[Lucca] 1 maggio, festa del lavoro sfruttato a Carrefour. Intervista a una lavoratrice.

carrefour lucca

Ha fatto scalpore l'utilizzo dei voucher nella Grande Distribuzione, ennesima perla regalataci dal Jobs Act del Governo Renzi. La notizia si inserisce però in un contesto nel quale le condizioni di lavoro sono costantemente sotto attacco, da almeno un ventennio. Risale infatti almeno al primo Governo Prodi la liberalizzazione degli orari di lavoro, completata poi dal "governo dei tecnici" di Mario Monti.

In nome del profitto bisogna poter lavorare quando lo dice l'azienda, senza nessun rispetto per il godimento dei momenti di riposo collettivo (le domeniche e i festivi), e senza nessuna preoccupazione per l'usura dei corpi, costretti a portarsi a lavoro anche di notte, nei corridoi deserti illuminati al neon dei centri commerciali. In nome del profitto si vuole distruggere quel tessuto di piccoli esercizi commerciali che non reggono la concorrenza spietata delle grandi superfici. In nome del profitto si resta aperti anche il 25 aprile e il 1 maggio, momenti di importante rappresentazione della nostra libertà, della nostra emancipazione.

Noi come altri sappiamo che ai lavoratori tutto ciò non va affatto bene, che gli straordinari - sempre più esigui, per la verità - bastino a pagare l'estensione della settimana lavorativa, e il ricorso sempre più estremo a forme contrattuali precarie. C'è paura di ribellarsi, c'è opportunismo da parte di molti sindacati, ma c'è anche una rabbia e un risentimento che vanno organizzati e rappresentati.

Ripubblichiamo dunque con piacere questa intervista inviataci dai compagni del Tafferuglio - giornale online lucchese -, che hanno intervistato una lavoratrice del Carrefour locale, rimasto aperto il 1° maggio scorso. Solo costruendo visibilità e solidarietà intorno alle lotte dei lavoratori, potremo ribaltare il segno di questa crisi.

 

Primo maggio, festa dei lavoratori, il Carrefour di Lucca rimane aperto. Abbiamo colto l’occasione per intervistare una lavoratrice del supermercato e approfondire altri argomenti, tra cui la recente decisione delle aperture domenicali, il prolungamento dell’orario fino alla mezzanotte e le reazioni dei sindacati (abbiamo evidenziato in grassetto alcuni passaggi delle loro risposte che ci sono sembrati più importanti). Ne è emerso un quadro che ci parla di una condizione di ricatto ma anche di una crescente insofferenza disposta a tramutarsi in opposizione e rifiuto. Una situazione che riguarda non solo i lavoratori di Carrefour, ma anche tutti i lavoratori degli altri stabilimenti della grande distribuzione e, ovviamente, i cittadini che vanno a fare la spesa.

1)L’anno scorso è saltata alle cronache di Lucca la notizia che il Carrefour avrebbe prolungato l’orario di apertura fino alla mezzanotte, mentre già in altre città in Toscana restava aperto 24 ore su 24. Cosa è successo esattamente e cosa si è mosso all’interno di Carrefour al tempo?

Tutto è partito dalla volontà di Carrefour di far firmare a noi lavoratori un accordo che ci obbligava ad essere in servizio un tot di domeniche l’anno. Questo contratto è stato firmato dalla maggior parte dei lavoratori poiché questi sono stati minacciati di licenziamento se si fossero rifiutati. Solo 11 lavoratori su 140 si sono ribellati e hanno negato la firma. Non si trattava propriamente di un contratto, ma più propriamente di un accordo in più in cui i lavoratori si impegnavano a lavorare delle domeniche gratuitamente. Dico gratuitamente in quanto, prima di ciò, a lavorare di domenica venivi pagato al 130, mentre ora al 30, quindi, in pratica, adesso si viene retribuiti solo 10 euro in più per questo straordinario.

