Carrefour: storie di ricatti padronali

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carrefour

All'inizio di quest'anno il gruppo Carrefour Italia annunciava di avere deciso di licenziare 600 lavoratrici e lavoratori sul territorio nazionale e di chiudere tre punti vendita, poi diventati due, quelli di Borgomanero e Trofarello in Piemonte. Così intendeva risolvere sulla pelle di chi lavora le sue difficoltà imputate a calo del fatturato e a crisi del modello “megastore”.
Non è la prima volta che Carrefour apre le procedure di mobilità o chiede sacrifici (come se quelli esistenti non bastassero!) ai propri dipendenti.

Nel corso degli ultimi anni le condizioni di lavoro e i diritti dei dipendenti Carrefour sono notevolmente peggiorate: lavoro domenicale sempre più obbligatorio, flessibilizzazione dell'orario, diffusione generalizzata di contratti part-time, affidamento di diversi servizi a ditte esterne. In molti punti vendita sono stati usati ammortizzatori sociali, come i contratti di solidarietà (per esempio, nel punto vendita di Massa): tutto questo con l'incubo della perdita del posto di lavoro. Se analizziamo la situazione, ci accorgiamo che Carrefour pratica sistematicamente la sostituzione di lavoratori tutelati con precari di ogni tipo: lavoratori interinali, a chiamata, pagati a voucher.

Al Carrefour di Lucca dall'apertura del negozio c'è stato un taglio continuo del personale (oggi ammontano a 140 i dipendenti), ma al tempo stesso quotidianamente vi lavorano in media una ventina di interinali, con l'aggiunta di diversi lavoratori con contratto a chiamata (senza considerare i servizi di vigilanza ormai quasi del tutto appaltati a una ditta esterna). Tutto questo nonostante che il contratto aziendale preveda l'utilizzo di voucheristi e interinali solo nel fine-settimana. Anche a Lucca, dove ci sarebbe bisogno di assumere, sono stati dichiarati dieci esuberi!!!

Dopo l'annuncio dei pesanti tagli del personale, nonostante che il 29 marzo 2016 Carrefour avesse firmato un contratto integrativo dove si impegnava a tutelare i livelli occupazionali, le trattative tra azienda e sindacati confederali per la gestione degli esuberi hanno mostrato le vere intenzioni della società francese e la sua più assoluta arroganza. Dopo essersi lamentata della cattiva pubblicità che la notizia dei licenziamenti aveva suscitato (voleva licenziare centinaia di persone e pretendeva che nessuno dicesse niente!!!), Carrefour si è detta disposta a trattare sugli esuberi, prevedendo il ricorso agli ammortizzatori, l’esodo volontario, ecc., ma chiedendo in cambio ancora ulteriori sacrifici ai lavoratori e alle lavoratrici: questa è la vera posta in gioco.

Non è un caso che, insieme alla mobilità, la multinazionale voglia discutere del rinnovo del contratto integrativo, mentre le trattative per il contratto nazionale di Federdistribuzione (cui essa aderisce) sono rotte. Insomma, siamo di fronte a un vero e proprio RICATTO sfacciato: si minacciano chiusure e licenziamenti per garantirsi lavoratori sempre più precari, pronti all'uso in ogni momento (per poi essere gettati!), senza più tutele e dignità.

Non è dato sapere quale accordo alla fine CGIL, CISL e UIL troveranno con questa multinazionale, intenzionata a pretendere lo sfruttamento più sfrontato e sempre ulteriori sacrifici nei vari punti vendita. Una cosa, però, ci sentiamo fermamente di affermare: qualsiasi accordo dovrà prevedere una consultazione diretta e vincolante di tutti i lavoratori Carrefour. La posta in gioco è altissima e i rischi numerosi: dovranno essere i lavoratori e le lavoratrici a decidere se cedere a questo ennesimo ricatto o rigettarlo, com’è necessario, al mittente.


per COBAS LAVORO PRIVATO
Gianluca Venturini
Marcello Pantani

Rete Camere Popolari del Lavoro