[Crespellano - BO] Occupata la fabbrica Titan: "Da qui non uscirà nemmeno un bullone"

occupazione titan bologna

Il 17 ottobre mentre, sulla scia del 16 ottobre che ha visto tutta l'Italia in piazza contro il Jobs Act e il governo Renzi, continuavano le proteste, c'è stata un'importante notizia che si è persa nel tam-tam della rete: 194 operai della Titan hanno occupato la fabbrica di Crespellano contro i licenziamenti che l'azienda vuole mettere in atto. 

Venerdi la proprietà americana (la Titan Italia S.P.A. è una multinazionale del settore metalmeccanico e fa parte del gruppo Titan – Itm controllato dalla Titan Inc. con sede negli Stati Uniti) ha avvisato i sindacati della volontà di chiudere entro il 2015 la filiale Bolognese. Durante un'assemblea infuocata i dipendenti hanno deciso di presidiare giorno e notte, sabato e domenica compresi, lo stabilimento.

La notizia giunge solo in parte inaspettata... infatti è da un mese che gli operai sono in stato di agitazione contro lo spettro dei licenziamenti e della cassa integrazione conseguenti alla delocalizzazione della produzione in Cina che l'azienda vuole mettere in atto.
Purtroppo gli operai Titan non sono nuovi a questo tipo di rischio: già nel dicembre del 2009 i combattivi operai della Valsamoggia affrontarono la minaccia della delocalizzazione. In seguito alle proteste si riuscì a mantenere la produzione nel bolognese anche se con un costo piuttosto alto: l'azienda riuscì a mandare a casa, con forti incentivi personali in denaro, quasi cento dipendenti.

Gli operai della Titan sanno bene che da soli avranno più difficoltà a portare avanti le loro istanze. Il giorno 17 sono scesi in piazza insieme agli altri lavoratori in mobilitazione e agli studenti contro il Jobs Act e in difesa dell'articolo 18, portando nel corteo della Cgil il loro striscione: “L’articolo 18 non fa una piega, Titan delocalizza e se ne frega”.
Contro licenziamenti e delocalizzazioni, dieci , cento, mille occupazioni

Qui un articolo e un video da Il Fatto Quotidiano

Per saperne di più: una lunga ricostruzione della vicenda in cui si possono trovare anche i comunicati operai è si può trovare nella pagina Facebook di Alza la Testa

 

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