Queste 11 persone hanno deciso di riorganizzarsi poiché la Cgil faceva il gioco dell’azienda e, anzi, ci spingeva addirittura a firmare l’accordo dicendoci che dovevamo fare un sacrificio per conservare il posto di lavoro, altrimenti avrebbero aperto la mobilità e ognuno dei lavoratori avrebbe rischiato di andare a casa. Ci dicevano che sulla nostra coscienza sarebbero pesate quelle persone licenziate, ci facevano sentire in colpa praticamente. Noi ci siamo rifiutati lo stesso e abbiamo contattato i Cobas. Purtroppo siamo ancora in pochi ad essere iscritti ai Cobas (solo 7 o 8),  nonostante ci siano molti simpatizzanti.

2)Come mai questo timore ad iscriversi al sindacato dei Cobas?

Purtroppo, a causa di queste minacce, molti lavoratori hanno paura di esporsi troppo (anche se c’è da dire che dopo le vicende di questo accordo, la Cgil ha perso molti iscritti). Per il futuro tuttavia pensiamo in positivo, poiché quest’anno l’accordo è stato riproposto, e il numero di coloro che non si fanno ricattare e non l’hanno firmato è aumentato. Adesso siamo una trentina.

3)Cosa è successo dentro l’azienda da quando vi siete uniti ai Cobas in poi?

Le persone che non hanno firmato questo accordo, tra cui anche io, sono state minacciate. In particolare chi si è iscritto ai Cobas è stato minacciato di venire spostato da qualche altra parte, cosa che poi fortunatamente non è avvenuta. Poiché quest’anno è scaduto l’accordo, Carrefour l’ha riproposto ed ha addirittura aumentato il numero di domeniche, chiedendone 24 invece di 16, giocando al rialzo. Al che la Cgil, unico sindacato ad avere un RSU (rappresentante sindacale unitario) all’interno dell’azienda, ci ha detto che avrebbe parlato con Carrefour per contrattare. Dopo di che, Cgil ha risposto di essere riuscita a scendere alle solite 16 domeniche.  Noi lavoratori abbiamo detto che ci saremmo ugualmente rifiutati di firmare e, anzi, il numero di chi si opponeva è aumentato (il numero è triplicato, da 11 a 30).

4)Pensi che i sindacati confederali facciano il gioco dell’azienda?

Assolutamente sì, la Cgil ci dice di lavorare la domenica e so addirittura di una sindacalista Cgil che ha risposto a un ragazzo: “Stai lavorando al commercio, il Carrefour vuole stare aperto la domenica e se a te non va bene ti licenzi”. Una delle proposte della Cgil, d’accordo con l’azienda, era di assumere per il fine settimana gli studenti, non so se pagati con voucher o assunti regolarmente, ma sicuramente con una paga molto bassa.

5)Voi, come Cobas, cosa siete riusciti ad ottenere per ora dall’azienda e che obiettivi avete?

Purtroppo per ora solo la Cgil ha voce nell’azienda poiché noi non siamo riusciti a entrare come RSU (rappresentante sindacale unitario); purtroppo ci siamo organizzati troppo tardi e le elezioni si tengono ogni tre anni. Abbiamo provato a presentarci come RSA (rappresentante sindacale aziendali), ma siamo stati respinti dall’azienda, quindi noi non possiamo partecipare alle contrattazioni con l’azienda come Cobas, ma solo come lavoratori singoli. Però sono positiva al riguardo poiché penso che alle prossime elezioni ce la faremo sicuramente a passare.

6)Ricapitolando, i lavoratori che hanno firmato questo accordo hanno il turno di domenica, mentre chi non ha firmato, mantiene il vecchio contratto senza domeniche, giusto?

Esatto: 16 anni fa, quando il Carrefour ha aperto,  ci ha fatto un contratto che andava dal lunedì al sabato. La maggior parte di noi è lavoratore part-time, mentre chi ha il contratto full-time e fa 40 ore a settimana, ha da sempre la domenica obbligatoria. Con questo accordo, però, il numero di domeniche è aumentato per i full-time, i quali hanno scaricato parte di queste domeniche su noi lavoratori part-time. Da questo fatto è nata una vera e propria guerra fra lavoratori part-time e full-time, cosa davvero brutta. In questo modo l’azienda ci costringe a metterci l’uno contro l’altro, poiché giustamente anche il full-time si trova costretto a lavorare 4 domeniche al mese e ognuno tenta di difendere il proprio contratto. L’azienda è felicissima quando i lavoratori litigano e sono disuniti. Penso che questa dinamica purtroppo sia molto diffusa in Italia.

