[Milano] Quel brutto affare della Gepin Contact in regione Lombardia!

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Allo sciopero dell’1 febbraio per il rinnovo del CCNL delle Telecomunicazioni tra i molti lavoratori delle Società di telefonia e dei servizi televisivi, solo per citarne alcuni, erano presenti anche i 18 dipendenti della Gepin Contact S.p.a., che da molti anni lavorano, come attività esternalizzata, nelle stanze della Regione per il servizio telefonico di risposta diretta alla cittadinanza, per informazioni sui servizi e le attività della giunta regionale (ai numeri 800 318 318 e 02 676). La legge che istituisce questo tipo di attività per la pubblica amministrazione è del 2000 ed è dal 2009 che l’appalto è in mano alla Gepin Contact S.p.A. Il problema è che questa società non paga gli stipendi da ottobre dello scorso anno, dunque da 4 mesi, e, per di più, i lavoratori ora rischiano anche il posto visto che a fine marzo il contratto d’appalto scadrà e sembra proprio che non tornerà nelle mani di questa società.

Questi lavoratori non ci stanno però ad essere schiacciati dagli ingranaggi né del profitto né della burocrazia della finta efficienza della pubblica amministrazione. Sanno bene che devono combattere per non subire un destino che fa comodo a molti tranne che a loro. Così anche il giorno seguente alla manifestazione, il 2 febbraio, si sono ritrovati sotto la sede della Commissione Attività Produttive della Regione perché si parlava della loro vertenza. Tante parole e tante promesse, dal presidente della commissione (Lega Nord) che ha parlato della volontà di garantire la continuità occupazionale e di anticipare le mensilità, al consigliere del PD che si è detto preoccupato dell’assenza al tavolo della nuova società.

Come al solito, è come se le istituzioni vivessero fuori dal mondo – basta vedere la reazione dei vertici regionali quando qualche giornalista ha posto loro qualche domanda al riguardo –, anche quando sono loro i datori di lavoro effettivi! Infatti, è proprio la regione che ha creato Lombardia Informatica, che secondo alcuni avrebbe già assegnato la commessa ad una nuova società, la Gpi. Ed è sempre la Regione che tramite Lombardia Contact, società creata da Lombardia Informatica, aveva già assegnato a questa società l’altro call center regionale, quello che fornisce i servizi di prenotazione sanitaria, e non senza qualche attrito sorto dall’erogazione del servizio. Dunque, la Regione non è solo uno spettatore pagante, bensì una delle principali cause della situazione di incertezza sul futuro dei lavoratori Gepin.

Non solo, è sempre la regione che ha appaltato da ormai sei anni l’attività a un’azienda il cui amministratore delegato è stato arrestato a fine febbraio 2015 per bancarotta patrimoniale documentale riguardo all’attività di amministratore della Getek Information Communication Technology. Insieme ad altri tre personaggi dubbi si sarebbe reso responsabile di aver dirottato più di cento milioni di euro nel gruppo imprenditoriale Gepin (e di aver evaso il fisco per una somma anch’essa superiore ai cento milioni) di cui poi, appunto, è diventato amministratore delegato (mentre dal 2009 – date che ricorrono nel nostro racconto – la Getek, poveretta, finisce affidata a un prestanome quasi centenario, amministratore di 250 imprese all’incirca, che la porta al fallimento). Un fulmine a ciel sereno?! No. La criticità dell’azienda era nota già da anni, con passaggi di nome e di denominazione (Gepin srl, Gepin PA, Gepin IT…) poco chiari e tutti legati a equilibri giuridico-finanziari che anche un’interrogazione parlamentare, nel 2013, aveva rilevato sottolineando come si fosse di fronte a “una gestione che appare puramente speculativa e avendo continuato ad appoggiarsi sugli ammortizzatori sociali e sui licenziamenti facili: delle cinque sedi presenti sul territorio nazionale ben quattro negli ultimi tre anni hanno dovuto ricorrere a procedure di cassa integrazione ordinaria e straordinaria (Roma, Torino, Mestre, e Napoli), che hanno coinvolto circa 200 persone; per quanto risulta all'interrogante [una parlamentare del M5S], nell'aprile 2012, in seguito all'apertura di una procedura di mobilità, si è giunti a licenziare ulteriori cinquanta unità nella sola sede di Roma”. Un’altra interrogazione parlamentare, dello scorso anno, aveva tirato di nuovo in ballo il nome della Gepin e dell’ex AD, questa volta per un caso che coinvolgeva 100 lavoratori di UpTime, società di proprietà di Gepin e di Poste/SDA (poi ritiratasi dall’“avventura” imprenditoriale lasciando i lavoratori in balia del loro destino).
D’altra parte anche i sindacati erano a conoscenza delle grosse problematiche lavorative che ruotavano e ruotano intorno alla Gepin Contact S.p.A. Basta dare un occhio all’archivio di attività sindacale della Cisl Campania al riguardo per farsene un’idea.

I lavoratori sono dunque soli? No di certo! E non sono tanto e solo i sindacati quelli su cui possono contare. Sono invece le loro forze e quelle di chi come loro lotta per i propri diritti. Le manifestazioni dell’1 febbraio in tutta Italia hanno mostrato come siano in tanti a voler far sentire la propria voce, a partire da quegli altri lavoratori di call center, i 1666 di Almaviva, che hanno già mostrato un’incredibile combattività.
Certo, è doveroso pretendere che la Regione si assuma le sue responsabilità, e non tanto anticipando soldi al posto di chi su quei lavoratori ha fatto i profitti e che chissà quando rivedrà. Questa può essere solo una risposta emergenziale a un’esigenza imprescindibile di dignità dei lavoratori. La vera risposta che bisogna pretendere dalla Regione è che internalizzi un servizio che, come molti altri, appartiene pienamente alle sue attività vitali!

 

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