Federica Guidi, Ministero delle delocalizzazioni

Delle volte può capitare che durante la consueta ricerca quotidiana di notizie sul sito di uno dei giornali italiani più acquistati e “cliccati” ci si imbatta in un video interessante, uno di quelli che nella loro frammentarietà riescono a trasmettere una realtà vera. Per noi che questa realtà la cerchiamo quotidianamente, gironzolando tra i mille luoghi della produzione di merci, e tra le mille lotte che qui s’accendono e si spengono come fiammiferi, è una sorpresa ritrovare la stessa realtà sui media main-stream. I media si muovono sulla superficie, danno notizie sul mondo, ma si tratta di frammenti, echi, riflessi di un qualcosa che c’è sotto e che rimane nascosto, celato. Cade un dittatore in Tunisia, un’autobomba esplode in Egitto, un ferroviere muore schiacciato da un vagone, Renzi è presidente del Consiglio; l’industria dei quotidiani è sorprendentemente veloce a soddisfare ed alimentare la nostra impazienza di consumo, mentre si guarda bene dal disvelare una risposta vera alle domande importanti: “cosa tiene insieme questi eventi? Cosa li lega? E cosa c’entra tutto questo con noi?”.

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Levi-Strauss, un grande scienziato e letterato francese, diceva che l’inchiesta operaia è un lavoro da geologi: si tratta di sospettare dell’immagine che un terreno ci offre a prima vista, scavare e andare a fondo, per trovare i traumi e le fratture che realmente caratterizzano il suolo. Raramente capita che esse affiorino in superficie in tutta la loro evidenza: solo i terremoti, che stanno alla terra come e rivoluzioni stanno all’uomo, hanno di queste  proprietà. Eppure nel nostro spasmodico scavare ci si accorge ogni tanto, con occhio allenato, che la forma del mondo è venuta in superficie, lasciandovi una fessurina, piccola, ma nitida. Così, tornando agli affari degli uomini, abbiamo trovato sul sito di Repubblica un piccolo reportage sulle fabbriche che il Ministro allo Sviluppo Economico del Governo Renzi, Federica Guidi, possiede tra Italia, Croazia, India, Romania e Argentina. Abbiamo fatto girare il video per posta elettronica finché, tra i vari commenti, è venuto fuori  che il nostro amico e compagno Giuseppe Antonio Di Marco, un filosofo italiano, si era interessato alla faccenda. Il suo commento, sintetico ma efficace, ci è piaciuto, ed è per questo che abbiamo deciso di pubblicarlo insieme all’intervista alla Ministra Guidi, perché “si impara più dai nemici che dai propri vicini”.


di Giuseppe Di Marco

Vanno fatti i complimenti prima di tutto agli autori di questo video, poi alla ministra Guidi: in poche parole e gesti, ella domina perfettamente il nucleo centrale del pensiero di Marx e di Engels e di Lenin probabilmente senza averli mai letti. E non può essere diversamente, dato il suo mestiere di capitalista industriale e di ministra dello Stato borghese al tempo stesso, le cui distinzioni e connessioni dialettiche così bene ella esprime nelle poche parole con cui magistralmente liquida il giornalista che la incalza nella parte finale del video. In quella risposta c’è tutta la Questione Ebraica e tutti i Grundrisse.

Questo è un caso tipico di come si impara più dai propri nemici che dai vicini. Quindi dalla conoscenza che i nostri nemici hanno di noi, ricaviamo indicazioni per meglio fare la guerra contro di loro. E da questo video, l’indicazione di combattimento – che viene molto più rapidamente ed efficacemente di quanto possono servirci ore e ore di studio sui libri, fosse pure tutta la MEGA2 e tutti gli inediti di Lenin - è: la costruzione dell'unione e organizzazione delle lotte dei proletari occupati e disoccupati (il video mostra come ormai si passi con grande facilità dall’una all’altra condizione da un minuto all’altro e perciò si è sempre e comunque proletari) dell'Italia (i pochi rimasti), della Croazia, dell'India, della Romania e dell'Argentina, cioè dei posti dove la Ducati è stata delocalizzata; da questa cooperazione parte il movimento della riappropriazione del capitale fisso ad alto contenuto tecnologico, che è rimasto a Borgo Panigale, attraverso la rottura dell'alleanza imperialistica tra tecnici, operai qualificati (aristocrazie operaie) e padroni, unione i cui uffici sono a anche ovviamente Borgo Panigale insieme alla quota parte di general intellect.

In questo piccolissimo frammentino di società capitalistica che è la Ducati, ben si coglie il movimento di un’intera società e del suo processo di rivoluzionamento. Perciò il movimento sopra descritto di questo piccolo frammentino su cui “mette la faccia” una che è al tempo stesso capitalista industriale e ministra di tutta la sua classe, va generalizzato a tutte le situazioni produttive. E se ne deduce, a mio parere in modo stringente, che non si può parlare né di un terreno europeo delle lotte né di una unione di paesi poniamo mediterranei, o di qualche altro spazio di paesi “poveri”, ma solo di un’unione che passa per l’intero pianeta (quindi ora tra Italia, India, Romania, Croazia e Argentina, ora tra lotte in altri paesi dal polo nord a quello sud. Quindi, l’unica unione politica che bisogna imparare a praticare e a conoscere, è l'internazionale proletaria. Le altre Unioni, che non a caso sono unioni di Stati più o meno integrati, che ora fanno la pace ora la guerra, sono solo le unioni della borghesia imperialistica.

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