Oltre tutto Carrefour inizialmente ci ha detto di non poter più assumere interinali, ovvero lavoratori esterni, per risparmiare soldi, perché l’azienda non andava molto bene, quindi dovevamo lavorarle noi queste domeniche, senza alcun tipo di straordinario. Questo sarebbe stato anche accettabile pur di mantenere il proprio posto di lavoro, ma poi Carrefour viene fuori con la proposta di aprire fino a mezzanotte, e quindi diventa inevitabile chiamare degli interinali visto che prima eravamo aperti dalle 8.30 di mattina alle 9 di sera e sarebbe stato impossibile essere coperti fino a mezzanotte con l’attuale organico. Ovviamente ci siamo sentiti presi in giro visto che ci eravamo sacrificati per non dover più assumere lavoratori interinali.

Invece di assumere e creare nuovi posti di lavoro, hanno deciso di ricorrere agli interinali delle agenzie del lavoro, che io chiamo agenzie di sfruttamento, visto che si tratta di ragazzi giovani o persone rimaste senza lavoro, sui 40, 50 anni e che non riescono più a inserirsi sul mercato del lavoro. Queste persone vengono chiamate quando pare a loro, a volte anche con un’ora di preavviso e vengono pagati pochissimo. Quindi queste persone stanno a casa aspettando una chiamata che potrebbe non arrivare mai e spesso vengono fatti lavorare giusto una o due volte al mese, è una situazione veramente assurda.

7)Accennavi sopra alla minaccia della mobilità. È mai stata usata dall’azienda?

Sì. Carrefour ha già aperto due volte la mobilità per i lavoratori: ti mandano da un’altra parte dicendoti che in quel negozio siete troppi. Per non perdere colleghi e col fatto che potrebbe toccare anche a loro stessi, i lavoratori aprono il contratto di solidarietà: per la durata di un anno tutti lavorano un po’ meno e le ore che mancano a riempire gli orari dei singoli vengono pagate per l’80% da Inps e per la restante parte dall’azienda. Chiaro che Carrefour evita un sacco di spese in questa maniera. Questa manovra tra l’altro è pubblicizzata da Cgil che continua a suggerire i lavoratori di “stare buoni” e aprire questi contratti mentre tutti rischiano seriamente il lavoro e hanno a disposizione l’ultimo anno di contratto di solidarietà. Anche qui si vedono i risultati della concertazione tra sindacati e azienda nello spremere il lavoratore di ogni risorsa che ha, fosse anche quella di far pagare a tutti (tutti quelli che pagano le tasse) i capricci e i profitti dell’impresa.

8)Voi come vivete la questione dell’esercito industriale di riserva, ovvero il fatto di poter essere sempre rimpiazzabili da qualcun altro disponibile a prendersi il vostro lavoro?

A me questa cosa è stata detta un sacco di volte: se non ti sta bene così, fuori abbiamo una coda di persone pronte a prendere il tuo lavoro, anche a condizioni peggiori delle tue, senza lamentarsi. Penso che il Carrefour non veda l’ora di togliersi di torno una buona fetta di noi lavoratori per assumere persone che si facciano sfruttare in silenzio.

Per capire qual è il clima, basti pensare che ci sono addirittura alcuni lavoratori che hanno accettato sottobanco di fare l’orario serale. Purtroppo è impossibile ottenere l’unità di tutti i lavoratori, ma cerchiamo di aggregare e coinvolgere più lavoratori possibile, anche se molti si limitano a lamentarsi.

9)Da parte vostra c’è anche una sfiducia riguardo al fatto che la grande distribuzione, in questo modo, riesca davvero a migliorare le entrate dell’azienda.

