di arrivo di una situazione che è andata degenerando nel tempo. Nel giugno del 2013 la stessa azienda aveva messo in cassa integrazione per un anno ben 292 dipendenti, la maggior parte dei quali a zero ore. I guai della Sistemi Informativi sono strettamente collegati al declino dell'impegno della multinazionale IBM nel mercato italiano. Negli anni '90 IBM produceva nel nostro paese hardware e software, occupando circa 13.000 lavoratori in vari centri anche d'eccellenza. Da allora, la smobilitazione è stata costante, con licenziamenti ed esodi incentivati e cessioni di rami d’Azienda , che hanno portato l'attuale numero di occupati nella casa madre a circa 5400 dipendenti. La Sistemi Informativi era nata nel 1979 come azienda autonoma, crescendo costantemente nel tempo, fino a quando, nei primi anni 2000 è stata acquisita da IBM. L'acquisizione ha comportato la riduzione dei margini di autonomia e di dinamismo manageriale. Sono stati imposti una serie di vincoli burocratici e finanziari, e non si è più investito in formazione del personale, ricerca e sviluppo. Inoltre sono stati caricati sul bilancio una serie di costi non limpidamente quantificabili, come il marchio e l'infrastruttura sistemistica, che hanno via via assottigliato il patrimonio aziendale. Nel 2013 il bilancio era in rosso di oltre 4 milioni di euro, su un fatturato totale di 100 milioni. Si è allora proceduto alla prima operazione di macelleria sociale, sfruttando l'ammortizzatore sociale della cassa integrazione per scaricare le inefficienze sui lavoratori e sulla collettività. Nel periodo della cassa integrazione, il sindacato si è battuto per avere un piano industriale che rilanciasse l'azienda e garantisse l'occupazione. Questo piano, definito dalla stessa azienda "The Last Chance", alla fine è stato partorito. Prevedeva anche iniziative interessanti, come l'istituzione di un centro per lo sviluppo di software a distanza offerto al mercato internazionale (il Rome Delivery Center), l'istituzione di "business unit" che aggredissero con più efficacia il mercato, la valorizzazione dei cosiddetti "asset" aziendali, cioè quei prodotti che potevano essere "pacchettizzati" e venduti a più clienti, la riqualificazione del personale verso tecnologie più attuali (mobile, cloud, data analitics). Ma il piano scritto sulla carta è rimasto un libro dei sogni. Nel novembre 2014 IBM ha nominato Amministratore Delegato un manager che si era appena occupato della demolizione di un'altra azienda del gruppo. Il centro per la produzione di software a distanza si è limitato a fornire servizi a basso costo alla controllante IBM. Le business unit praticamente sono rimaste dei fantasmi, come fantasmatica è rimasta la riqualificazione del personale. Lo stile manageriale è rimasto quello di sempre: obbedire agli ordini di mamma IBM e guai a prendere qualche iniziativa autonoma, tipo partecipare in modo aggressivo a gare di appalto pubbliche o private. Il personale è stato ridotto di un paio di centinaia di unità attraverso licenziamenti incentivati i cui costi sono stati scaricati sui bilanci, rimasti pervicacemente in rosso. L'epilogo dei 156 licenziamenti era il destino che IBM aveva scritto per Sistemi Informativi, ma non è detto che sia finita qui. Il bilancio del 2015, presentato in maggio, è stato quasi portato in pareggio. Si è scesi dai quasi -4 milioni di rosso del 2014 a circa -118 mila euro del 2015. Sono calati i ricavi, come si dice nelle motivazioni della procedura di licenziamento collettivo, ma sono calati i costi, soprattutto quelli "generali", non ben specificati nel bilancio stesso. Cos'altro sta riservando IBM alla Sistemi Informativi? Spezzatini? Cessioni di comodo? Le organizzazioni sindacali si opporranno con ogni mezzo allo scempio di questo piccolo patrimonio di competenze e di capacità tecnologiche che pure appartengono al patrimonio del Paese. Oggi esse chiedono alla casa madre e al management aziendale di ritirare la procedura di licenziamento collettivo. Esistono soluzioni non traumatiche in termini occupazionali, come i Contratti di Solidarietà, che potrebbero essere utilizzati per attuare quel cambio di rotta annunciato nel piano industriale, ma che IBM non ha voluto realizzare. L'alternativa è gettare 156 famiglie nella disperazione di un mercato del lavoro che poco ha da offrire, e nulla fa presupporre che possa servire a salvare i restanti 800.

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