[Napoli] Auchan: più ore di lavoro e stipendi più bassi

La trama è spesso la stessa. Un’azienda, soprattutto tra quelle grandi, annuncia che sta attraversando un periodo particolarmente difficile. C’è il calo delle commesse, la competizione internazionale, oppure il crollo dei consumi.

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L’unica soluzione sembra essere quella dei licenziamenti. Se ne annunciano, a seconda dei casi, decine, centinaia o addirittura migliaia. I sindacati si inalberano e ottengono qualche tavolo di trattativa. Alla fine, in moltissimi casi, si arriva a quello che dai protagonisti stessi (azienda e sindacati) nonché dai giornalisti, viene definito come punto di mediazione. Gli ‘esuberi’ – cioè i licenziamenti – diminuiscono più o meno sensibilmente; in cambio si ottengono incentivi statali e si estorce qualcosa a tutti quelli che rimangono a lavorare.

Il caso dell’Auchan rientra in questo canovaccio. Un mese fa ritorna con insistenza la voce di una riduzione del personale nei punti vendita del napoletano (a Via Argine - NA, a Giugliano e a Nola), che ad oggi contano circa 700 dipendenti; si avvia la trattativa e la multinazionale francese chiede – per rinunciare agli ‘esuberi’ – un sacrificio ai dipendenti: più ore di lavoro a settimana (da 38 a 40) e una decurtazione in busta paga, pari mediamente al 34%.

E ora la battaglia si gioca proprio sull’accettazione di questo piano da parte delle lavoratrici e dei lavoratori. La scelta, checché ne possano dire in tanti, non è affatto libera. In un territorio martoriato da altissimi tassi di disoccupazione e lavoro nero, con aziende che licenziano e chiudono ininterrottamente, chi un lavoro ce l’ha cerca di mantenerlo con le unghie e con i denti. Anche su questo giocano le imprese.

Fonti:
Il Mattino
Napoli Today
Internapoli

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