Esatto. Penso che Carrefour non guadagni di più con questa nuova politica: i clienti si sono abituati a venire la domenica, ma poi questi stessi clienti non verranno di lunedì o martedì; insomma, non c’è stato un acquisto di nuova clientela, si sono solo distribuiti i giorni in maniera diversa. L’apertura domenicale è solo una strategia per cercare di togliere clienti ad altre grande distribuzioni come Esselunga o Coop. Mi sembra un tentativo anche maldestro poiché se non si migliorano qualità e servizio, non si acquista nuova clientela.

10)Questo tentativo, a Lucca, è passato attraverso il format di aprire fino a mezzanotte, mentre sappiamo che a Pisa e Massa si usa il format delle 24 h.

Esatto, hanno provato questa strategia, ma poco dopo sono tornati anche loro all’apertura fino a mezzanotte poiché non funzionava.

11)Un orario di lavoro quindi che va a discapito dei lavoratori e della qualità della loro vita privata.

Sicuramente. Oltretutto, Carrefour sostiene che questa novità abbia salvato l’azienda, mentre quei pochi clienti che vengono la sera verso le undici, undici e mezza, sono solo ragazzi che acquistano qualche alcolico.

12)Per voi che la vivete sulla vostra pelle, quanto la logica di mercato influisce sui diritti del lavoratore e sulla sua dignità? E perché alcuni lavoratori accettano queste condizioni?

E’ sicuramente molto influente, per non parlare del fatto che ti viene fatto un lavaggio del cervello in cui ti dicono che il mondo sta cambiando, che ci dobbiamo adeguare a queste leggi di mercato, per cui bisogna essere sempre aperti, bisogna essere flessibili e al pari del resto d’Europa, quando poi in realtà non è vero che in Europa la grande distribuzione sta sempre aperta 24h:  per esempio Carrefour in Francia non è rimasta aperta per il primo maggio. In Italia, invece, poiché hanno visto che i lavoratori lo permettono, se ne approfittano.

Inoltre Lucca non è una grande città come Roma o Milano e il Carrefour di Lucca ha una posizione molto periferica, per cui chi ci viene, viene apposta e non perché è di passaggio e, infatti, nell’orario serale, è quasi deserto.

13)Se un domani riusciste ad ottenere un RSU, come pensate di inserirvi nelle dinamiche d’azienda?

Potremmo partecipare ad assemblee e contrattazioni, dire apertamente che non ci stiamo e, soprattutto, affermare il nostro no alla domenica lavorativa, per tornare, come una volta, alle dodici domeniche l’anno, quindi una domenica al mese di apertura. Capisco che ogni tanto aprire la domenica sia utile, ad esempio sotto le festività natalizie, ma questi giorni vanno pagati adeguatamente, con maggiorazione più alta o straordinario.

Per come sono le cose ora, l’azienda sta impedendo alle persone di avere una vita. Invece di far sì che l’apertura domenicale permettesse l’assunzione di nuovi lavoratori, hanno gravato il personale di   un orario invivibile, nonché peggiorato notevolmente il servizio. Inoltre, adesso, ci vogliono anche ridurre la paga oraria.

14)Ci sono dei contatti fra voi e i lavoratori di altri stabilimenti Carrefour?

L’anno scorso ci sono stati dei contatti con quelli di Pisa, che hanno vissuto un po’ la nostra stessa situazione, con la proposta di un identico tipo di accordo. Hanno rifiutato di firmare in numero molto maggiore rispetto che a Lucca, probabilmente anche perché, a quanto so, non hanno ricevuto minacce di licenziamento e simili. Mentre a Massa il nuovo accordo non ha suscitato particolari polemiche.

15)Come potrebbe intervenire un attore esterno nella vostra lotta?

A livello più semplice, convincendo la gente a non venire a fare la spesa di sera e di domenica, esattamente come oggi, primo maggio, è stato detto di non recarsi al Carrefour. Bisognerebbe veramente convincere le persone a non andare nei supermercati nei giorni festivi e nelle domeniche, ma non è facile. Dobbiamo anche pensare che questo meccanismo potrebbe creare un effetto a catena, per cui anche le altre grandi distribuzioni, per competere con Carrefour, potrebbero ampliare i loro orari di apertura. Quindi sarebbe bene che anche i lavoratori di altre catene fossero solidali con la nostra lotta.

 

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