[ROMA] La risposta dei lavoratori al nuovo piano aziendale Alitalia

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Cambia azienda ma la ricetta è sempre quella: c’è crisi? Nessun problema licenziamo. Se per Alitalia si tratta solo di presentare un piano aziendale con tabelle che mettono al sicuro i profitti puntando sulla riduzione dell’organico, per no si tratta di licenziamento in tronco di centinaia e centiania di lavoratori e lavoratrici.

Alitalia, da sempre uno dei soggetti più importanti dell’economia italiana, da anni viene continuamente usata per drenare soldi pubblici generando crescente disoccupazione e precarietà. Prima è stato il turno della cordata nostrana guidata dal “capitano coraggioso” Colaninno. A fronte di 4 miliardi di debito della vecchia gestione e 500 milioni della nuova, coperti con i nostri soldi, sono rimasti a casa quasi ottomila lavoratrici e lavoratori. Ora è il turno del tanto sospirato (dai media a servizio del governo) investitore estero, Etihad. Il suo piano di rilancio per ora non ci è dato sapere. Invece sappiamo molto bene in che stato versano i lavoratori Alitalia: costo del lavoro medio per dipendente molto al di sotto dei principali vettori europei; numero dei dipendenti per aeromobile inferiore alla metà delle principali compagnie europee. 
Questo è l’interesse “privato” di una compagnia pubblica come Alitalia che genera continui tagli al personale o tagli agli stipendi per chi rimane, oltre a continui ricorsi agli ammortizzatori sociali (finanziamento pubblico indiretto). Quindi per i lavoratori salvati dagli esuberi, queste manovre aziendali si traducono in lavoro in condizioni sempre più proibitive in termini di tempistiche e sicurezza. 
Come affermano gli stessi lavoratori Alitalia, per rilanciare seriamente la compagnia, servirebbe un impegno finanziario di notevole entità che solo lo stato può garantire. Occorre quindi una nazionalizzazione, qualsiasi altra manovra non porterebbe da nessuna parte. A guardar bene già abbiamo visto altri scenari industriali ripetersi con la medesima fattura, Almaviva ne è il caso esemplare. Anche qui l’unico fattore comprimibe è stato individuato nella riduzione dell’organico e nella riduzione in termini di diritti e di posti di lavoro. 


Smascheriamo e denunciamo un potere che genera volutamente continue crisi per permettere agli imprenditori di lucrare sulle nostre vite.
Venerdì 20 gennaio sciopero dalle 14 alle 18 per i settori non-operativi.
Sabato 21 gennaio corteo cittadino ore 15 p.zz della Repubblica
Tutti uniti in un’unica lotta, basta ricatti, basta sfruttamento!