[Milano] Lavoratori Direct Line: l'accordo sul CCNL non passa!

b_300_0_16777215_00_images_02_lotte_cosa_si_muove_2016_09_14_directline.jpg

Riuniti in assemblea lunedì 8 maggio, i lavoratori di una delle maggiori compagnie dirette operanti in Italia respingono l’ipotesi di accordo firmata dai confederali: presentataci come l’unica possibile, costituisce per i 48 mila lavoratori del comparto un pesante arretramento, sia normativo che economico.

«Nemmeno i giochi di prestigio di un’esposizione parziale e falsata hanno potuto celare quello che per molti lavoratori era assolutamente evidente: orario da 37 a 40 ore settimanali, fungibilità e demansionamenti per tutti, salvaguardia delle retribuzioni per soli 4 mesi, aumenti sui tabellari insufficienti (in calce all’articolo, per punti, una spiegazione più dettagliata dei principali peggioramenti del nuovo CCNL).

In Direct Line veniamo da un anno travagliato, che ci ha visto prima opporci ai 200 esuberi dichiarati il 10 giugno scorso, poi lottare contro la svendita di un contratto integrativo frutto di 15 anni di lotte. Ormai totalmente delegittimate, le rappresentanze sindacali e i relativi funzionari esterni hanno così incassato un sonoro 75% di “NO”, oltre ai molti interventi critici che hanno evidenziato come, volutamente, si sia sempre evitato di utilizzare l’arma della mobilitazione per spuntare migliori condizioni e richieste alla controparte padronale, l’associazione datoriale di categoria ANIA.

Quello che (non) è stato fatto in questi mesi dai confederali, infatti, dovrebbe essere preso ad esempio come modello emblematico della contrattazione perdente: si è arrivati addirittura, ad ottobre dello scorso anno, a chiamare uno sciopero generale di categoria con manifestazione a Milano a seguito della rottura delle trattative; sciopero e mobilitazione poi subito revocati (!!!) non appena Ania ha alzato il telefono per ristabilire il tavolo coi sindacati. Di peggio non si poteva fare.

Attendiamo ora i risultati delle altre aziende. Sul nazionale, le percentuali risultano invertite, ma abbiamo notato una certa “reticenza” della CGIL a fornire i dati.

Nel frattempo, la riorganizzazione in Direct Line e nelle altre compagnie prosegue senza sosta. Il CCNL fornirà alle aziende nuove armi per nuovi attacchi. Ancora una volta, il rilancio delle compagnie e l’aumento dei livelli di competitività passerà attraverso il taglio dei salari e la riduzione dei diritti, con i sindacati confederali che malamente tenteranno di mascherare l’operazione. Direct Line ha costituito in questi mesi la punta avanzata di questo processo: la firma a dicembre, da parte delle Rappresentanze Sindacali, del nuovo Contratto Integrativo Aziendale (un vero e proprio accordo “a svendere”) ha fatto da apripista per la ridefinizione e riscrittura di molte parti del CCNL. Ora, nella nostra azienda, quei delegati si ritrovano totalmente delegittimati.

Alcuni però hanno fatto carriera: la firma di un accordo di merda li ha fatti salire di grado, e ricoprono ora cariche territoriali; altri hanno preso la buonuscita e se ne sono andati; altri ancora hanno dato le dimissioni, e malamente tentano ora di rifarsi una verginità parteggiando per l’opposizione ... Nel frattempo la CGIL compie un vero e proprio ostracismo nei confronti del gruppo di lavoratori che a dicembre aveva costituito il “Comitato per il NO”, e che ora, secondo la volontà della maggior parte dei loro colleghi, dovrebbe costituire la nuova delegazione sindacale.

Ma la battaglia in Direct Line non è certo terminata, dato che la ristrutturazione da parte dell’azienda prosegue senza soste. In questi mesi abbiamo registrato una notevole “presa di coscienza” da parte dei lavoratori; nostro malgrado, una diretta conseguenza del peggioramento delle nostre condizioni e dei nostri salari. Per questo, il 75% di opposizione al rinnovo del CCNL è da leggersi in termini estremamente positivi: sia tra i lavoratori del Contact Center, che tra gli amministrativi degli altri reparti, ampio è il consenso, ora, attorno ad una posizione sindacale di lotta. Nei prossimi mesi, dunque, occorrerà lavorare per esprimerla al meglio.»

Un lavoratore del call center Sales di Direct Line Insurance

 

Nuovo CCNL ANIA:

  • Prevista l’applicazione del CCNL ai dipendenti di contact center esterni, ma non dei contratti integrativi aziendali, cosa che costituirà un INCENTIVO PER LE COMPAGNIE AD ESTERNALIZZARE i servizi stessi.
  • Riscrittura delle norme sui funzionari per permetterne il demansionamento. Si inizia dall’alto, ma l’obiettivo è quello di METTERE MANO A TUTTI GLI INQUADRAMENTI, con riferimento ad un futuro “cantiere” per l’area impiegati. Il risultato sarà un generale appiattimento verso il basso di tutte le funzioni (e delle relative retribuzioni)
  • Aumento di fatto dell’ORARIO LAVORATIVO DA 37 A 40 ORE SETTIMANALI; parola d’ordine, ESIGIBILITA’, con due possibilità per l’azienda: o distribuire in egual misura le 37 ore settimanali riducendo la pausa pranzo a 45 minuti, o introdurre il venerdì pomeriggio lavorativo (nello specifico 23 all’anno a persona) portando quindi l’orario di lavoro a 40 ore settimanali. Queste ore eccedenti potranno poi essere recuperate, ma solo programmando il recupero su base quadrimestrale con l’azienda, oppure monetizzate, ma solo come ore ordinarie.
  • Nuovo assetto normativo per il personale del Contact Center, che permetterà la mobilità orizzontale tra mansioni dello stesso livello e DEMANSIONAMENTO a parità di retribuzione degli impiegati al 4 livello amministrativo; possibilità di ricollocare nel Contact Center, in caso di esuberi, il personale 3 livello amministrativo.
  • PIENA FUNGIBILITA’ TRA MANSIONI DEL CC, introduzione mansione mista, e SALVAGUARDIA ECONOMICA IN CASO DI FUNGIBILITA’ PER SOLI 4 MESI!
  • AUMENTO DI 103 EURO A REGIME per 4 livello settima classe. Una tantum di 968 Euro (considerando l’inflazione effettiva del periodo 2011-2016 l’arretrato avrebbe dovuto essere 2029 Euro). In un contesto dove il settore macina profitti al 10,2%, con un valore assoluto per l’anno 2016 di 5,7 miliardi di Euro, i 103 Euro di aumento costituiscono soltanto l’1,2% di questi profitti.

Rete Camere Popolari del Lavoro